Vietnam in 11 giorni

Entro i 30 in Vietnam dovevi andare, e ora ci stai per arrivare.
Ridi, piangi, ti emozioni, è così che ragioni.
Ciao Vietnam, adesso sono sbarcata, pronta per iniziare la mia scalata.
Quante emozioni mi regalerai ancora non lo so, ma qualcosa io ti prometterò.
Porterò rispetto per la tua cultura, questa è una promessa che non fa paura.
Porterò alto il tuo nome, facendo memoria del tuo splendido colore.

Il mio arrivo in Vietnam non è stato poi così faticoso: arrivavo dalla vicina Singapore, distante circa 3 ore di aereo. Durante il tragitto Singapore-Hanoi mille immagini mi sono passate per la mente. Era da così tanto tempo che sognavo di toccare la terra vietnamita, da quel lontano 2016, quando la Thailandia mi ha fatto innamorare del Sud Est Asiatico. Il legame con questo popolo per me sembra ormai essere indissolubile, così, con due valige, uno zaino e tanta voglia d’avventura, sono uscita dall’aeroporto di Hanoi con la felicità che mi scorreva tra le dita.

Giorno 1 – Hanoi

Anche oggi piangi dall’emozione, guardando quei fili senza pudore.
Quanto mi sei mancata Asia mia, con la tua fantastica afa che mi porta via.
Clacson e motorini contromano ad Hanoi vecchia ti hanno condotta, e con il risciò girovagavi di fretta.
Per alcuni del tuo gruppo l’Asia era la prima esperienza, mentre tu la Thailandia portavi sulla coscienza.

Una volta salita sul mio taxi mi sono goduta il panorama ed, incredibilmente, le stesse emozioni che ho provato all’arrivo a Bangkok qualche anno prima, sono tornate a farsi sentire, a riempire il mio cuore di gioia e i miei occhi di lacrime di felicità. Di quella felicità che solo la potenza di un popolo e di un viaggio in solitaria possono regalare.

Ed eccoci qua, nel pieno centro di Hanoi, in un bell’hotel con i facchini che ti portano le valige in camera, con la vasca idromassaggio e con il bar in piscina. Tutto da quassù sembrava essere così convenzionale, al punto tale che decisi di indossare i miei sandali dorati, miei fedeli compagni di viaggio, di uscire dal mio hotel lussuoso e di fare una breve passeggiata: il relax poteva aspettare qualche minuto. Una volta scesa in strada, ho chiuso gli occhi e ho ascoltato quel caos tipico delle grandi città asiatiche, dato dai motorini che sfrecciano, spesso senza casco, dai clacson che strimpellano all’impazzata, dalla massa di gente che si sposta in modo così disordinato. E poi apri gli occhi e ti accorgi di non essere a Milano, ma Hanoi, in Vietnam, dove hai sempre sognato di andare e, d’un tratto, quei motorini con i loro clacson, non ti danno più fastidio perché in un qualche modo, qui, tutto questo caos funziona e diventa una delle caratteristiche più belle di questo pezzo di mondo. Su quei motorini i vietnamiti, così come i thailandesi, ci portano di tutto, dagli abiti alla frutta, dai mattoni alle persone. Si fermano di colpo e poi riprendono il loro tragitto, si schivano, si passano gli oggetti, fanno conversazione. Tutto su un motorino. E quando si è stanchi, beh, ci si siede su un piccolo sgabello lungo la strada a mangiare dei noodles o un po di riso, vicino alla signora che vende la frutta, o che disossa un pollo, in contrasto con qualsiasi norma igienica europea. E poco dopo svolti l’angolo, in queste vie molto strette dove i motorini sfrecciano all’impazzata, quasi come se si stessero inseguendo, e trovi centinaia di metri di negozi che vendono falsi, dalle scarpe all’abbigliamento.

E’ questo il mio impatto con il quartiere vecchio di Hanoi, nucleo di energia che si racchiude in qualche metro quadrato e che si disperde nelle zone periferiche: ora capisco quelli che considerano il centro storico il cuore pulsante di una città. Da qui tutto parte, prende forma, si carica di vita ed esplode. E quell’energia la senti sotto la pelle, ti scorre nelle vene, ne resti contagiato.

Quartiere Vecchio – Hanoi
Quartiere Vecchio – Hanoi

Poco distante dal Quartiere vecchio di Hanoi è presente il tempio Ngoc Son, dedicato ai confuciani e taoisti, che si erge al centro del Lago della Spada Restituita. L’accesso al tempio avviene tramite un ponte in legno rosso laccato (The Huc). La leggenda di questo Lago è unica: si narra, infatti, che nel 400 in Vietnam governava il re Le Thai To il quale decise di combattere, invano, contro i nemici cinesi. Così, un giorno, raccolse una spada donata dal Dio Kim Qui (Tartaruga dorata). Da quel giorno, il re Le Thai To iniziò a vincere contro la Dinastia dei Ming, ottenendo l’indipendenza del Vietnam dall’Impero Cinese. Dopo la guerra, mentre il re si stava esercitando con la spada, una tartaruga gli chiese di restituire quest’oggetto tanto prezioso. Una volta riottenuta la spada, però, la tartaruga si tuffò nel lago e non si fece più vedere. Dopo quell’episodio, nel 1883 Ba Kim, mandarino vietnamita del governo francese, decise di costruire una torre (oggi la Torre della tartaruga) nella quale posizionare la salma dei genitori morti. Durante la costruzione della torre, si narra che la tomba dei genitori cadde nel lago e, da allora, la comparsa delle tartarughe avviene solo in occasioni straordinarie.

Tempio Ngoc Son – Hanoi
Lago della Spada Restituita – Hanoi
Tempio Ngoc Son – Hanoi
Tempio Ngoc Son – Hanoi
Tempio Ngoc Son – Hanoi

Giorno 2 – Hanoi

In una pagoda ti sei ritrovata a pregare, per la tua mamma che volevi salutare.
Papà a questa religione ti ha istruito, così il tuo sapere hai arricchito.
Per Confucio prima di entrare ti sei specchiata, e l’anima l’hai purificata.
Da cavallo gli imperatori devono scendere, e ai laureati porgono le loro riverenze.
Più povera di Bangkok pensavi fosse, con i Vietcong ancora alle sommosse.
Le case costose non pensavi di trovare, e così hai iniziato a pensare.
Traffico, smog, casino ovunque, tu camminavi sulle punte.

La seconda giornata vietnamita inizia con la visita del Tempio della Letteratura, dedicato a Confucio ed edificato nel 1070 per volere dell’imperatore Lý Thánh Tông, Dal 1076 al 1802 questo tempio è stato utilizzato come sede della prima università del Vietnam, finché l’imperatore Gia Long decise di trasferire l’Università Nazionale a Hue. Questo tempio rappresenta i 3 mondi e, la tradizione vuole che, prima di entrare nella zona degli imperatori, ci si debba specchiare sul lago presente nella prima parte del complesso al fine di purificare il proprio comportamento. Agli imperatori, invece, veniva richiesto di scendere da cavallo per entrare nel tempio, come segno di rispetto verso la cultura. In questo tempio sono famose le lastre di pietra sostenute dalle tartarughe, dove sono incisi i nomi dei contadini laureati, simbolo di riconoscenza e incitamento allo studio.

Tempio della Letteratura – Hanoi
Tempio della Letteratura – Hanoi
Tempio della Letteratura – Hanoi
Tempio della Letteratura – Hanoi

Il pomeriggio prosegue con la visita della Pagoda Tran Quoc, costruita nel VI secolo durante il regno dell’imperatore Lý Nam Đế, è la più antica della città. Tutte le pagode presenti in questo complesso sono rosse, simbolo di fortuna e prosperità. Qui il tempo sembra essersi fermato: al momento della mia visita erano in molti i vietnamiti che stavano pregando per le proprie madri. Qui ho ritrovato un piccolo angolo di pace dal caos del centro città e l’atmosfera di sacralità che si respira in questo luogo è unica, probabilmente anche grazie alla posizione della Pagoda: circondata dal lago, questo complesso appare come sospeso e la magia delle Pagode che si specchiano sull’acqua rendono l’atmosfera ancora più intima e preziosa.

Pagoda Tran Quoc – Hanoi
Pagoda Tran Quoc – Hanoi
Pagoda Tran Quoc – Hanoi
Pagoda Tran Quoc – Hanoi

La serata non poteva che concludersi con un giro in risciò: Hanoi anche di sera è indimenticabile. Il traffico caotico ed equilibrato non sembra volersi fermare, ma farsi cullare dal risciò ed essere circondati da profumi di cibo pronti per la cena non ha prezzo. Da qui la vista della città è unica, si sfreccia all’altezza dei motorini, rischiando quasi di rimanere soffocati da tanto smog. Ma la città è davvero unica!

Hanoi
Hanoi

Dopo una rilassante nuotata nella piscina dell’hotel, con vista sul centro di Hanoi, ho iniziato ad avere fame e così, al posto di ritornare nel caotico centro città, decisi di perdermi nella periferia di Hanoi fino a fermarmi nel ristorante Indochine per cenare. Anche la periferia di Hanoi regala emozioni uniche: qui il caos sembra essere scomparso, lasciando spazio solo al relax di una calda serata estiva da passare rigorosamente seduti su quei piccolissimi sgabelli alti 30 cm da terra.

Giorno 3 – Hanoi

Al mercato a fare la spesa sei andata, e la sfida di cucina l’hai accettata.
Involtini di riso, decorazioni e pesce fritto hai cucinato, è ora di degustarsi il palato.
Hanoi di sera sembra morire, forse perchè alle nove tutti vogliono dormire.
E’ già ora di lasciare la vecchia capitale tanto contesa, occhio che quella valigia pesa.
Domani si parte per un’altra meta, magari ti riserverà una sorpresa.
Di questa cultura sei innamorata, la semplicità scandisce la giornata.
E’ tutto sporco, le braccia si impigliano, e i tuoi capelli ti scompigliano.
Che ti aspetta da domani lo puoi solo immaginare, spegni la luce che la valigia sa ancora ruotare.

Il terzo giorno è dedicato alla cucina. Mi attedeva, infatti, una cooking class nella periferia di Hanoi. Così, mi sono recata al mercato con la signora che mi avrebbe insegnato a cucinare gli involtini vietnamiti e il pesce fritto e a decorare i piatti con la verdura.

Il mercato di Hanoi è molto simile a quello presente nelle vie centrali di questa città, ma immaginatevi di camminare in un piccolo quartiere caratterizzato da vie strette con ai lati solo banchi di frutta, verdura, carne o pesce. E scordatevi i mercati italiani, o comunque europei. Qui tutto avviene per terra, le signore si trovano sedute sul loro piccolissimo sgabello a disossare il pollo contenuto in una bacinella con dell’acqua. Per uno sguardo poco allenato, tutto questo potrebbe essere impressionante, non ci sono norme igieniche, frigoriferi per conservare il cibo, tutto è all’altezza dei cani che passeggiano lungo queste piccole viette. E così l’odore del sangue del pollo disossato si mischia a quello del pesce o alle spezie usate per cucinare le prelibatezze locali. Ma per chi è abituato ad avere a che fare con queste modalità di vendita del cibo, beh, tutto diventa una scoperta. Un frutto che non hai mai visto prima merita qualche spicciolo per essere assaggiato, impari a vista a pulire il pesce o la carne, ti fai coccolare da questi odori così forti che non scorderai mai per il resto della tua vita.

Una volta acquistato il riso, delle verdure, un pò di carne e il pesce, mi sono diretta nella casa della signora che mi avrebbe insegnato a cucinare. Non avevo mai partecipato ad una cooking class prima d’ora e farlo qui, in questa terra che amo, con del cibo così fresco è stato indimenticabile.

Involtini di riso e verdure, involtini di riso e carne, pesce fritto e pomodoro e carota da decorare. Questo era il menù. Niente di più facile ho pensato, ed invece anche solo la cottura della pastella degli involtini ha la sua tecnica. Alla fine ce l’ho fatta ed devo ammettere che il sapore di quel cibo non lo scorderò mai!!!

Una volta terminata la cooking class mi sono diretta al Museo dell’etnografia di Hanoi dove sono esposti 54 gruppi etnici vietnamiti ufficialmente riconosciuti. L’edificio del museo sorge all’interno di un parco dove è possibile visitare alcune delle abitazioni tipiche vietnamite.

Museo dell’etnografia – Hanoi
Museo dell’etnografia – Hanoi
Museo dell’etnografia – Hanoi
Museo dell’etnografia – Hanoi

Giorno 4 – Ninh binh

A Ninh Binh i templi hai visitato, anche se nessuno te l’ha ricordato.
Sulla tua amata bicicletta sei salita, e quanto ti sei divertita.
Il panorama su due ruote hai assaporato, e di certo non ti è bastato.
Le mondine con i piedi la barchetta remavano, per farti visitare un pezzo di Vietnam poco mondano.
A chi arriva prima hai giocato, ma alla grotta bollente ti hanno fregato.
Sotto la pioggia Stefano e Osvaldo hanno remato, e tra una foto e un video avete recuperato.
Al ritorno la prima della fila sei stata, e il paese all’ora di punta ti ha salutata.
Una pagoda nella roccia ti ha stupita, accarezzandoti l’anima sei salita.
Fino alla cima volevi arrivare, e lo spettacolo te lo sei andato a cercare.
Alla sera in piscina sei stata, per rilassare i muscoli dopo la biciclettata.

Il quarto giorno sono partita per Ninh Binh, a 93 Km da Hanoi. Qui ho preso la bicicletta e ho girovagato per il centro e la periferia di questa città. Il panorama è davvero bellissimo e poterselo godere sulla sella di una bicicletta non ha prezzo. Prima di partire per quest’esperienza ho attaccato sul manubrio della mia bici la GoPro per filmare gli attimi più rappresentativi di questo mondo rurale.

Tam Coc – Ninh Binh
Tam Coc – Ninh Binh
Tam Coc – Ninh Binh

La destinazione di questa pedalata era il molo di Thung Nham. Qui sono salita a bordo di una piccola barca a remi e mi sono divertita a sfidare gli altri del mio gruppo a chi arrivava primo. Navigare in queste acque, farsi cullare dall’acqua e ammirare il panorama è stato davvero bellissimo, anche se ad un tratto è arrivata la pioggia ad interferire con la nostra navigata. K-way permettendo, anche qui foto e video non sono mancati..e quando tutti pensavano fosse finita, le mondine ci hanno condotti dentro una grotta completamente buia, dove l’afa era asfissiante e mancava il respiro. Perfino qui dentro la statua del Buddha non poteva mancare.

Thung Nham – Ninh Binh
Thung Nham – Ninh Binh
Thung Nham – Ninh Binh

Una volta scesa dalla piccola barca a remi, mi sono condotta alla Bich Dong Pagoda, immersa nella natura e negli alberi verdi di Ninh Binh. La pagoda di Bich Dong fu costruita nel 1428 sotto il regno di Le Thai To e l’accesso avviene tramite un ponte di pietra sul lago di loto che conduce a uno spazio tranquillo e sacro nel mezzo di un’area montuosa. Il complesso è strutturato su tre piani con tre pagode costruite sul fianco della montagna, chiamate Ha Pagoda, Trung Pagoda e Thuong Pagoda. Quest’ultima consente di godere di una vista mozzafiato sul lago di Bich Dong e Ninh Binh.

Bich Dong Pagoda – Ninh Binh
Bich Dong Pagoda – Ninh Binh
Bich Dong Pagoda – Ninh Binh
Bich Dong Pagoda – Ninh Binh

E dopo tanto girovagare, è la volta dei Templi Dinh e Le a Hoa Lu, eretti nel X secolo nel cuore della foresta. E sono proprio le montagne che circondano questi templi che creano un’atmosfera magica. Il Tempio Dinh fu costruito in onore del re Dinh Tien Hoang, all’interno del quale si conserva proprio la statua dell’imperatore con i suoi tre figli. Il tempio Le, invece, è più piccolo rispetto a quello Dinh, anche se sono molto simili.

Templi Re Dinh e Le – Ninh Binh
Templi Re Dinh e Le – Ninh Binh
Templi Re Dinh e Le – Ninh Binh
Templi Re Dinh e Le – Ninh Binh

Giorno 5 – Ha Long Bay

Emozionandoti per questa esperienza la valigia hai raccolto, quando era già ora di raggiungere il porto.
Lungo la strada ti sei fermata, per spendere qualche soldo dalla madreperlata.
Sotto la pioggia ti sei imbarcata, e non immaginavi questa sfaticata.
650 scalini tutti da scoprire, e ancora non sembravano finire.
Altri 450 ti aspettavano all’orizzonte e tu volevi scalarli fino alla morte.
Il panorama da qui è mozzafiato, ci vorrebbe solo un gelato.
Di Halong Bay ti sei innamorata, sarà colpa della lunga navigata.
Il tramonto sui faraglioni non scorderai mai, per una volta l’UNESCO non è il FAI.

Arrivata a questo punto del viaggio, ormai mancavo dall’Italia da circa 10 giorni ed ero partita da Singapore con questo pensiero fisso: la Baia di Halong.

Fino a quel giorno, il sole mi aveva sempre accompagnata, ma un pò di sfortuna mi dovevo pur portare dall’Italia: il giorno tanto atteso era arrivato e il sole mi aveva abbandonata. “Bel tempo” in Thailandia lo definiscono e devo ammettere che la bellezza di questa Baia, anche con la pioggia, non si è fatta molto desiderare.

Mi sono imbarcata in questo battello con un piccolo trolley, ignara delle mille esperienze che mi stavano aspettando. Salvagente e via, a navigare nella Baia per raggiungere la nave che mi avrebbe ospitata.

Arrivata nella mia cabina, ancora non ci credevo così, dal terrazzino, anche se bagnato, mi sono goduta tutto lo spettacolo della navigazione. Da quella cabina, seduta su una piccola sedia, ho fatto un respiro così profondo, quasi a voler racchiudere in me quei momenti, quei panorami, quelle esperienze di viaggio. Ero finalmente arrivata nel punto del Vietnam dove avevo sempre sognato di arrivare, dopo 10 giorni di viaggio, alcuni totalmente in solitaria, a migliaia di chilometri da casa, con dei compagni di viaggio sconosciuti ma con cui ho condiviso momenti favolosi su questa nave. Abbiamo visto un angolo di mondo che solo chi ha ammirato questa Baia può comprendere fino in fondo.

Ero davvero soddisfatta, come quando qualcuno sa di avercela fatta, di essere arrivato fino a quel punto, con le proprie forze. Ero esattamente dove volevo essere e dove sognavo di essere, un pò come il giorno della laurea, quando, dopo tanto impegno, ti proclamando con la lode.

Durante questa navigata ho fatto davvero mille cose, ho camminato in una grotta, sono arrivata fino alla cima di una montagna con non so ancora quanti gradi (davvero tanti) per ammirare il panorama. Ero sfinita, accaldata, assetata, ma dopo aver scalato circa di 450 scalini mi sono voltata e ti ho vista, dall’alto. Ero sulla vetta e tu, timida, coperta da un velo di foschia, ti sei fatta ammirare. Ed eri così bella, unica, viva. Qualcuno di davvero importante ti ha dichiarata Patrimonio dell’Umanità, ma tu sei molto di più, sei uno spettacolo che non smette di stupire, alle 2 di pomeriggio come alle 7 di sera. Ti tingi di rosa al tramonto e fai sciogliere il cuore…tu meriti molto di più di far parte di un elenco, meriti di essere scoperta, ma non violata.

Su quella nave ho partecipato ad un altro corso di cucina, ho bevuto un cocktail con i miei compagni di viaggio attendendo lo spettacolo del tramonto. Le luci del giorno iniziavano a scendere, aveva smesso di piovere finalmente, così era possibile restare sul tetto della nave ad ammirarti sotto una veste nuova, quella della notte. Dopo cena sono andata nella mia cabina, ma non riuscivo a dormire. Un cantante disse “a casa ho un cuscino con la vista sui tuoi occhi”.

Baia di Halong
Baia di Halong
Baia di Halong
Baia di Halong
Baia di Halong
Baia di Halong
Baia di Halong

Giorno 6 – Ha Long Bay & Danang

Questo viaggio è come te l’eri immaginato, e te lo stai vivendo tutto d’un fiato.
Domani l’alba vedrai, dalla terrazza della tua cabina ti riposerai.
Alle 5 per l’alba ti sei voluta svegliare, e da allora hai iniziato a nuotare.
Il Sole all’orizzonte non si vedeva, e sotto la tettoia hai steso la tela.
Mille foto sei comunque riuscita a scattare, sotto il diluvio ti ci sei voluta tuffare.
Dall’alba al tramonto uno spettacolo rimane, anche se non hai mica visto le rane.
In aeroporto al check-in i chili pensavi di sforare, forse per il riso che ti hanno fatto mangiare.
Con il tuo grande gruppo in aeroporto hai cenato, e per una volta il vegetariano ti ha salvato.
Sul quarto aereo sei salita, e anche la Vietnam Airlines l’hai seguita.
Qui esce fumo dagli scompartimenti, occhio che ti viene male ai denti.

La mattina del mio sesto giorno in Vietnam inizia davvero presto, intorno alle 5 di mattina, per vedere l’alba. Pioveva davvero forte, avevo il viso, i vestiti, le scarpe completamente bagnati, ma tra una goccia di pioggia e l’altra ho visto tutta la tua bellezza. “Domani non si vedrà l’alba” mi avevano detto la sera prima. Vero, non era l’alba che tutti si sarebbero immaginati, ma ci hai provato a dare il meglio di te..e ci sei riuscita. Dopo qualche ora ho fatto il corso di thai chi e poi mi sono imbarcata per navigare tra le isolette e scoprire degli scorci dove la nave non poteva arrivare.

Quella mattina è passata davvero in fretta, nonostante la levataccia. Sarei rimasta su questa nave ancora un pò, ma era per me giunto il momento di scendere per scoprire le altre meraviglie vietnamite.

Una volta toccato terra ho visitato il villaggio delle marionette a Yen Duc, attività tipica della cultura rurale vietnamita.

Villaggio delle marionette a Yen Duc
Villaggio delle marionette a Yen Duc

Era ormai giunto il tempo di dirigermi verso il mio prossimo volo, il quarto, direzione Hoi An.

Girono 7 – Hoi An

A Danang sei atterrata, e la guida Tung non l’hai mollata.
Danang sembra surreale, ma non è detto che faccia male.
Il centro del Vietnam è tutto da scoprire, iniziamo a ricaricare le pile.
Due notti in riva al mare hai passato, per vedere le lanterne di un paese tanto ricercato.
A Hoi An Tung la bandiera ti ha dato, per recuperare Yan che vi aveva abbandonato.
A una capra in quell’anno ti hanno affidato, e tra le prese in giro di Giulio hai sbottato.
I souvenir dovevi aver finito di acquistare, così un vestito di seta ti sei fatta fare.
“Ma dove vai bellezza in bicicletta” hai cantato, passando per le risaie un serpente dicono di aver trovato.
Pediluvio e massaggio vi ha rigenerato, allargami un po la gonna che il riso mi ha gonfiato!
Un fuori programma avete inserito, con Tung che vi ha accompagnati fino alla cima divertito.
Da qui la vista ripaga la giornata, quell’escursione che ti ha dato una bella rinfrescata.
La città francese Tung vi ha sponsorizzato, dovevate capirlo che era un po abbagliato.
Alla sera lungo il mercato hai camminato, così i noodles cantanti hai videato.
Una buona cena in centro hai mangiato, e con i topolini il dolce hai assaporato.
Anche questa sera la valigia hai dovuto sistemare, ma i liquidi non sembrano importare.

L’indomani a Hoi An inizia con un’altra giornata di sole..devo ammettere che questo viaggio si stava facendo sempre più difficile per via del clima davvero caldo! Ma una biciclettata era davvero quello che ci voleva per scoprire la città dopo aver visto le attrazioni principali del luogo e per spingermi fino al villaggio di erbe aromatiche Tra Que, dove ho pranzato, con tanto di massaggio ai piedi!

Ed è proprio in questa città che mi sono fatta fare un vestito di seta, gonna e camicia che mi hanno confezionato in pochissime ore…altro ricordo di viaggio che porterò con me per sempre.

Tra Que – Hoi An
Tra Que – Hoi An

Hoi An è stata dichiarata Patrimonio dell’Unesco ed è davvero piccola ma graziosissima ed è una delle città che ho preferito di questo viaggio in Vietnam. Famosissimo in questa città è il ponte di legno del XVIII secolo con intagli elaborati, dove potrete passeggiare. Si sostiene che sia stato creato dai giapponesi e che servisse a Hoi An per raggiungere il quartiere cinese attraverso l’acqua.

Japanese Covered Bridge – Hoi An

Altra attrazione della città è la Pagoda Phuc Kien, nel cuore di una delle vie principali di Hoi An.

Pagoda Phuc Kien – Hoi An
Hoi An
Hoi An
Hoi An
Hoi An

Altro giro altra tappa..questa volta tocca all’imperdibile Golden Bridge, ponte pedonale situato nel cuore delle colline di Ba Na, inaugurato nel 2018. Il ponte è stato progettato per collegare la funivia ai giardini del resort aperto nel 1919 dai francesi e per fornire un’attrazione turistica aggiuntiva. Il ponte presenta due mani di pietra, altre circa 24 metri, poste a sorreggerlo, con un aspetto vecchio e usurato, affinché sembrino antiche.

Dopo averlo visitato posso finalmente smarcare anche questo dalla mia lista delle cose da vedere in Vietnam. Qualche scambio di foto con la mia compagna di viaggio preferita ed è già giunto il tempo di scendere da questo incanto, ma non prima di aver ammirato la bellezza di questo panorama mozzafiato. Da qui sembra di essere sul tetto del mondo ed è impressionante vedere quanto fitta è la vegetazione delle montagne vietnamite.

Golden Bridge
Golden Bridge
Golden Bridge
Golden Bridge

Di sera questa città non ha nulla da invidiare ad Hanoi. E’ davvero tranquilla e con un taxi potete raggiungere velocemente il centro. Merita davvero una passeggiata. Io sono stata a cena in un ristorante in centro con alcuni dei miei compagni di viaggio e abbiamo mangiato davvero bene (topolino compreso!).

Hoi An
Hoi An

Giorno 8 – My Son site & Hue

La mattina la sveglia suona presto, il sito del My Son è complesso.
La sua storia tutti ha stregato, specialmente per le bombe che hanno scoppiato.
In direzione Hue siete partiti, e sulla collina delle nuvole siete saliti.
Qualche foto panoramica pretendi, anche le foto con Giulio e papà Stefano ti contendi.
Mangiauomini continuavi a pronunciare, e il tofu Mery ti ha obbligata a provare!
Grazie al cibo sempre vicine dovevate mangiare, il pollo è carne dovevate ricordare.
Quel giorno poco hai mangiato, così la forchetta hai rubato.
Lungo la spiaggia vi siete fermati, e i granchi con Giulio li hai bloccati.
Arrivati a Hue un massaggio volevi fare, ma il tempo ha fatto da contro altare.
Dopo cena una passeggiata in centro hai tentato, con Mery e Giulio avresti ballato.
Divertimenti semplici, seggiolini per mangiare, è questo il modo di volare.

La mattina del mio ottavo giorno vietnamita inizia davvero presto, direzione Hue per visitare il sito del My Son (la bella montagna). Il My Son è il principale centro archeologico cham del Vietnam centrale, nonchè Patrimonio UNESCO. E’ composto da 70 edifici costruiti tra il 4° e 13 secolo e racconta la civiltà di Khmer.

My Son – Huè
My Son – Huè
My Son – Huè
My Son – Huè

La giornata si conclude con una breve sosta sul “colle delle nuvole” dal quale è possibile ammirare il panorama dall’alto.

Colle delle Nuvole – Huè

Giorno 9 – Hue

Quasi all’alba la zona imperiale di Hue avete visitato, per fortuna oggi Giulio non ha fiato!
Un caffè migliore ti ha salvata, pronta per un’altra biciclettata.
Il secondo fuori programma hai visitato, e quelli che facevano le foto hai sgridato.
Il quinto volo ti sta aspettando, ma non prima di avere pianto.
Occhi tristi per salutare una guida autentica, il Nord del Vietnam sarà la tua prossima partenza.
In aeroporto con il tuo gruppo queste righe hai condiviso, certo che due amici conosciuto!
Giulio ogni giorno ti faceva penare, come se non bastasse il caldo a farti sudare!
La nuova guida a Saigon pensavate di aver sbagliato, “nessuno sarà mai come Tung” avete pensato.

La mattina inizia con la visita alla cittadella imperiale di Hue, antica capitale del Vietnam, costruita all’inizio del 1800. All’esterno del complesso si trova la Cittadella, mentre all’interno è presente la Città imperiale vera e propria, con un muro perimetrale lungo complessivamente circa 2,5 chilometri.

Città imperiale – Hue
Città imperiale – Hue
Città imperiale – Hue
Città imperiale – Hue

Nel pomeriggio altre pagode siamo andati a visitare per attendere il volo che da Danang mi avrebbe condotta ad Hoc Chi Minh.

La pagoda Thien Mu è costruita su sette piani e si trova sulla collina di Hà Khê. Ogni piano è dedicato ad un buddha e il tempio contiene una tartaruga in marmo, simbolo di longevità.

Pagoda Thien Mu – Hue
Pagoda Thien Mu – Hue

Il complesso contenente la Tomba Minh Mang, è stato costruito a partire dal 1840 durante il regno di Minh Mang e completato dall’imperatore Thieu Tri, si compone di circa 40 edifici.

Tomba Minh Mang – Hue
Patio delle cerimonie, Tomba Minh Mang – Hue
Tomba Minh Mang – Hue
Tomba Minh Mang – Hue

La tomba imperiale di Khai Dinh è stata dichiarata la più maestosa tomba imperiale del Vietnam. Questa tomba è stata costruita su volontà dell’imperatore Khai Dinh ai piedi della montagna Chau Chu e gode di dettagli e decorazioni davvero elaborate.

Tomba Imperiale Khai Dinh – Hue
Tomba Imperiale Khai Dinh – Hue
Tomba Imperiale Khai Dinh – Hue

Anche questa giornata è giunta al termine, in direzione aeroporto di Danang per raggiungere Saigon.

Giorno 10 – Saigon

Il giorno dopo per il Mekong vi siete diretti, per due ore di strada ad aspettare i vecchi sonetti.
Nessun racconto appassionante, ti verranno gli occhi di diamante.
Ormai vicino alla tua nuova amica sei sempre stata, strano come la verdura leghi la vostra giornata.
In barca di nuovo sei salita, e la mattinata dalle foto è stata scandita.
Germana i mattoni questa volta non ha comprato, ma con il cocco avete sforato.
Vicino al Mekong in bicicletta Giulio hai sfidato, per far vincere Marc come una pazza hai guidato.
A pranzo un pesce intero fritto vi hanno portato, sotto il diluvio che non si è fermato.
Il K-Way più spesso pensavi di dover usare, e invece anche il tempo non si è fatto molto pregare.
Su un’altra barchetta con Stefano sei salita, e la paura dell’acqua l’hai sentita.
Di rientro al mercato vi siete fermati, “occhio allo zaino” vi hanno sgridati.
Alla sera in un bel ristorante vi hanno portato, degli involtini di pollo Mary sospettava di aver mangiato.
Dopo cena dalla terrazza vi siete affacciati, per guardare il panorama meravigliati.
Allora Saigon non è così male, neanche Milano lascia così interpretare.
Dall’alto tutto si annulla, e la povertà non tumulta.
Buonanotte ragazzi, questi per alcuni di voi sono gli ultimi sprazzi.

La mattina a Saigon la sveglia suona prestissimo: il Delta del Mekong è distante 2 ore dalla città. Il Mekong è il fiume più lungo e importante dell’intera Indocina, nonchè il settimo fiume più lungo al mondo. Pensate che il Mekong nasce nell’altopiano del Tibet, attraversa la Cina, la Birmania, Thailandia, Laos, Cambogia e il Vietnam.

Per raggiungere Ben Tre, sul Mekong abbiamo attraversato una Saigon decisamente più caotica di Hanoi. Saigon è una città nella quale si respira ancora la difficoltà della guerra passata e il dolore provato sembra quasi voler essere scacciato via dal frastuono di motorini che sfrecciano a centinaia lungo queste strade, pressoché diritte e larghe. Anche qui, come ad Hanoi, sui motorini ci trasportano di tutto e i vietnamiti appaiono un tutt’uno con questo mezzo.

Una volta arrivata a Ben Tre sono salita su un’imbarcazione per fare una piccola crociera sul fiume Chet Say. Lungo il Mekong, a differenza di quanto pensavo, non ci sono solo distese di palme o banani, ma ci sono anche dei piccoli centri lavorativi dove producono mattoni, come quello di Phong Nam, o specialità vietnamite. In questa crociera ho acquistato prodotti locali, come il banano fritto, le caramelle di cocco e al mou, e una specie di cubetto di pop-corn dolce. Qui potrete trovare veramente di tutto e potrete anche assaggiare ogni prodotto prima di acquistarlo!

Dopo aver toccato terra, non potevo che chiudere questa bellissima esperienza con una biciclettata. Il caldo, esattamente come al nord del Vietnam, si faceva sentire, ma non c’è davvero modo migliore per esplorare la terra vietnamita.

Ben Tre – Delta del Mekong
Delta del Mekong
Delta del Mekong
Delta del Mekong

Una volta fatto ritorno a Saigon, altra tappa d’obbligo in città è il mercato del “falso”. Qui dovete stare davvero attenti ai furti ma potrete barattare il prezzo di qualsiasi cosa!

Saigon

Le città del Sud-Est asiatiche si assomigliano molto, almeno all’apparenza. In realtà, però, ognuna di loro ha delle caratteristiche che la contraddistingue dalle altre. A Saigon, per esempio, le influenze occidentali si sentono molto meno rispetto ad Hanoi, che risulta essere, invece, il centro economico del Vietnam. Saigon mantiene ancora forte il legame con il passato, non ha bisogno di apparire bella perchè la sua ricchezza è data dalla sua storia.

L’ultima sera qui in Vietnam, i miei soliti pensieri di viaggio sono tornati alla mente. Era da 10 giorni che ero in Vietnam, 15 che avevo lasciato l’Italia…ero ormai a 3/4 del mio viaggio e stavo per prendere il mio sesto aereo. Ancora una volta dovevo sistemare la valigia, separare i liquidi, cercare di recuperare i pochi vestiti che ormai erano rimasti puliti. Quella valigia si stava facendo davvero pesante e non solo per i souvenir che ho acquistato, ma per il bagaglio di esperienze che stavo costruendo.

Giorno 11 – Saigon – Cambogia

I tunnel della guerra siete andati a visitare, con Zung che solo al pensiero si sentiva male.
Le misure degli americani hanno studiato, costruendo per 20 anni i tunnel le spalle hanno ricordato.
Fino al terzo livello in pochi sono arrivati, ragazzi che bravi che siete stati.
Una farmacia hai finalmente trovato, benda e pomata per il tuo piede malandato.
I centesimi non avevano, così il resto in medicine ti hanno cambiato.
Di ritorno alle poste Zung vi ha portati, forse per ascoltare i malintenzionati.
Il museo della guerra siete andati a visitare, con le ragazze che sui carri armati si facevano fotografare.
Alla fine alcuni di voi il gruppo hanno abbandonato, per fare ritorno nel Paese tanto sognato.
In cinque siete rimasti, ma all’aeroporto ne avete recuperati altri.
Stefano a Siam Reap vi ha salutati, e Samy vi ha fatto da Bignami.
Anche questa volta la SIM sei riuscita a trovare, peccato che ad Angkor prende male.
In hotel avete cenato, con Sasha che la pizza ha ordinato.

L’ultimo giorno in Vietnam è stato, forse, uno dei più faticosi emotivamente. I Tunnel Cu Chi costruiti per la guerra in Vietnam tra gli anni ’60 ’70 mi hanno colpita molto, così come i racconti della mia guida che ha combattuto in Cambogia.

I vietnamiti sono dati davvero dei maestri nel costruire questi tunnel, su 3 livelli, con cucina, “dormitorio”, vie di fuga, pozzo per l’acqua. Ora capisco perchè i vietnamiti considerano il Mekong un fiume sacro: li ha aiutati a vincere la guerra.

Tunnel Cu Chi

Mai ci sarebbero passati gli americani da questo piccolo buco. Così i vietnamiti hanno costruito al millimetro l’accesso ai propri tunnel: erano davvero stretti: le spalle degli americani non riuscivano a passarci così restavano bloccati. E così, hanno costruito mille altri stratagemmi per ingannare il nemico e vincerlo, non con le armi, ma con l’intelligenza.

Tunnel Cu Chi
Tunnel Cu Chi

La giornata a Saigon prosegue con la visita dell’ufficio postale, della Cattedrale Notre-Dame. Poco distante sorge la Pagoda Ngoc Hoang, Pagoda taoista, costruita dalla comunità cinese nel 1909. 

La giornata si conclude con la visita al Museo dei Residuati Bellici, che racconta la storia della guerra in Vietnam. Un tempo questo museo era conosciuto come “Museo dei Crimini di Guerra Cinesi e Americani” e, negli anni, per motivi diplomatici, il nome del museo è stato cambiato. Molte delle immagini esposte in questo museo riproducono le azioni commesse dagli americani relative alle torture procurate in tempo di guerra.

Pagoda Ngoc Hoang – Saigon
Museo dei Residuati Bellici – Saigon
Museo dei Residuati Bellici – Saigon
Museo dei Residuati Bellici – Saigon
Museo dei Residuati Bellici – Saigon
Museo dei Residuati Bellici – Saigon

Ed è così che si conclude questo viaggio in Vietnam, carica di emozioni per le immagini di guerra e un pò triste per aver terminato questa bellissima esperienza. Io non ho fatto ritorno in Italia, ma dall’aeroporto di Saigon mi sono diretta in Cambogia, pronta per iniziare un’altra avventura.

Il viaggio in Vietnam è stato diverso da come me lo immaginavo. Pensavo fosse più simile a quello vissuto in Thailandia, carico di spiritualità. Qui, invece, c’è stato un mix tra la spiritualità ritrovata nei templi, la rincorsa al progresso, rappresentato da Hanoi, la natura e la foresta vietnamita, unica nel suo genere, folta, viva, gli occhi delle persone che vivono una vita semplice, fatta di quotidianità, e di un amore immenso per la propria terra.

Singapore in 3 giorni

Su una Citroen Padova-Milano ci incamminiamo, guardando la tua bambina andare così lontano.
Malpensa-Doha è la prima avventura con te, che mi guardi sperando di dormire fino alle tre.
È già ora di scendere: il volo Doha-Singapore è arrivato, e anche questa volta l’applauso l’abbiamo scampato.
All’aeroporto il Wifi non prende, e il transfer per l’hotel si perde.

Inizia così la mia avventura nel Sud Est Asiatico. Dopo 13 ore di volo in classe Economy con la Qatar Airlines, una delle migliori compagnie aeree con cui abbia mai volato, sono finalmente atterrata all’aeroporto Changi di Singapore. Era da 3 anni che desideravo fare questo viaggio e ora, per alcune circostanze della vita, mi ci sono ritrovata dentro senza, quasi, rendermene conto.

Alcune note pratiche

Trasporti: Singapore è una città molto sicura e facile da visitare e i trasporti pubblici sono molto efficienti. Infatti, sono presenti molti pacchetti che consentono ai turisti di usufruire facilmente della metro e degli autobus. Io ho scelto il Singapore Tourist Pass valido 3 giorni, da restituire alla scadenza.

Cibo: a Singapore potete trovare qualsiasi cosa e difficilmente troverete qualcuno che vi cucinerà del pessimo cibo asiatico. Se siete di fretta o non avete voglia di sedervi in un ristorante, prendete del cibo take away e sedetevi su una panchina ad ammirare il panorama.

Abbigliamento: se avete intenzione di visitare i templi buddhisti o induisti ricordatevi di avere le spalle coperte, di non indossare pantaloncini corti e di togliere le scarpe prima di entrare in questi bellissimi luoghi sacri.

Brochure di viaggio: qui potete scaricare la pianificazione del viaggio a Singapore

Cinesi, arabi, indiani e occidentali si contendono i quartieri, in una città in cui nessuno sembra amare i propri mestieri.
I ricconi al Marina Bay hanno alloggiato, ma noi al “Boss Hotel” abbiamo riposato.
E se dopo 10.000 passi in 2 ore stavi per mollare, le tue special sneackers ti hanno fatto camminare.
Il quartiere arabo e Little India in due ore hai analizzato, e qualche stranezza hai fotografato.

Dopo un malaugurato caffè americano mi sono diretta al piano -1 dell’aeroporto di Singapore per prendere la navetta che mi avrebbe portato direttamente al mio hotel, il Boss Hotel, un discreto 3 stelle vicino alla metropolitana Lavender. Ero già in ritardo di 1 ora sulla mia tabella di marcia a causa di quell’orrendo caffè americano. Decisi quindi di lasciare in stanza le valigie senza riposarmi neanche 5 minuti per uscire alla scoperta del primo quartiere di Singapore, il Kampong Glam. In questo quartiere, una delle principali opere da visitare è la Sultan Mosque al civico 3 di Muscat Street. La moschea originaria venne costruita nel 1825 mentre quella che si presenta oggi è una sostituzione realizzata nel 1928 ed è la più grande presente a Singapore.

Sultan Mosque – 3 Muscat Street, Singapore
Kampong Glam, Singapore

Le vie intorno alla Sultan Mosque sono ben tenute, molto pulite, tanto che sembra di essere a Miami. “Ma allora qual’è la vera natura di Singapore?”, mi sono chiesta, certa che alla fine di questo viaggio avrei trovato una risposta alle mie domande.

Quella mattina, intorno alle 12, ore locali, per la prima volta in vita mia, decisi di non seguire alla lettera il mio programma di viaggio perfettamente studiato e incasellato con gli orari di apertura di ogni luogo. Per la prima volta ho seguito il mio istinto, ho camminato lungo le vie più sperdute di Kampong Glam arrivando in strade chiuse, la cui unica via d’uscita era la cucina di un ristorante arabo. Non decisi solo di abbandonare il mio programma di viaggio, ma di non utilizzare neanche la cartina della città. Prima di partire mi ero addirittura scaricata nel mio smartphone la mappa offline di Singapore: mai usata! E così sono capitata in una specie di centro commerciale all’aperto, circondata da banchetti con i tiri ai barattoli e negozi interi di Hello Kitty. Ho allungato di molto la strada per cercare altre due moschee, chiuse al momento del mio viaggio in questa città, e così sono arrivata nel quartiere di Little India, dove ho visitato il mio primo fuori programma: Sri Srinivasa Perumal Temple. Questo tempio induista è dedicato a Vishnu ed è stato costruito nel 1855. La torre del tempio è stata aggiunta in un momento successivo, nel 1966. Dopo aver ammirato le decorazioni lussureggianti del tetto, mi sono tolta le scarpe, ho indossato la mia gonna magica, ho coperto le spalle e sono entrata. Gesti e usanze ormai abituali se si vuole rispettare la cultura induista o buddhista. In quel momento mi sono girata ed erano in molti a sentirsi in difficoltà nel togliersi delle banalissime scarpe ed entrare a piedi nudi in un luogo sacro. Non sapete cosa vi siete persi!

Sri Srinivasa Perumal Temple – Singapore

Poco distante da questo tempio si erge il Sakya Muni Buddha Gaya Temple. Questo, a differenza del precedente, è un tempio buddhista, dove all’interno è presente una statua di Buddha alta 15 metri. Questo tempio è stato fondato da un monaco thailandese nel 1927 e le tigri all’ingresso simboleggiano protezione e vitalità. Di fronte al tempio buddhista, si trova il Leong San See Temple, tempio cinese.

Sakya Muni Buddha Gaya Temple – 366 Race Course Road, Singapore

Un po stanca dal viaggio e dalla mattinata piuttosto intensa, decisi di prendere la metro Lavender per dirigermi verso il quartiere Colonial District/Marina Bay/Quays. Da questa nuova angolatura, Singapore stava assumendo un altro aspetto. Moschee e templi sembravano far parte di un altro mondo ora, come se la “zona nuova” di Singapore fosse totalmente scollegata dal resto della città. Si esce dalla metropolitana e si è circondati da grattacieli. Tutto diventa così asettico, ordinato, metodico. Ogni cosa sembra essere posizionata al posto giusto. Qui nulla è fuori posto, neanche le foglie degli alberi. Ma cos’è rimasto del traffico di Little India e delle preghiere arabe, buddhiste e induiste? Dove sono le scarpe al di fuori dei templi? Dove posso ancora sentire il profumo di aglio e spezie? Qui anche le persone sembrano essere diverse, molto più misurate. Tutti sono vestiti bene e pensare che qualche chilometro più avanti alcuni cittadini singaporiani hanno l’odore dell’asfalto impregnato nel dishdash.

Il pomeriggio a Marina Bay sei finita, e ti sei fatta mille foto come una rimbambita.
Uno skyline strepitoso, per un viaggio coraggioso.

Dopo aver preso la metro in direzione Carke Quay, un edificio molto divertente mi ha conquistata. Era la Old Hill St Police Station di Singapore che attualmente ospita delle gallerie d’arte. Io ho preferito decisamente gli esterni, abbelliti con centinaia di persiane colorate.

Old Hill St Police Station – 140 Hill Street, Singapore
Old Hill St Police Station – 140 Hill Street, Singapore

Poco distante dalla Old Hill St Police Station è presente il Victoria Theatre & Concert Hall. Parte dell’edificio risale al 1862 e, a seguito di restauri avvenuti in diversi anni, oggi viene utilizzato per eventi, mostre e spettacoli.

Victoria Theatre & Concert Hall – 11 Empress Pl, Singapore

Prima di raggiungere l’Esplanade – Theatres on the Bay, mi sono rilassata un po ammirando il panorama, fatto esclusivamente di grattacieli, e ne ho approfittato per scattare mille foto.

L’Esplanade – Theatres on the Bay è un centro di arti dello spettacolo e prende il nome dall’Esplanade Park. All’interno si trova una sala concerto e un teatro che possono ospitare, rispettivamente 1.600 e 2.000 persone. Al momento della mia visita, dei gruppi di giovani artisti stavano provando alcuni pezzi musicali in vista di uno spettacolo. Da qui potete anche godere di una vista mozzafiato su tutta la baia di Singapore!

Esplanade – Theatres on the Bay – 1 Esplanade Dr, Singapore
Esplanade – Theatres on the Bay – 1 Esplanade Dr, Singapore

Dopo aver attraversato l’Helix Bridge, mi sono recata al Marina Bay Sands, complesso progettato da Moshe Safdie che comprende hotel, casinò, centro commerciale, teatro e museo. Da qui le alternative sono 2: salire al bar Cè La Vi SkyBar e ammirare il panorama (anche se rischiate di fare la fila per un cocktail), oppure prendere il biglietto per salire al Sands SkyPark Observation Deck, al costo di 23 dollari. Io ho scelto questa seconda opzione. Se, come me, andate in Agosto e volete vedere la splendida vista di giorno, vi consiglio di evitare il pomeriggio: rischiate di trovare un velo di foschia nell’aria. Sono rimasta qui circa 2 ore, un po per riposarmi e usufruire del wifi gratis, un po per godermi questa città dall’alto. Beh che dire?? le foto parlano da sole!

Marina Bay Sands – L56, Hotel Tower 3, Singapore
Marina Bay Sands – L56, Hotel Tower 3, Singapore
Marina Bay Sands – L56, Hotel Tower 3, Singapore

Ai Gardens By the Bay sei finalmente arrivata, e l’accesso alle 19:20 ti sei beccata.
Con un po di paura sulla passerella dei Supertrees hai camminato, e il Rapsody hai immortalato.
Stremata a letto sei finita, ma non prima di aver detto ad Ale quanto ti sei divertita.

Prima di partire per Singapore mi ero ripromessa di salire sulla passerella dei Supertrees in pieno giorno. Una volta arrivata ai Gardens by the bay però, ancora in ritardo sulla mia tabella di marcia (questa volta è stata colpa della vista mozzafiato dell’Observation Deck), mi sono seduta ad ammirare i supertrees e il mastodontico edificio del Marina Bay Sands sullo sfondo. Dopo aver scattato un bel po di foto e aver mangiato un piccolo spuntino acquistato in una catena di panettieri, ho acquistato il biglietto per salire sui Supertrees. L’accesso previsto era alle 19:20. A Singapore, in Agosto, fa buio presto (alle 19 il sole ci saluta già) e mi dispiaceva un po aver perso la possibilità di farmi questa camminata in pieno giorno. Una volta salita però, lo spettacolo che mi si è presentato è stato fantastico. I supertrees illuminati, così come il Marina Bay. Tutto è diventato magico e io, stremata dalla stanchezza di una giornata sempre di corsa, mi sono emozionata guardando dov’ero arrivata. Mi sono goduta appieno questo panorama: le luci, i profumi degli stand gastronomici presenti per la festa nazionale, la folla di turisti seduta sull’asfalto in attesa del Garden Rhapsody delle 19:45, le coppie di innamorati che si facevano mille selfie, l’odore di un’altra giornata che non voleva finire. Dopo 15 minuti sono scesa e ho trovato un posto perfetto per godermi il Garden Rhapsody in tutta tranquillità. Vicino a me molti turisti inglesi, famiglie e gruppi di amici che cercavano un posto per sedersi. Io dalla mia, avevo la facilità di intrufolarmi dove meglio preferivo. E così alle 19:40 ero pronta con la mia ActionCam, la mia macchina fotografica e l’iphone per godermi lo spettacolo.

Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore [Garden Rhapsody show]
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore [Garden Rhapsody show]
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore [Rapsody show]

All’interno dei Gardens By The Bay è presente un’area dove mangiare. Così mi sono diretta in uno degli stand per cenare, alla ricerca di cibo vegetariano. E anche oggi si cena con dei noodles! I tavoli erano tutti pieni così ho chiesto a una coppia di giapponesi di potermi sedere con loro al tavolo e loro, con una gentilezza infinita, mi hanno fatto spazio. Uscendo dal locale un coppia che stava facendo degli esercizi fisici ha attirato la mia attenzione, probabilmente solo in quel momento mi sono resa conto dell’importanza di questo polmone verde anche per i cittadini di Singapore!

Per le orchidee ai Botanic Gardens tutti impazzivano, e nella confusione di Chinatown i turisti ringiovanivano.
Ad una cerimonia confuciana hai partecipato, quanta gente che ti seguiva senza perdere il fiato.
Pranzo Take away con vista grattacieli hai creato, certo che il tuo spirito selvaggio non si è mai fermato!
Il coraggio di fare domande non hai abbandonato, e neanche l’intimità dei rituali cerimoniosi hai snobbato.

Il secondo giorno la sveglia suona presto. E’ tempo di raggiungere i Botanic Gardens. Fermata della metro “Botanic Gardens” non potete sbagliare: una volta usciti dalla metro l’accesso ai giardini si trova sulla vostra destra. Munita di cartina ho iniziato la mia camminata, diretta al famosissimo giardino delle orchidee. 5 dollari per accedere e una vastità notevole di orchidee. Ad essere sincera però, ho preferito di gran lunga il giardino thailandese. Ho dedicato praticamente una mattinata in questo giardino: per chi se ne intende di piante, sono presenti migliaia di diverse specie!

Botanic Gardens – 1 Cluny Rd, Singapore
Botanic Gardens – 1 Cluny Rd, Singapore
Botanic Gardens – 1 Cluny Rd, Singapore
Botanic Gardens – 1 Cluny Rd, Singapore

Da Chinatown non sapevo cosa aspettarmi. Me l’ero immaginata molto più simile al quartiere cinese di Milano che a una Cina in miniatura. Questa è decisamente la zona che ho preferito di tutta Singapore! Scritte in cinese, lanterne, centri massaggi, bigiotteria, souvenir: il classico clichè sulla dominazione cinese. E invece questo quartiere riserva dei templi favolosi.

Chinatown, Singapore
Chinatown, Singapore
Chinatown, Singapore
Chinatown, Singapore
Chinatown, Singapore

Il Buddha Tooth Relic Temple è un tempio buddhista consacrato nel 2008 ed è probabilmente il tempio più grande e lussuoso che io abbia mai visto. All’interno non sono consentite molte foto essendo un luogo sacro e di preghiera quindi vi consiglio di prendervi un po di tempo per esplorare ogni angolo di questo tempio.

Buddha Tooth Relic Temple – 288 South Bridge Rd, Singapore
Buddha Tooth Relic Temple – 288 South Bridge Rd, Singapore
Buddha Tooth Relic Temple – 288 South Bridge Rd, Singapore

Il Sri Mariamman hindu Temple è uno spettacolo: è il tempio hindu più antico di Singapore, costruito nel 1823. Spicca decisamente la sua torre costruita negli anni ’30 con stile totalmente indiano, raffigurante le immagini di Brama (il creatore), Vishnu (il protettore) e Shiva (il distruttore). Una volta all’interno ho avuto la fortuna di partecipare a una cerimonia induista: ero praticamente l’unica occidentale all’interno del tempio. Così mi sono messa in un angolo per non disturbare le loro preghiere e ho atteso circa 30 minuti fino alla fine della cerimonia. E’ stata davvero una bellissima esperienza!

Sri Mariamman hindu Temple, Singapore
Sri Mariamman hindu Temple, Singapore
Sri Mariamman hindu Temple, Singapore
Sri Mariamman hindu Temple, Singapore
Sri Mariamman hindu Temple, Singapore

Dopo aver acquistato i miei amati noodles vegetariani take away, ho trovato una panchina all’interno di un piccolo giardino con vista grattacieli. In quel momento decisi per la seconda volta di abbandonare la mia pianificazione e di perdermi ai confini tra il quartiere cinese e il Colonial District. Girovagando ho assistito ad un altra cerimonia: questa volta erano dei cinesi che pregavano per un loro caro morto. Incuriosita da queste persone che bruciavano oggetti e libri, mi sono avvicinata ad uno di loro per chiedergli il significato di questo rito. Questo è stato uno dei momenti migliori della mia esplorazione: due culture diverse disposte ad dialogare per un arricchimento reciproco.

Poco distante, sono entrata nel Thian Hock Keng Temple, tempio taoista costruito tra il 1839 e 1842. Anche questo tempio è ricco di decorazioni simboliche, come i leoni che tengono lontani gli spiriti maligni.

Thian Hock Keng Temple – 158 Telok Ayer Street, Singapore

Dopo aver passato le 2 ore successive tra le vie cinesi di questa città stato, mi sono ritrovata ai piedi dell’Esplanade Bridge. Vicino a me un venditore ambulante di gelati. Faceva caldo, tanto caldo, ero stanchissima e prima di partire, ancora in Italia, mi ero ripromessa di dimenticare alcune regole che mi ero imposta in Thailandia. Certo, non mi ispirava il massimo della fiducia, ma quel gelato al mango mi stava chiamando. Ad essere sincera pensavo fosse semi confezionato e invece questo signore anziano ha tirato fuori un blocco di gelato al mango ghiacciato, ha tagliato un pezzo, l’ha chiuso tra due biscotti, ed ecco fatto il gelato.

Il pomeriggio al Merilon Park ti sei fatta fotografare, forse la Ferragni avrebbero voluto trovare.
‘Where are you from?” una ragazza del Sud Africa ti ha chiesto, e i vostri occhi hanno fatto il resto.
L’intesa umana E’ una bella sfida, hai pensato, COSI’ una Polaroid le hai regalato.
“You are Italian, so I understood everything” ti ha detto, spero di rivederti presto.

Camminando tutta soddisfatta di questa pazzia speravo solo che giunta al Merilon Park non ci fosse troppa gente. E invece tutti i turisti sembravano voler immortalare il simbolo di Singapore.

Merilon Park, Singapore

Prima di raggiungere il ristorante per la mia cena in solitaria, decisi di fare un’altra passeggiata in direzione Raffles Place. Della musica stava attirando la mia attenzione: quel giorno era la festa delle famiglie. Un campo organizzato con diversi giochi, pieno di bambini di svariate nazionalità. Non me lo sono fatta ripetere due volte e mi ci sono tuffata dentro, anche solo per immortalare con la mia ActionCam il bellissimo evento.

Family Day – Singapore

Anche al dress-code hai dovuto sottostare, con 35 dollari al 1-Altitude ti sei fatta coccolare.

Di rientro in hotel era tempo di prepararsi per salire al 63esimo piano e godere di una vista mozzafiato su tutta Singapore dal 1-Altitude. Qui con 35 dollari avrete diritto a 2 consumazioni da scegliersi all’ingresso. Pur essendo da sola non mi sarei mai persa una serata così. Amo molto i panorami di notte e subito la mia testa è volata allo SkyBar di Bangkok, dove mi sono emozionata guardando, per la prima volta, al viaggio che stavo affrontando. Anche questa volta è stato lo stesso. Ero solo al terzo giorno di viaggio e me ne aspettavano molti altri prima di fare ritorno in Italia ma ero già soddisfatta così.

1-Altitude – 1 Raffles Place, Singapore
1-Altitude – 1 Raffles Place, Singapore
1-Altitude – 1 Raffles Place, Singapore
1-Altitude – 1 Raffles Place, Singapore

Il terzo giorno una giornata di relax a Sentosa ti sei meritata, ed è così che ti sei scottata.
Ed ecco che arrivano gli italiani, quelli che ancora vogliono vincere ai mondiali.

Dopo tutti i chilometri fatti i giorni precedenti, ho deciso di dedicarmi una mezza giornata di relax a Sentosa Island, isola artificiale a 30 minuti da Singapore. Per raggiungere Sentosa io ho scelto il Sentosa Express per un costo di 4 dollari (che è la tariffa da pagare per accedere all’isola), con destinazione Beach Station. Alla prima fermata “Resorts World Station” troverete il parco divertimenti Universal Studios, mentre a Imbiah Station è presente il simbolo di Singapore (il Merilon) in formato gigante.

Merilon – Sentosa Island

Io ho proseguito fino a Beach Station alla ricerca del Fort Siloso, forte britannico costruito intorno al 1880 e utilizzato durante l’invasione giapponese del 1942. Dopo la resa e la vittoria dei giapponesi, questi trasformarono il forte in un campo di prigionia.

Fort Siloso – Sentosa Island
Fort Siloso – Sentosa Island

Dopo aver esplorato il forte mi sono diretta verso Palawan Beach per riposarmi e godermi la giornata di sole sotto una palma. Qui l’acqua non è molto pulita, anche a causa dei numerosi turisti che passano qui le proprie vacanze. Esattamente di fronte alla spiaggia è presente Palawan Island raggiungibile percorrendo un ponte tibetano.

Palawan Beach – Sentosa Island
Palawan Beach – Sentosa Island
Palawan Island
Palawan Island

Alla Cloud forest tutti ti seguivano, e l’obiettivo ti coprivano.
Ancora una volta il pane condito hai mangiato, forse lo trovavi più sicuro del gelato.
Vai a letto piccola mia che la sveglia suona presto, e lascia che Ale pensi a tutto il resto.

Facendo ritorno a Singapore mi sono nuovamente fermata ai Gardens By The Bay, questa volta per visitare due attrazioni imperdibili: la Cloud Forest e la Flower Dome, i 28 dollari meglio spesi finora. La Cloud Forest è strepitosa specialmente dal punto di vista architettonico e vi consente anche di godere della vista sulla baia di Singapore.

Cloud Forest – Gardens By The Bay, Singapore
Cloud Forest – Gardens By The Bay, Singapore
Cloud Forest – Gardens By The Bay, Singapore
Cloud Forest – Gardens By The Bay, Singapore
Cloud Forest – Gardens By The Bay, Singapore
Flower Dome – Gardens By The Bay, Singapore
Flower Dome – Gardens By The Bay, Singapore

Dopo aver passeggiato ancora un po per questi splendidi giardini e aver cenato, mi sono diretta in hotel. L’indomani mattina avrei dovuto prendere il terzo volo in direzione Hanoi, Vietnam.

Questa piccola parte di viaggio si è conclusa in pochi giorni, ma è stata un’esperienza davvero intensa, da vivere almeno una volta nella vita! Cosa mi resta di questa città stato? beh, Singapore non ha una vera identità. E’ una città che, in alcune zone, sembra voler spingere al massimo il proprio sviluppo economico per poi rallentare in altri quartieri. Singapore è un miscuglio di etnie, colori, sapori, odori, religioni, filosofie di vita. Ogni quartiere sembra essere stato costruito come il miglior prefabbricato di sempre con il principale bisogno di ricostruire pezzi di mondo lontani da quella città stato. Ogni zona vive di vita propria e non sente il minimo bisogno di integrarsi con altre realtà. A dividere questi quartieri ci sono semplicemente delle strade a tre corsie dove sfrecciano auto, bus e motorini. E tu, turista, resti un po perplesso da questo mondo. “Qual’è la vera identità di Singapore?” mi sono chiesta dopo 1 ora che stavo camminando nel quartiere arabo. Non ho ancora una risposta a questa domanda. Probabilmente Singapore è la prima a non voler rispondere, è la prima a voler ricreare e consentire questa separazione etnica nei diversi quartieri, per poi annullarla nel Colonial District. Ed è esattamente questo quello che succede scendendo a Raffles Place o Bayfront. Le etnie non esistono più, le diverse spezie si fondono, le religioni pressoché scompaiono per dare spazio ad una cultura essenzialmente occidentale. E’ come se Singapore sentisse il bisogno di riportare in sè diversi stili di vita, a causa delle diverse etnie presenti in questo stato, per poi appiattirle e dimenticarle nella ricca zona di Marina Bay, dove tutto viene costruito come tentativo spasmodico di avvicinarsi al mondo occidentale.

Ville venete in provincia di Treviso

Una Pasquetta culturale!

Un pomeriggio di Aprile sono partita decisa a visitare due delle ville venete più conosciute in Provincia di Treviso: Villa di Maser e Villa Emo. Non soddisfatta del mio pomeriggio culturale però, ho deciso di fermarmi presso una delle più note opere dell’urbanista Carlo Sacarpa: Tomba Brion.

Villa di Maser (Villa Barbaro)

Orari di apertura:

  • Aprile – Ottobre: Martedì-Sabato 10-18; Domenica e festivi 11-18 
  • Novembre-Marzo: Sabato, domenica e festivi 11-17

Prezzi:

  • Intero: 9€
  • Over 65, Studenti dai 15 ai 23 anni : 7€
  • Bambini dai 6 ai 14 anni: 4,50€

La Villa di Maser è uno dei capolavori di Andrea Palladio, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, costruita tra il 1554 e il 1558-60. La Villa, attualmente abitata dai proprietari, è stata costruita per l’umanista Daniele Barbaro e per suo fratello Marcantonio Barbaro, ambasciatore della Repubblica di Venezia. La visita si costruisce all’interno delle sale affrescate da Paolo Veronese, dalle quali potrete godere di una vista fenomenale sui giardini della proprietà. L’interno della Villa è composto da due piani principali e il portico esterno aveva la funzione di copertura dalle intemperie e consentire di passare da un lato all’altro della Villa molto facilmente. Attualmente la parte visitabile della Villa è il piano nobile del corpo centrale, un tempo riservato alla famiglia e agli ospiti. Dalla sala centrale (sala a crociera) si accede alle stanze laterali, ognuna avente un tema diverso, raffiguranti la pittura del ‘500 veneta. Salendo su una collinetta, troverete la collezione di carrozze dove sono esposte circa 30 esemplari dei mezzi di trasporto dei secoli passati.

Villa Maser
Villa Maser
Villa Maser
Collazione di carrozze – Villa Maser
Collazione di carrozze – Villa Maser

Tomba BrionOrario di apertura:

Orari di apertura:

  • Aprile-Settembre: 8-20
  • Ottobre-Marzo: 8-17.30

Il mio pomeriggio prosegue verso la tomba Brion, complesso funebre monumentale realizzato dal veneziano Carlo Scarpa. Era da anni che volevo visitare questo complesso monumentale e devo ammettere che ne è valsa la pena. In questo complesso vige il silenzio assoluto, la perfezione architettonica, l’ordine e il rispetto verso i defunti qui sepolti. Tomba Brion è stata commissionata nel 1969 da Onorina Brion Tomasin per onorare la memoria del marito Giuseppe Brion e di alcuni parenti. Tomba Brion è stata progettata e costruita tra il 1970 e il 1978. Architettonicamente è una delle opere che preferisco di Carlo Scarpa perchè è riuscito ad unificare moltissimi elementi in pochi metri quadrati, dalla cappella al padiglione della meditazione realizzato sull’acqua che conduce fino alle tombe Brion. E anche qui Carlo Scarpa non ha lasciato niente al caso: ogni elemento architettonico ha una propria simbologia e consente al visitatore di prendersi il proprio spazio per riflettere e ricordare la vita passata dei defunti, avvolto in questi piccoli tunnel di cemento armato a nudo, grigi, volti a ricordare la tristezza della morte.

Villa Emo

Orari di apertura: tutti i giorni 10-18, ultimo accesso alle 17:30

  • Aprile – Settembre: Lunedì-Domenica e festivi 10-18, ultimo accesso alle 17:30
  • Ottobre-Marzo: Lunedì-Domenica e festivi 10-17:30, ultimo accesso alle 17

Prezzi:

  • Intero: 10€
  • Over 65, Studenti e altre riduzioni: 7€
  • Visita solo parco: 1,50€

Villa Emo si trova a Franzolo (Treviso) e, come Villa Maser, è stata preogettata dall’architetto Andrea Palladio, ispirandosi ai templi greci, introno al 1558 per volontà della famiglia Emo di Venezia. Nel 1996 è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Ai lati del corpo centrale della villa sono presenti due barchesse che, un tempo, erano dedicate alle attività agricole e alle stalle dei cavalli. Le stanze dove viveva la famiglia Emo invece, si trovavano sul corpo centrale della Villa, accessibili da una grande gradinata caratterizzata da un lastricato a grandi pietre squadrate, al fine di dare importanza solenne all’ingresso e consentire anche di sfruttarlo per le attività agricole. All’interno della Villa sono presenti numerosi affreschi di Giovanni Battista Zelotti, raffiguranti anche le scene dei tradimenti di Giove.

Villa Emo
Villa Emo
Villa Emo
Villa Emo

L’arte fiorentina

— Firenze in 3 giorni —

Conoscevo già Firenze, ma non l’avevo mai visitata da vera e propria turista. Avevo solo 2 giorni e mezzo a disposizione e, grazie anche alla Firenze Card, sono riuscita a visitare molte delle principali attrazioni di questa città. Per questa spedizione ho portato con me il mio fedele leoncino, Pusso, che mi ha tenuto compagnia nella visita dei più importanti musei e monumenti fiorentini.

Pusso pronto a partire!

La Firenze Card è una buona formula per risparmiare tempo e denaro durante le visite ai musei. Potete acquistarla online e scaricarvi l’apposita  app da utilizzare ad ogni biglietteria prima di accedere al monumento. 

Per soggiornare vi consiglio il favoloso Eco Urban B&B. L’accoglienza di questo B&B è stata fantastica: la camera perfettamente pulita e profumata, la ragazza alla reception molto accogliente e gentile. Ogni sera, al mio ritorno, ho trovato un dolce biglietto accompagnato con della crostata fatta in casa o con dei cioccolatini a forma di cuore. Per non parlare dell’ottima colazione, semplice, con prodotti freschi e biologici da richiedere anche in camera gratuitamente. E’ stato davvero rilassante soggiornare in questo B&B.

Per maggiori dettagli sul viaggio scaricate il programma completo nei seguenti link:

Giorno 1 

Dopo aver lasciato le valige in camera, è iniziata questa breve avventura fiorentina. Forte dei miei ricordi lavorativi in questa città, mi sono diretta verso il Duomo sperando di riuscire a prenotare la visita alla Cupola di Brunelleschi (purtroppo i posti erano già esauriti). Per evitare le affollatissime vie piene di turisti decido di recarmi presso la Casa Museo di Dante. Prima di partire avevo letto che era un museo da non perdere, ma devo ammettere che ho apprezzato solo le sculture presenti al secondo piano. Io sono follemente innamorata dell’Inferno Canto III e, dato che non c’era praticamente nessuno nel museo, mi sono messa a recitarlo tutto di fronte alla statua del mio amato Caronte, traghettatore d’anime. Oltre a queste opere, troverete anche documenti e reperti sulla vita di Dante.

Casa Museo di Dante

Dopo essermi persa tra queste sculture, mi sono dedicata ad uno dei musei più belli di Firenze: il Museo di Salvatore Ferragamo. Qui troverete il progetto “Sustainable Thinking” che ha l’obiettivo di far riflettere il visitatore sulla sostenibilità attraverso la moda e l’arte. In questo museo, sarete immersi in materiali e abiti riciclati e potrete toccare con mano le stoffe utilizzate per fare delle creazioni strabilianti.

Museo Salvatore Ferragamo
Museo Salvatore Ferragamo

Poco lontano dal Museo di Salvatore Ferragamo c’è Palazzo Strozzi, in stile rinascimentale, decisamente imponente il quale, grazie anche ai suoi spazi interni, racchiude moltissime opere d’arte ed esposizioni.

Palazzo Strozzi

Altra tappa immancabile è il simbolo di Firenze, Ponte Vecchio, che attraversa l’Arno ed è lungo circa 150 metri. Sul ponte sorgono moltissimi gioiellieri e, a dividere i due lati del ponte, è presente la statua di Benvenuto Cellini. Anche qui Pusso ha voluto farsi immortalare in uno scatto favoloso!

Ponte Vecchio
Ponte Vecchio
Pusso mentre ammira Ponte Vecchio
Benvenuto Cellini
Ponte Vecchio

Giorno 2

La giornata inizia con la visita al complesso del Duomo di Firenze. Per iniziare ho visitato il Battistero di San Giovanni di forma ottagonale, un tempo luogo di investitura di cavalieri e poeti. Le decorazioni interne si ispirano al Pantheon e i mosaici presenti sulla cupola sono davvero favolosi.

Battistero di San Giovanni
Cupola del Battistero di San Giovanni
Battistero di San Giovanni

Dopo aver visto il Battistero, mi sono diretta verso la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, uno dei principali simboli d’Italia e una delle più famose al mondo. Qui ho fatto un po’ di coda e una volta entrata mi aspettavo di trovare mille decorazioni, quadri, affreschi. Il Duomo invece, appare piuttosto spoglio, specialmente ai lati, quasi a voler guidare l’osservatore direttamente verso la Cupola di Brunelleschi, la più grande al mondo. Gli affreschi della Cupola sono stati creati su ispirazione del Battistero e avviati nel 1572 da Giorgio Vasari e, successivamente, completati da Federico Zuccari in pochi anni, nel 1579. Sotto la Cattedrale è presente anche la Cripta di Santa Reparata, antica Cattedrale di Firenze che ospita i sepolcri dei papi Stefano XI e Niccolò II, di vescovi fiorentini e di alcune personalità illustri, come Filippo Brunelleschi.

Cattedrale di Santa Maria del Fiore
Cattedrale di Santa Maria del Fiore
Cattedrale di Santa Maria del Fiore
Cupola di Brunelleschi
Cripta di Santa Reparata

Dopo al visita al Duomo, mi sono diretta verso la Chiesa di Orsanmichele per prenotare la visita agli Uffizi e alla Galleria dell’Accademia, ignara dello spettacolo contenuto dentro questa chiesa. La Chiesa di Orsanmichele era originariamente un monastero femminile con vasti terreni adibiti ad orto, che fu sostituito intorno alla metà dell’VIII secolo dalla chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, da cui derivò il nome di “Orsanmichele”.

Chiesa di Orsanmichele
Chiesa di Orsanmichele
Chiesa di Orsanmichele

Nel pomeriggio mi sono diretta verso uno dei palazzi più famosi d’Italia, Palazzo Pitti. Il palazzo è stata la residenza del Granducato di Toscana e anche dei Savoia. Al’interno del Palazzo ci sono diversi percorsi museali, tra cui la Galleria Palatina, gli appartamenti reali, la Galleria d’arte moderna e il Tesoro dei Granduchi. Dovete amare veramente la pittura del Cinquecento e del Barocco per riuscire a resistere a tutto quest’opulenza di opere, a volte quasi eccessive nell’esposizione. Io devo ammettere che ho adorato le decorazioni dei soffitti, che smorzano notevolmente l’ambiente cupo e l’aria forzatamente intrisa di storia. Sul retro del palazzo si estende il giardino di Boboli, classico giardino all’italiana, costruito tra il XVI e il XIX secolo dalla famiglia dei Medici. Vi consiglio di passeggiare in questo giardino con molta calma al fine di perdervi in ogni angolo nascosto e immortalare, da lontano, il retro di Palazzo Pitti.

Palazzo Pitti
Palazzo Pitti
Pusso immerso nel Giardino di Boboli

Ultima tappa della giornata è il Palazzo Medici Riccardi creato per volontà dei Medici ad opera di Michelozzo. Il palazzo, come Palazzo Strozzi, si compone di un cortile centrale con colonne corinzie e di un giardino laterale. All’interno sono esposte molte opere d’arte e la famosissima galleria degli specchi, dove Pusso è rimasto qualche minuto a fissare i bellissimi affreschi.

Palazzo Medici Riccardi
Palazzo Medici Riccardi – Galleria degli specchi
Palazzo Medici Riccardi

Una ristorante che non potevo non inserire nel mio articolo fiorentino è il Senz’Altro Bistrot, gestito da due giovanissimi ragazzi che propongono una cucina molto particolare e raffinata, con piatti molto gustosi e prodotti ricercati.

Senz’altro Bistrot

Giorno 3

L’ultimo giorno a Firenze inizia con la visita al Campanile di Giotto, torre campanaria di Santa Maria del Fiore, progetto avviato nel 1298 da Arnolfo di Cambio e poi proseguito da Giotto di Bondone. Grazie alla sua posizione, il campanile spicca imponente al fianco della Cattedrale con i suoi 82 metri di altezza e circa 400 scalini da percorrere per salire in cima e godere di una vista mozzafiato. Anche Pusso ha voluto scalare il Campanile sulle mie spalle e insieme ci siamo divertiti molto a guardare il panorama, anche se con un po’ di fiatone.

Campanile di Giotto
Cattedrale di Santa Maria del Fiore e Campanile di Giotto
Campanile di Giotto
..ammirando la Cupola dopo la faticosa salita a 82 metri di altezza!
Vista su Firenze

Dopo questa faticaccia ci sarebbe voluto un po’ di riposo e, invece, la visita alla Galleria degli Uffizi chiamava. Gli Uffizi si compongono di 3 gallerie composte da centinaia di quadri e sculture dell’800 e ‘900, tra le più famose al mondo, come quelle di Botticelli, Raffaello, Giotto, Tiziano, Caravaggio, ecc. Io non amo molto la pittura, ma devo ammettere che questo museo racchiude opere di un valore inestimabile.

Galleria degli Uffizi
Artemisia Gentileschi, Giuditta che decapita Oloferne
Venere di Botticelli
La Primavera di Botticelli

Altro imperdibile museo è la Galleria dell’Accademia che espone 7 sculture di Michelangelo. Io sono una grande appassionata di sculture e vedere dal vivo il David di Michelangelo è stata un’emozione indescrivibile. Devo ammettere che ho preferito decisamente la Galleria dell’Accademia agli Uffizi o alle opere esposte al Pitti.

David di Michelangelo
David di Michelangelo

Prima di dedicarmi all’arte contemporanea, ho proseguito la visita al Palazzo Vecchio, adiacente agli Uffizi, oggi sede del Comune. Questo Palazzo ha cambiato diversi nomi nel corso della sua storia: originariamente era “Palazzo dei Priori”, poi diventato “Palazzo della Signoria” e Palazzo Ducale, per poi assumere il nome attuale di Palazzo Vecchio dopo il 1565 quando la corte del Duca Cosimo si spostò a Palazzo Pitti. Nel museo sono visitabili le stanze dove lavoravano Ghirlandaio, Giorgio Vasari, Donatello, Verrocchio. Oltre al museo, è visitabile la Torre di Arnolfo da cui si gode di una splendida vista sul Duomo di Santa Maria del Fiore.

Palazzo Vecchio
Palazzo Vecchio
Palazzo Vecchio
Palazzo Vecchio
Palazzo Vecchio

Il pomeriggio mi sono diretta verso un museo che mi ha davvero stupita, il Museo Novecento dedicato all’arte italiana del XX secolo, propone una selezione di circa 300 opere distribuite in 15 ambienti. I diversi ambienti sono stati studiati alla perfezione e consentono al visitatore di ammirare e interpretare in tutta tranquillità il significato delle opere esposte. Di fronte a questo museo è presente la Basilica di Santa Maria Novella, punto di riferimento per i domenicani.

Museo Novecento
Basilica di Santa Maria Novella

Antichità e Modernità a Valencia

Itinerario di viaggio di 7 giorni

  • Principali opere da vedere: A Valencia potrete assaporare la storia di questo territorio, così come la modernità, racchiusa nella Ciutat de les Arts i les Ciencies
  • La movida: Barrio del Carmen
  • Sapori tipici: Paella valenciana, Horchata, Agua de Valencia
  • Tempo stimato: 7 giorni a disposizione
  • Prezzo stimato: 570 EUR/persona
  • Mezzi di trasporto: Autobus, Taxi, A piedi

Per maggiori dettagli sul viaggio scaricate il programma completo Valencia-Tour 7 giorni, Valencia-7DaysTour

Valencia è una città molto particolare, si assapora ancora quel vecchio stile spagnolo che si scontra con la volontà di Calatrava di portare in questa città un po’ di modernità. Valencia, terza città spagnola per numero di abitanti, è molto facile da visitare: io ho scelto un mezzo molto economico e che mi ha permesso di scovare molti angoli nascosti di questa città: i miei piedi! In fondo, il centro storico e le principali attrazioni si esauriscono tutte in qualche chilometro e camminare tra le vie di questa cittadina medievale è la cosa migliore.

Giorno 1 – Arrivo a Valencia

Dopo aver sbrigato le formalità al check-in dell’hotel Melia Plaza Valencia inizio a muovere i primi passi per esplorare questa città, ma se consideriamo l’orario di arrivo (tardo pomeriggio) e la stanchezza, decido di rilassarmi con una cena al Restaurante El Encuentro.

Giorno 2 – Il centro valenciano

La Cattedrale di Valencia e la sua torre (Torre del Micalet) sono il cuore pulsante di Valencia. La Cattedrale si trova sulla piazza principale della città, la cui pavimentazione durante le ore serali è in grado di riflettere la Cattedrale, dedicata all’Assunzione di Maria.

Cattedrale di Valencia
Valencia Cathedral
Cattedrale di Valencia

Al lato della Cattedrale di Valencia è presente la Basìlica de la Mare de Déu dels Desemparatas, patrona di Valencia e luogo di riparo dei valenciani durante l’epidemia di peste del 1647. Poco distante dalla Basilica, sorge uno dei palazzi più belli di Valencia, la Casa Punt de Ganxo 1906, edificio di alloggi situato nel centro storico della città progettato da Manuel Peris Ferrando e completato nel 1906.

Il Palau del Marqués de Campo è stato costruito nel diciassettesimo secolo. La ricostruzione iniziale della facciata di questo palazzo si deve al primo marchese, Josè Campo Pérez, il quale acquistò il palazzo nel 1840. Attualmente il palazzo ospita il Museo de la Ciudad.

Poco distante dalla piazza della Cattedrale, sorge il Mercado Central di Valencia, costruito nel 1914 da Alejandro Soler March e Francisco Guàrdia Vial in stile Art Nouveau. Questo mercato non è bello come La Boqueria di Barcellona, ma sicuramente verrete circondati da moltissima luce grazie alle immense vetrate. Oggi sono presenti circa 400 commercianti i quali vendono moltissime tipologie di cibo e riforniscono molti ristoranti locali.

Mercato di Valencia 
Valencia Market
Mercato di Valencia
Mercato di Valencia 
Valencia Market
Mercato di Valencia

Valencia non è molto grande e vi accorgerete che in un batter d’occhio sarete già in direzione Lonja de la Seda, sede dell’Accademia Culturale di Valencia e patrimonio dell’umanità dal 1996. La parola Lonja deriva da “logia” ovvero portico: proprio qui infatti, si trovavano i mercanti per commerciare la loro merce. Questo edificio vi incanterà molto di più all’interno che al suo esterno!

Lonja de la Seda - Valencia
Lonja de la Seda – Valencia
Lonja de la Seda - Valencia
Lonja de la Seda – Valencia

Dopo tanto girovagare mi sono proprio meritata una cena da La Ruià, ristorante tipico valenciano, certamente turistico, aperto 2 ore a pranzo e 2 ore a cena. Qui ho mangiato la miglior paella della mia vita…e di paelle ne ho provate davvero tante essendo uno dei miei cibi preferiti, ma nessuna ha mai battuto la paella La Ruià!

Giorno 3 – Le torri valenciane

La giornata inizia girovagando tra le viette del centro città, un susseguirsi di strade, a volte molto strette, che vi condurranno al Portal de Valldigna (in realtà senza porta), costruito nel 1400 per separare la città cristiana da quella moresca. Nella parte superiore è rappresentata la Vergine con gli stemmi della città di Valencia e del monastero della Valldigna.

Portal de Valldigna - Valencia
Portal de Valldigna – Valencia

A 5 minuti a piedi dal Portale de Valldigna troverete le Torres de Serrans, una delle 12 porte presenti nelle antiche mura della città dalle quali potrete vedere Valencia dall’alto.
A pochi passi da questo pezzo di storia si erge il Museo di Belle Arti di Valencia, una delle principali pinacoteche della Spagna. Il museo custodisce circa 2000 opere.

Torres de Serrans - Valencia
Torres de Serrans – Valencia
Torres de Serrans - Valencia
Torres de Serrans – Valencia

Passeggiando lungo il viale alberato che troverete dall’altra parte della strada rispetto alle Torres de Serrans, goderete della fresca ombra regalata dagli alberi dei Giardini del Reale del Vivero. Questi giardini risalgono al periodo del regno del re arabo Abd-Azlz nel secolo XI e si estendono per quasi 20.000 ettari e racchiudono più di tre mila alberi di 116 specie diverse.

Facendo ritorno verso il centro città, dopo aver pranzato al Restaurant Blanqueries il prossimo spettacolo non potevano che essere le Torres de Quart. Più che una torre sono una porta, sopravvissuta dalla demolizione delle mura cittadine di Valencia durante la seconda metà del XIX secolo.

Valencia
Valencia

Rientrando verso la parte sud del centro storico Valenciano, la mia attenzione viene catturata dal MuVim, il museo dell’illustrazione e della modernità. L’elemento caratterizzante è lo stile architettonico moderno, in netto contrasto con il centro valenciano.

MuVim
MuVim – Valencia
MuVim - Valencia
MuVim – Valencia
MuVim - Valencia
MuVim – Valencia

Dopo una breve sosta nello splendido hotel consigliato, non potevo che concedermi una cenetta dal Secreto, ristorantino con ottime delizie a prezzi economici!

Giorno 4 – L’altro lato di Valencia

Il quarto giorno si apre alla scoperta della zona sud di Valencia. Iniziamo con la famosissima Plaza de Toros, costruita fra il 1850 e il 1860, dall’architetto Sebastian Monleon.

Plaza de Toros - Valencia
Plaza de Toros – Valencia

Lasciata alle spalle questa meraviglia architettonica, mi sono incamminata per le stradine limitrofe a Plaza de Toros e mi sono imbattuta in uno dei mercati più belli che abbia mai visto (almeno dall’esterno): il Mercato di Colón. Oggi l’edificio è sede di un centro commerciale con dei negozi, ma è ancora possibile scorgere il sapore del mercato costruito nel 1916, grazie alle signore anziane che percorrono il corpo centrale dell’edificio per acquistare dei fiori freschi.

Mercato de Colón - Valencia
Mercato de Colón – Valencia
Mercato de Colón - Valencia
Mercato de Colón – Valencia

Risalendo verso la zona est di Valencia, ci troviamo di fronte a una delle tante opere del famosissimo architetto Calatrava: Metro Alameda e l’annesso Ponte Alameda. Due opere da non perdere per la semplicità e originalità architettonica del progettista. Il ponte è stato creato per collegare il quartiere universitario a nord con la città vecchia di Valencia a sud.

Ponte Alameda - Valencia 
Alameda Bridge - Valencia
Ponte Alameda – Valencia

Dall’altro lato del fiume Turia, sorge il Palacio de la Exposición, costruito per ospitare il palazzo municipale dell’Esposizione Regionale Valenciana del 1909. L’edificio oggi è diventato polifunzionale; ospita, infatti, vari eventi sia pubblici, che privati.

Dopo un pranzo veloce da Rinconet e qualche foto al Pont de les Flors, i miei occhi si sono completamente persi di fronte al Palau de la Música de València, un auditorium situato sul vecchio letto del fiume Turia. Il Palazzo, progettato da José María García de Paredes, è stato inaugurato nel 1987 e contiene diverse sale per audizioni musicali, congressi, mostre, mostre, spettacoli e proiezioni di film, tra le altre attività.

Lo spettacolo per oggi non si è ancora concluso. E’ giunto il momento di godere dell’opera architettonica migliore di Valencia. Ci ho messo un po’ di tempo per riuscire a trovarla, ma i Banys de l’Almirall mi hanno davvero affascinata, probabilmente grazie al fascino dell’architettura islamica. La Bany de l’Almirall è un edificio costruito nel XIII secolo e utilizzato come bagni dalle classi meno favorite della città di Valencia.

Banys de l'Almirall - Valencia
Banys de l’Almirall
Banys de l'Almirall - Valencia
Banys de l’Almirall – Valencia
Banys de l'Almirall - Valencia
Banys de l’Almirall – Valencia

Giorno 5 – Ciutat de les Arts i les Ciencies

Eccoci arrivati al momento più atteso di tutta la vacanza: l’esplorazione a la
Ciutat de les Arts i les Ciencies, complesso architettonico di 350.000 mq
gettato dagli architetti Calatrava e Candela composto da cinque differenti strutture, suddivise all’interno di tre aree tematiche: arte, scienza e natura. La magia che si crea all’interno di questo complesso è unica, sembra di essere immersi in un mondo a se stante. La sensazione è quella di essere all’interno di una bolla immaginaria e di poter dimenticare il mondo circostante. Le strutture presenti in questo complesso sono:

  • Palau de les Arts Reina Sofía, edificio destinato alla creazione, alla promozione e alla diffusione di tutte le arti sceniche,
  • Hemisfèric,  un mix tra un planetario e un cinema dalla forma di un gigantesco occhio umano,
  • Umbracle, un parcheggio su due piani per automobili e pullman, con annessa la passeggiata superiore (Paseo de las Esculturas) con un giardino alberato contenente una grande varietà di piante di specie diverse,
  • Museo delle scienze Principe Felipe, museo scientifico interattivo con una forma che ricorda lo scheletro di un enorme dinosauro,
  • Parco oceanografico, uno dei più grandi acquari d’Europa con più di 40.000 specie diverse,
  • Pont de l’Assut de l’Or,
  • Ágora, una piazza coperta nella quale si realizzano convegni ed eventi sportivi.
Ciutat de les Arts i les Ciencies - Valencia
Ciutat de les Arts i les Ciencies – Valencia
Ciutat de les Arts i les Ciencies - Valencia
Ciutat de les Arts i les Ciencies – Valencia
Ciutat de les Arts i les Ciencies - Valencia
Ciutat de les Arts i les Ciencies – Valencia
Ciutat de les Arts i les Ciencies - Valencia
Ciutat de les Arts i les Ciencies – Valencia
Ciutat de les Arts i les Ciencies - Valencia
Ciutat de les Arts i les Ciencies – Valencia
Ciutat de les Arts i les Ciencies - Valencia
Ciutat de les Arts i les Ciencies – Valencia

Giorno 6 – La Malvarrosa

Non potevo lasciare Valencia senza aver visto il mare. Sicuramente il litorale valenciano della Malvarrosa non ha niente a che vedere con la Barceloneta, ma gli edifici costruiti per la retata sono stupendi, in particolare le Vele y Vents.

Vele y Vents - Valencia
Vele y Vents – Valencia
Vele y Vents - Valencia
Vele y Vents – Valencia

Questa giornata pre-partenza ho scelto di dedicarla al relax più assoluto: asciugamano, ciabatte e Agua de Valencia. Non potevo chiedere di meglio!

Giorno 7 – Rientro in Italia

La giornata inizia con gli acquisti pre-partenza: in ogni viaggio adoro acquistare qualcosa di tipico e assaggiare ogni specialità locale. Dopo aver fatto un po’ di shopping, è giunto il momento di fare i bagagli e rientrare in Italia.

Anche quest’esperienza si è conclusa e posso segnare una città in più sul mio splendido mappamondo! Di questo viaggio ricorderò sicuramente il sapore inimitabile della paella di La Ruià o dell’Agua de Valencia bevuta come fosse succo all’arancia nel Barrio del Carmen. Indimenticabile è anche il Tribunal de las Aguas riunito in pompa magna davanti alla Cattedrale di Valencia o l’horchata bevuta da l’Horchateria Santa Catalina, come una vera turista.

Asolo – Borgo veneto d’eccellenza

Asolo è un piccolo borgo veneto in provincia di Treviso, dichiarato uno dei borghi più belli d’Italia. Essendo veneta probabilmente sono di parte, ma Asolo regala un’atmosfera magica, specialmente all’ora del tramonto.

Il periodo più florido di questa cittadina è stato quello della Serenissima, anni in cui Asolo si è popolata grazie agli sgravi fiscali presenti a Venezia. Questo borgo, in quegli anni, fu anche luogo di ambientazione del dialogo “Asolani” di Pietro Bembo, dedicato all’amata Lucrezia Borgia. Nel Seicento pero’, iniziò il declino della città a causa della crisi economica e delle carestie che devastarono la zona. Dopo essere stata dichiarata città a tutti gli effetti (nel 1742), Asolo fu oggetto degli scontri delle truppe Napoleoniche contro gli Austriaci . Beh, Napoleone non poteva scegliere miglior panorama per spiare i nemici oltre il Piave! Dopo essere passata al Regno d’Italia nel 1866, fu grazie al regime fascista che Asolo tornò a risplendere (veniva infatti chiamata la Grande Asolo) e ad ospitare alcuni uffici della Repubblica di Salò. Asolo oggi è una città molto visitata dai turisti, specialmente francesi e tedeschi, e racchiude moltissimi angoli dove perdersi in un panorama mozzafiato.

Piazza Garibaldi

Piazza Garibaldi è il cuore di Asolo, con al centro la fontana cinquecentesca sovrastata dal leone alato di S. Marco risalente al 1918. Questa fontana ha costituito il principale sistema di raccolta idrica del centro urbano grazie all’alimentazione fornita dagli acquedotti in cunicolo della “Bot”. Da questa piazza si estendono molte stradine che vi condurranno verso la rocca di Asolo o verso le altre zone del centro storico.

Rocca di Asolo

Da Piazza Garibaldi, sulla destra, troverete una strada (rigorosamente in salita) che vi condurrà fino alla Rocca. Al momento della mia visita la Rocca era chiusa per lavori, ma magari voi sarete più fortunati di me! La Rocca si trova sul monte Ricco, alta circa 15 metri, è stata costruita nel tra la metà-fine del XII secolo e gli inizi del XIII. La Rocca veniva utilizzata come struttura difensiva e sede dei soldati durante il 1500. Nel XVI secolo pero’ la Rocca viene parzialmente abbandonata e si narra la volontà di vendere questo patrimonio architettonico. Gli Asolani però, si ribellarono alla vendita della Rocca la quale rimase intatta, così come la si può vedere oggi. Durante gli anni 80-90 la Rocca è stata ristrutturata e oggi è possibile godere di un panorama mozzafiato su tutto il monte.

Prezzo2€
OrariLuglio-Agosto: Sabato, Domenica e festivi 10-12, 15-19
Aprile-Giugno e Settembre-Ottobre: Sabato, Domenica 10-19
Novembre-Marzo: Sabato, Domenica 10-17
Rocca di Asolo
Rocca di Asolo
Rocca di Asolo
Rocca di Asolo

Castello di Asolo

Il Castello di Asolo è il secondo simbolo della città dopo la Rocca. Fu dimora di Ezzelino da Romano nel 1200 e a partire dal 1339 divenne sede dei podestà veneziani. Nel XIV secolo il Castello si rafforzò grazie alla costruzione delle mura cittadine durante il dominio dei Carraresi. Nel 1489 divenne residenza di Caterina Cornaro ed è proprio in questo angolo di paradiso che Pietro Bembo ambientò i dialoghi “Gli Asolani”. Dopo la morte di Caterina Cornaro, il Castello fu utilizzato per scopi amministrativi. Oggi è possibile prendere un aperitivo presso il bar del Castello circondati da secoli di storia e a prezzi piuttosto ragionevoli per la location!

Castello di Asolo
Castello di Asolo
Castello di Asolo
Castello di Asolo
Castello di Asolo
Castello di Asolo

Teatro di Asolo

Il Teatro di Asolo dal 1798 è stato ospitato nel Castello. Inizialmente il teatro era costruito in legno e nel corso dell’800 è stato arricchito da palchi. Nel 1930 il teatro fu demolito per aprire il nuovo teatro intitolato ad Eleonora Duse nel 1932.

Teatro di Asolo
Teatro di Asolo

Museo Civico di Asolo

Il museo civico si torva presso l’edificio della Loggia della Ragione ed è stato costruito e affrescato intorno alla metà del XVI secolo. Il museo agli inizi dell’800 ospitava già numerose collezioni anche se solo alla fine di questo secolo viene riconosciuto ufficialmente come museo e si arricchisce anche di numerose altre opere. Nel museo oggi, si possono trovare la Pinacoteca, la sezione dedicata a Caterina Cornaro e Eleonora Duse, nonché l’archivio storico.

Orari di apertura: Sabato, Domenica e Festivi 9:30-12:30, 15-18

Acquedotto di Asolo

L’acquedotto di Asolo prendeva l’acqua della sorgente “Tintina” e la conduceva fino alla piazza cittadina, tramite un sistema di tubi in piombo. L’acquedotto serviva anche per rifornire l’edificio termale posto al centro della città. L’impianto idraulico originario risale al I sec. d.C. Oggi è possibile visitare l’acquedotto gratuitamente.

Orari di apertura: Sabato e Domenica 10-19

VIlla Scotto Pasini

La Villa Scotto Pasini è visibile dalla piazza principale di Asolo e domina le pendici del Monte Ricco. La costruzione della Villa risale al XVII secolo, anche se, successivamente, furono eseguiti numerosi interventi di ampliamento.

Motomondiale che passione!

Il motomondiale è, da sempre, una mia grande passione. Non mi perdo una gara, per nessuna ragione al mondo, e gli appuntamenti fissi di ogni anno sono le gare del Mugello, Catalunya e Misano Adriatico. In questa pagina potrete trovare alcune indicazioni utili su come organizzarvi per questi  imperdibili appuntamenti!

Misano World Circuit Marco Simoncelli – terra di motori 

Il Misano World Circuit Marco Simoncelli è stato progettato nel 1969 e si trova in uno dei territori con una maggiore cultura e passione per i motori: la Romagna! Questo autodromo, dal 2012, è stato dedicato allo splendido Sic (Marco Simoncelli), scomparso a Sepang il 23 Ottobre 2011. Oggi l’autodromo dispone di 5 piste, una delle quali usata per le gare del moto mondiale. 

A Misano l’atmosfera che si respira la sera prima della gara è davvero magica grazie agli eventi organizzati in centro. A Misano Adriatico è difficile trovare degli hotel “decenti” quindi se avete intenzione di passare i tre giorni del motomondiale in questa cittadina preparatevi: un 3 stelle vi offrirà i servizi di un 2 stelle scarso! Non avendo ancora la moto, generalmente utilizzo la macchina per andare al circuito, ma Misano Adriatico dispone di una stazione ferroviaria molto comoda al centro e, in occasione delle gare, sarà messo a disposizione dei tifosi un bus che dalla città vi condurrà direttamente all’autodromo. 

A Misano Adriatico adoro il Prato 1 perché è il punto della pista con maggiore visibilità..certo, non è comodo come stare in tribuna, ma in Italia i biglietti sono parecchio costosi (solo la domenica in prato vi costa 90€). Il biglietto per il Prato 1 comprende anche l’accesso al Prato 2 (circa 15 minuti a piedi). Prima di iscrivermi al FanClub ufficiale di Marc Marquez acquistavo i biglietti sul comodissimo sito di TicketOne tra gennaio/febbraio (al massimo) al fine di godere di un piccolissimo sconto. 

Come in ogni autodromo, anche a Misano troverete i food track dove potrete comprare dei buonissimi hot-dog o festeggiare la vittoria sorseggiando della birra alla fine della gara! E se, come me, ogni anno è buono per acquistare un gadget, qui a Misano avrete una varietà abbastanza elevata di shop delle diverse scuderie o piloti. 

Prato 1 - Misano World Circuit Marco Simoncelli
Prato 1 – Misano World Circuit Marco Simoncelli
Prato 2 - Misano World Circuit Marco Simoncelli
Prato 2 – Misano World Circuit Marco Simoncelli
Prato 1 - Misano World Circuit Marco Simoncelli
Prato 1 – Misano World Circuit Marco Simoncelli

Mugello International Circuit – Mugiallo

L’autodromo del Mugello, generalmente chiamato “Mugiallo”, nasce nel 1914 e consente agli appassionati di dormire all’interno del circuito per i 3 giorni del motomondiale. E’ proprio questa sua caratteristica che rende l’atmosfera completamente diversa da quella di Misano Adriatico: qui si vive letteralmente tra i canarini (tifosi di VR46) e le loro birre che generosamente lasciano lungo la strada. Al Mugello c’è sempre un grande caos e, se come me scegliete il prato, dovrete essere fortunati a trovare un punto poco “affollato” dalle migliaia di tende da campeggio. E se oserete anche solo indossare una maglia diversa da quella dell’idolo incontrastato di questa terra (Valentino Rossi), allora sarete spacciati: gli insulti partiranno fin dal parcheggio!

Al Mugello dovrete andare necessariamente con i vostri mezzi (vi consiglio la moto): questo circuito si inserisce tra le colline toscane e sono presenti moltissimi parcheggi che vi consentiranno di pagare un prezzo di “favore” per i 3 giorni (ma senza posto assicurato). Per evitare il traffico mattutino ho scelto di soggiornare a Prato, al Podere La Rondine, che dista circa 30 minuti di auto dal circuito. Devo dire che la scelta è stata perfetta, anche la domenica, il giorno della gara! Una volta arrivata al circuito ho parcheggiato poco distante dall’ingresso dell’autodromo, ma il ritorno è stato tragico: sono rimasta bloccata più di 4 ore in parcheggio.

Mugello Circuit
Mugello Circuit

Circuit de Catalunya – esiste ancora la sportività

Il Circuito di Catalunya, situato a Montmelò e inaugurato nel 1992, si trova a 20 chilometri da Barcellona ed è facilmente raggiungibile in treno o in autobus da Passeig de Gracia (Barcellona). Proprio grazie agli eccellenti mezzi pubblici spagnoli, vi consiglio di soggiornare a Barcellona (io ho dormito presso l’Hotel Experia Ramblas) e facevo la “pendolare” ogni giorno tra la città e il circuito (circa 1 ora in totale).

La prima volta che sono stata a vedere la competizione mondiale in questo circuito era il 2016, anno nel quale durante le qualifiche del sabato ha perso la vita Luis Salom. Nonostante questa immensa perdita, la sua famiglia ha deciso che quella domenica le 3 gare mondiali si sarebbero comunque disputate. Quell’anno mi avevano regalato i biglietti in Tribuna A (89 euro di 3 giorni, prezzi assolutamente concorrenziali rispetto a quelli italiani), con vista sul rettilineo e su buona parte della parte sinistra del tracciato.

L’atmosfera qui a Barcellona è completamente diversa da quella delle gare italiane. Tutto è organizzato nei minimi dettagli, non ho mai fatto code (a differenza del Mugello dove ho impiegato almeno 1 ora per uscire dal circuito), le indicazioni per orientarsi nei vari accessi sono molto chiare, tutto è pulito (compresi i bagni) e c’è un rispetto assoluto per tutti i tifosi. Come sempre, anche a Barcellona, mi sono agghindata con i gadget di Marc Marquez a mia disposizione e, stranamente (com’è giusto che sia) nessuno ha osato insultarmi (e vi posso assicurare che c’erano moltissimi canarini).

Una volta scesi i piloti in pista l’aria diventa magica: il vociare della tribuna giunge al termine e sono tutti concentratissimi a guardare ogni singolo pilota. Ognuno sembra avere la sua importanza e questo per me è stato davvero sconvolgente. In Italia tutti prestano attenzione ad un solo pilota, dimenticandosi che anche gli altri meritano di essere osservati anche solo per il coraggio di sfrecciare a 300 Km/h su una moto. La domenica della gara questo circuito mi ha stupita ancora: in Italia siamo abituati a vedere le tribune e i prati affollarsi solo durante la gara di MotoGP, dimenticandoci che in Moto3 e Moto2 ci sono le nuove promesse e i prossimi avversari dei piloti di MotoGP. Qui a Barcellona invece, tutto sembra essere importante e quando un avversario cade, magicamente tutte le persone si fermano un istante ad applaudire, a congratularsi comunque con il pilota per la gara disputata fino a quel momento. Barcellona è davvero incredibile, almeno una volta nella vita bisogna provare l’emozione della sportività!

Circuit de Barcelona
Circuit de Barcelona
Circuit de Barcelona
Circuit de Barcelona

Lo spettacolo del podio in Italia

Uno dei miei momenti preferiti delle gare è la premiazione. Gli addetti alla sicurezza sono pronti ad aprire i cancelli, certi di veder correre chi non vede l’ora di camminare dove pochi istanti prima ha gareggiato il suo idolo, desiderosi di respirare l’aria di festa sotto al palco. Questi momenti sono davvero unici anche se, per chi come me, non partecipa al binomio tradizionalista italiano (VR46 + Ducati) verrà aggredito da una serie di insulti e fischi che vi sembreranno non avere mai fine. Purtroppo anche il mondo dei motori sta diventando “ignorante” come quello del calcio, la sportività spesso viene lasciata a casa, agli applausi si sostituiscono i fischi, anche di fronte a tanta bravura. In fondo, anche l’ultimo arrivato merita di ricevere un applauso e ognuno di noi dovrebbe essere libero di tifare, anche in modo piuttosto colorato e passionale, il proprio idolo senza dover necessariamente essere messo alla gogna da un intero autodromo.

Misano World Circuit Marco Simoncelli
Misano World Circuit Marco Simoncelli

Ma le gare oggi sono anche queste e, nonostante gli insulti e i fischi che di anno in anno si fanno sempre più dominanti, mai nessuno mi fermerà dall’aspettare l’apertura dei cancelli del Prato 1 di Misano Adriatico, correre, saltare le barriere di copertoni verdi, cadere e rialzarmi e, finalmente, arrivare sotto il podio a sostenere uno dei più grandi campioni mondiali di sempre!

Misano World Circuit Marco Simoncelli
Misano World Circuit Marco Simoncelli

Lanzarote selvaggia

Itinerario di viaggio:

    • Principali opere da vedere: distese di roccia lavica, spiagge tra le più belle mai viste prima, natura incontaminata e diversa in ogni lato dell’isola, La Graciosa, isola deserta da esplorare a piedi o in bicicletta (consigliato)
    • Shopping: Cactus di ogni specie (presso il negozio di souvenir di Jameo del Agua troverete anche i semi di cactus da piantare), marmellate e formaggi locali da acquistare al Monumento del Campesino, oggettistica di artigianato locale fatta a mano
    • Tempo stimato: 6 giorni a disposizione
    • Prezzo stimato: circa 700 €/persona
    • Mezzi di trasporto: Auto a noleggio, A piedi, Traghetto

Da portare in valigia: Cappotto anti vento, sciarpa, occhiali da sole, scarpe da trekking, videocamera (meglio se GoPro per La Graciosa).

Per maggiori dettagli sul viaggio scaricate il programma completo lanzarote_tour di 6 giorni / lanzarote_6-days tour

Lanzarote ha sempre fatto parte della mia lista di Paesi da esplorare, così mi sono finalmente decisa a passarci le vacanze di Natale per stare al caldo qualche giorno. Molte persone mi hanno parlato di quest’isola vulcanica, ma mai avrei immaginato di trovarmi di fronte a tanta bellezza: ogni lato dell’isola vi regalerà delle emozioni diverse, percorrerete distese di roccia lavica e scenderete lungo viali che vi condurranno direttamente al mare. L’isola è facilmente vivibile, anche se parecchio ventosa, ma basta essere ben riparati e il vostro viaggio si trasformerà in una scoperta continua di paesaggi completamente diversi. Lanzarote vi accoglierà con una natura che sembra essere ancora oggi incontaminata, con un’identità propria che non vuole essere dimenticata, forse anche grazie a un turismo meno festaiolo e completamente diverso da quello delle altre isole Canarie. Di spettacoli indimenticabili in quest’isola ne troverete molti, come le 450 specie di cactus, la necessità, quasi velata, di César Manrique di abbellire questi luoghi con le sue opere e il suo ingegno, le distese di roccia lavica che circondano la Montaña de Fuego e l’imperdibile Isla La Graciosa, isola desertica di fronte a Lanzarote. Queste sono solo alcune delle bellezza che mi sono rimaste più impresse, ma di cose da vedere in quest’isola ce ne sono davvero molte!

Giorno 1 – Arrivo a Lanzarote

L’arrivo a Lanzarote è suggestivo, la pista è a ridosso dell’oceano e sembra davvero corta, probabilmente perché il mio pilota ha frenato di colpo, quasi come se ci stessimo schiantando su Playa Honda (beh, in fondo non sarebbe stato male ritrovarci direttamente in spiaggia!). Dopo aver preso i bagagli è stato piuttosto facile trovare il box dell’auto a noleggio (io ho scelto Top Car, ma va molto di moda anche la Cabrera Medina), così come arrivare alla capitale, Arrecife, dove avevo l’appartamento. Le strade qui a Lanzarote sono generalmente a due corsie e le indicazioni stradali sono veramente facili da seguire: difficilmente sbaglierete strada, anche senza navigatore! Una volta fatto il check-in, mi sono diretta verso Playa del Reducto, la spiaggia della capitale. Io sono arrivata all’ora del tramonto e devo dire che essere partita dall’Italia con 0° ed essere in spiaggia a godermi il tramonto con solo una felpa addosso è stata la cosa migliore della giornata! La sabbia, il mare, le palme e il tramonto: che si vuole di più?!! Manca solo una cena da La Puntilla Colon Restaurantes, con menu tradizionale: diamo il via a una lunga settimana di “pescado del dìa”!

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Giorno 2 – Lanzarote Nord

Il secondo giorno inizia con il Mirador del Rìo, al nord di Lanzarote, dal quale potrete ammirare le montagne dell’isola, il vulcano Monte de la Corona e, soprattutto, La Graciosa, isola desertica (tranquilli, ci sarà tempo di visitare anche questo splendido angolo di paradiso!). Il Mirador, alto 475 metri e aperto dal 1973, è una delle creazioni architettoniche di César Manrique, il più importante artista dell’isola. All’ingresso del Mirador troverete una statua a forma di uccello che rappresenta i due elementi naturali dominanti dell’isola: l’acqua e l’aria. All’esterno, il Mirador vi regala una vista favolosa (non ho mai visto l’acqua del mare così blu, neanche a Cuba), ma state attenti specialmente se c’è parecchio vento: il rischio caduta in quest’isola è alto.

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La seconda tappa della giornata è Jameo del Agua, un complesso di grotte laviche creato a seguito dell’eruzione del vulcano Monte Corona e centro d’arte, cultura e turismo, creato da César Manrique. Questo complesso è formato da un lago salato sotterraneo, un ristorante, una piscina azzurra e un auditorium ed è tenuto in perfetto stato grazie alla manutenzione maniacale degli addetti alle pulizie e ai giardinieri che mantengono vivi questi cactus giganteschi.

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La Cueva de Los Verdes è il secondo complesso di grotte formatosi a seguito dell’eruzione del vulcano Monte Corona. La Cueva de Los Vedres è composta da due gallerie sovrapposte con moltissimi corridoi e abissi senza fondo. Queste grotte sono anche servite a molti abitanti locali per difendersi dagli attacchi dei pirati e, oggi, arrivati quasi alla fine del percorso, potrete trovare anche un auditorium nel quale vengono svolte diverse manifestazioni musicali: dev’essere veramente uno spettacolo fantastico ascoltare della buona musica, meglio se locale, dentro una grotta! La bellezza di questo posto è esaltata anche dalle guide in due lingue (spagnolo e inglese) che vi spiegheranno la storia di questo complesso e vi condurranno fino alla fine delle grotte per farvi immergere nei loro segreti incantati. Da non perdere!

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La giornata continua all’insegna delle prelibatezze locali mangiate da La Puerta Verde: il sancocho è un tipico piatto locale fatto con cernia, patate dolci e le cosiddette “patatas arrugadas”. E’ veramente ottimo e da provare se amate il pesce!

Il distretto di Harìa merita sicuramente una passeggiata, se non altro per le case bianche, tipiche dell’isola e perfettamente mantenute, che non avrete di certo notato alla capitale. Proprio qui si erge la casa dell’artista più nominato di tutta l’isola: la Casa di César Manrique. La Casa è fenomenale, distribuzione degli spazi ottima, specialmente per il soggiorno. Io sono una geometra e devo ammettere che ho un amore incontrastato per l’architettura, ma questa non è solo una bella casa. L’aria profuma di arte, di positività, di magia, di una costante ricerca di materiali, idee, stili, di quella sensazione che porta necessariamente alla creazione, alla messa in opera di idee semplici ma efficaci. Ammetto che ho una passione quasi malata per i bagni degli artisti e il tuo, César, era fenomenale: la vasca con vista cactus non ha prezzo! Il tuo laboratorio, invece, respira ancora di vernice, di colori, di voglia di creare nuove opere per la tua isola prediletta, quasi come fosse la tua opera migliore da conservare intatta, senza sporcarla, senza danneggiarla, ma facendola semplicemente rifiorire di quell’identità che le appartiene.

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Una delle cose che ho preferito di questo fantastico viaggio immerso nella natura selvaggia di Lanzarote è stato il Jardin de Cactus, anche questo creato da César Manrique nel 1991. Questo giardino è stato l’ultimo progetto di Manrique a Lanzarote e qui, probabilmente ha dato il meglio di sé. Dalla strada questo giardino è impercettibile, si intravede solo il mulino utilizzato un tempo per raccogliere il grano. Una volta entrati in questo mondo resterete sicuramente esterrefatti. Io mi sono fermata qualche minuto per rendermi conto della maestosità dei cactus presenti e quando ho letto i miei appunti e mi sono accorta che sono presenti circa 4.000 esemplari di 450 specie diverse di cactus, beh, me ne sono innamorata. Qui mi sono sbizzarrita a fare mille foto e mi sono veramente goduta il momento per qualche ora: quando mai mi capiterà di vedere ancora questi cactus?, mi sono chiesta. Complimenti davvero Manrique!

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La Fundacion César Manrique è stata costruita sopra il mare di lava creatosi a causa dell’eruzione dei vulcani di Lanzarote avvenuta tra il 1730 e 1736. La Fondazione si articola su tre livelli che si ispirano all’architettura tradizionale di Lanzarote. Lo spazio inferiore è il migliore: sarete immersi in cinque diverse stanze, chiamate “bolle” (prendono il nome dalle bolle create dalla lava durante l’eruzione), ognuna caratterizzata da un colore ed elementi architettonici diversi e aventi le classiche pareti nere di roccia lavica: vi sembrerà di essere all’interno dei tubi vulcanici.

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Le nottate a Lanzarote non sono molto vive, ma una passeggiata a La Marina, ossia la zona del Porto di Arrecife, ci stava tutta, specialmente dopo aver cenato dal Restaurante Cala by Luis Leon!

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Giorno 3 – Parco Naturale e Lanzarote centrale

La giornata oggi inizia veramente presto: per evitare l’ondata di turisti mi sono recata al Parco Nazionale Timanfaya, che si estende su una superficie di circa 51,07 km², alle 9 di mattina. Il panorama è veramente bellissimo e al termine dell’esplorazione di quest’area naturalistica verrete accolti da un simpatico signore che vi darà prova dell’attività del vulcano: tra geyser e pollo cotto grazie al calore proveniente da queste formazioni vulcaniche, ora non ho più dubbi! Prima di recarmi in questo Parco pensavo ci fosse un solo vulcano e che fosse molto simile a quelli presenti in Italia. In realtà a Lanzarote ci c’è un vero e proprio complesso di formazioni vulcaniche circondate da distese di roccia lavica. I paesaggi sono davvero incantevoli: in alcuni punti troverete formazioni rocciose che salgono fino alla bocca del vulcano, mentre in altri casi la terra vi sembrerà quasi sabbia.

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Le Grotte Los Hervideros sono la seconda tappa del giorno, le quali si sono create a seguito di una colata lavica nel XIII secolo. Dalla strada sono impercettibili, ma una volta arrivati vi si aprirà un panorama incantato. Le lave pietrificate si posizionano l’una sopra l’altra, quasi come se volessero fare a gara per arrivare davanti e ammirare l’oceano e le splendide grotte che somigliano molto a delle caverne.

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Altra attrazione da non perdere a Lanzarote è El Golfo che prende il nome dalla vicina baia, chiamata “Golfo”. Anche questa baia si è creata a seguito delle eruzioni vulcaniche le quali hanno formato un cratere che si è aperto sul mare. El Golfo, in passato, era un bellissimo insediamento di pescatori: ancora oggi, anche se raramente, sporgendosi verso la baia potrete scovare alcune barchette piccolissime, pronte ad affrontare l’oceano. El Golfo attualmente è una località turistica ricca di ristoranti che si affacciano sul mare, come il Restaurante El Caleton. Questo ristorante si trova alla fine di questo piccolissimo paese e il cibo è davvero ottimo: ho scelto i calamaretti fritti e, ovviamente, il pescado del dìa che mi hanno consigliato. A fine pranzo mi hanno anche offerto il rum al miele: questo liquore è tipico delle isole Canarie, è economico (lo trovate dai 6 ai 12 € anche al supermercato) ed è perfetto per un piccolo souvenir targato Lanzarote!

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La prima tappa pomeridiana è alle Salinas de Janubio, dove potrete acquistare del sale locale. Queste saline sono quelle più grandi di Lanzarote, progettate nel 1895 e completate solo nel 1945, e sono attive grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea. Anche in questo sito le eruzioni vulcaniche hanno lasciato il segno: il sale si è creato proprio grazie a queste eruzioni che hanno generato una barriera di lava tra il mare e la laguna.

Lasciando questo splendido angolo di costa per dirigermi verso il Monumento al Campesino, mi sono imbattuta nel distretto di La Geria, famoso per le coltivazioni di vite e per la conseguente produzione vinicola, la più grande delle Canarie. Anche qui i resti delle eruzioni vulcaniche sono i protagonisti: ogni albero di vite infatti, è racchiuso in un semicerchio costruito con le rocce laviche sia per favorire la fertilità del terreno che risulta piuttosto secco, sfruttando l’accumulo delle piogge (rarissime) durante la stagione invernale, che per proteggere le viti dal forte vento che caratterizza l’isola.

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Il Monumento del Campesino è un monumento ai contadini di Lanzarote creato da César Manrique proprio per ricordare ed esaltare tutti gli elementi dell’isola. I contadini infatti, sono coloro che riescono, da un lato a creare vita dalla terra secca, desertica e affossata dalle eruzioni vulcaniche e, dall’altro a nutrire e soddisfare i bisogni dell’uomo. Questa struttura è stata creata con i serbatoi idrici da barca, utilizzati accostandoli l’uno sull’altro. Anche qui, César ha voluto unificare due punti di forza di Lanzarote: il mare, simboleggiato dal materiale utilizzato e la terra, simboleggiata dal duro lavoro dei contadini. La caratteristica geniale di questo monumento è che si trova esattamente al centro dell’isola, altra scelta di César di riunificare e rinsaldare le peculiarità di Lanzarote. Sul retro del monumento troverete un complesso di edifici dove sono presenti alcuni negozietti di artigianato locale: io ho acquistato delle fantastiche marmellate!

Facendo ritorno ad Arrecife, mi sono fermata al Castillo de San Josè, uno dei tre castelli dell’isola, che ospita il Museo Internazionale di Arte Contemporanea (MIAC). Questo castello è stato rinnovato nel 1970 da César Manrique. Le opere, principalmente di artisti spagnoli, ospitate in questo castello sono degli anni ’50-’80 e l’ambientazione è davvero magica. Dalla terrazza panoramica potrete affacciarvi sul porto di Arrecife e scorgere 4 statue di cavallo in mare, quasi a ricordare la volontà di Lanzarote di difendersi dagli attacchi dei nemici (i pirati).

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Giorno 4 – Isla La Graciosa

Il mio quarto giorno qui a Lanzarote è una domenica. Ovviamente tutto era calcolato per poter andare al Teguise Market, mercato domenicale che apre dalle 9 alle 14. Vi consiglio di arrivare presto per evitare di pagare, inutilmente, il parcheggio (1,80€/ora): ci sono moltissimi posti auto lungo le strade! Questo mercato è molto simile a quelli presenti in Italia, ad eccezione dei prodotti tradizionali di Lanzarote, come l’aloe o l’oggettistica artigianale di ceramiche o di gioielli fatti con le rocce laviche. Proprio in questo mercato ho acquistato le ceramiche simbolo della fecondità e degli orecchini! Sono anche riuscita a scovare un banchetto che vendeva libri in spagnolo (e qualche libro inglese o italiano) a solo 1€, così mi sono fiondata e ho acquistato, accorgendomi solo dopo che la ragazza che mi ha venduto questi volumi faceva parte di un’associazione che aiuta i cani di Lanzarote (meglio ancora!).

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Dopo aver speso parte del mio budget in shopping, mi sono recata ad Orzola per salire sul traghetto in direzione La Graciosa. Il traghetto parte ogni ora (con orari stagionali) e impiega circa 30 minuti per attraversare la costa e approdare al molo di La Caleta del Sebo. Non potete raggiungere l’isola in auto e potrete percorrerla solo con tre diversi mezzi: a piedi (bellissimo, ma ci dovete passare due giorni), in “taxi” al costo di circa 40€ (sconsigliatissimo, vi perderete il gusto di assaporare con tranquillità le bellezze dell’isola) o in bicicletta (la mia scelta preferita, specialmente se, come me, una volta “sbarcati”, vi accorgerete che il vento non soffierà poi così tanto). Una volta presa la mountain bike e dopo essermi fatta spiegare il tragitto sono partita, pronta ad affrontare l’esplorazione in tutta tranquillità. Giusto il tempo di avviarmi verso la prima spiaggia e già iniziano le difficoltà: mi aspettavo di trovare un terreno più facile da percorrere e invece dovevo stare attenta alle mille buche, alla sabbia, alla salita, allo zaino nel cestino (ha rischiato di rotolare per terra più di una volta!), alle jeep che sfrecciavano a tutta birra e, ultima ma non per importanza, alla macchina fotografica: non potevo di certo non immortalare questi momenti! Era da un po’ che non andavo in bicicletta, ma per cercare di non pensare alla faticaccia che mi stava aspettando, ogni tanto mi giravo verso La Caleta del Sebo. La vista era bellissima: deserto intorno a me, terra battuta, sassi, qualche vegetazione, le tipiche case isolane bianche in lontananza e sullo sfondo l’oceano e le montagne di Lanzarote. Quest’isola vale sicuramente ogni singola fatica affrontata in questa giornata! Proseguendo il cammino, o meglio, la pedalata il paesaggio cambiava di continuo: la parte centrale dell’isola è desertica, caratterizzata da una terra gialla molto secca e, a tratti, sabbiosa. La parte a nord-ovest invece, è ricca di vegetazione bassa e più vi spingerete verso la costa più sentirete il profumo del mare e l’infrangersi delle onde. Dopo circa 1 oretta di pedalata sono finalmente arrivata a Playa De Las Conchas, la spiaggia dalla quale potrete ammirare l’Isla Montaña Clara. I colori del mare qui, sono ancora più belli, la spiaggia è così pulita. Per un attimo sono tornata indietro nel tempo, a quando mio padre mi ha portata al nord della Sardegna a visitare i luoghi dove ha vissuto. Il panorama è molto simile, la terra è secca proprio come laggiù e il mare appare quasi timido, vi richiede di percorrere terreni difficili da attraversare; le onde che si infrangono su questa sabbia così perfetta, senza sbavature, quasi come fosse un tappeto di velluto appena posato sul terreno, vi implorano di rispettare questo luogo, di non alterarlo, di entrare in contatto con la natura, di diventare una cosa sola. Sono queste le sensazioni che richiamano ad un territorio molto distante da quest’isola, la Sardegna, ma che ha molti punti in comune con La Graciosa. Al fianco di questa spiaggia troverete la montagna rossa che potrete risalire per godervi il panorama (io non l’ho fatto per motivi di tempo e di fatica: probabilmente non sarei più riuscita a continuare il giro). Proseguendo verso la costa nord-est il paesaggio cambia ancora: qui troverete distese di sabbia, la vegetazione inizierà nuovamente a scarseggiare e le pedalate si faranno sempre più faticose (attenti a non sprofondare nella sabbia con le ruote della bicicletta). Anche le spiagge sono molto diverse: qui sono prevalentemente rocciose (la classica roccia nera che trovate a Lanzarote) e il contrasto con il mare blu è favoloso! Proseguendo verso il sud, dopo circa 3 ore di pedalata, farete veramente fatica. Il terreno diventa roccioso, con moltissime buche e sassi, alcuni piuttosto grandi da schivare, ma da questo lato dell’isola potrete ammirare delle piccole case vacanza, rigorosamente bianche, e le montagne di Lanzarote! Nella parte finale del percorso dovrete affrontare una salita, ma la fatica sarà ripagata da centinaia di metri in discesa durante i quali vi potrete “rilassare” (facendo attenzione alle buche e ai sassi) e contemplare l’avvicinarsi di La Caleta del Sebo. Quest’isola è una costante di emozioni, le salite percorse non vi faranno vedere il paesaggio successivo, ma quando vi troverete a scendere lungo questi terreni desertici rimarrete a bocca aperta.

Ricordate di portare con voi dell’acqua e del cibo..i ristoranti sono presenti solo a La Caleta del Sebo e dopo tutto questo pedalare avrete sicuramente fame. Al ritorno ho preso il traghetto delle 17, giusto in tempo per godermi il tramonto in pieno oceano: che spettacolo!

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Giorno 5 – Le spiagge

Il quinto giorno è all’insegna delle spiagge del sud. Iniziamo con Playa Blanca, una delle migliori spiagge di Lanzarote, a detta di molti. A me non ha lasciato un grande ricordo, probabilmente per il forte vento che disturbava anche una semplice passeggiata lungo la costa. Le foto però, sono venute davvero bene: grazie al vento le onde si infrangevano sulla roccia lavica con una tale velocità da scoraggiare qualsiasi peschereccio! Playa Blanca è ricca di turisti ed è piena di ristoranti dove difficilmente mangerete male: io ho scelto Los Hervideros Restaurant, ma prima di pranzare non potevo perdermi le spiagge che, dal mio punto di vista, sono le migliori dell’isola:  le Playas del Papagayo.

L’accesso alle Playas del Papagayo è consentito solo passando per un’area naturalistica (il pedaggio in auto è di 3€) che vi lascerà senza fiato. La velocità media che riuscirete a raggiungere in auto è di 30km/h a causa delle mille buche e sassi che caratterizzano questo angolo di paradiso. Intorno a voi non ci sarà nulla, solo deserto. Molte volte mi sono chiesta se sarei mai arrivata alla fine o se stavo andando verso la direzione giusta..e ad un tratto mi appare il cartello “Playa del Papagayo”. Bingo ho pensato! Parcheggio ed esco dall’auto..non avevo fatto i conti con il vento..me ne ero quasi scordata, ma qui se siete esili come me non è un dettaglio da sottovalutare (per poco non cadevo per terra!). Le Playas del Papagayo (Playa del Papagayo è una di queste) si compongono da sette spiagge con dimensioni diverse e localizzate sulla Costa del Rubicon, situate proprio ai piedi della roccia lavica. Playa del Papagayo è stata quella che ho preferito e sarete liberi di camminare sopra queste rocce di pietra lavica per esplorarle dall’alto. Anche Playa Mujeres fa parte di questo complesso di 7 spiagge ed è davvero incantevole!

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Il pomeriggio prosegue verso Playa Quemada, la quale sembra piuttosto abbandonata a sè sessa, se non fosse per alcuni ristorantini locali con vista mare. Puerto Calero, invece, è un porto turistico molto lussuoso, il quale prende il nome dall’inventore José Calero, che nel 1983 decise di creare una sorta di villaggio del lusso qui a Lanzarote.

Questo quinto giorno a Lanzarote era un po’ speciale, in poche ore infatti a Puerto del Carmen avrei assistito ai fuochi di capodanno (ebbene si, era il 31 Dicembre). Presa dalla voglia di arrivare nel luogo più “giovanile” e vivace di Lanzarote, ho deciso di passare proprio qui il mio pomeriggio in attesa dell’anno nuovo. La tradizione vuole che il pomeriggio del 31 Dicembre si debba correre la Maratona de los Conejos proprio a Puerto del Carmen: è stato divertente veder correre centinaia di persone lungo la spiaggia, sotto il sole, al caldo, e alcune di loro vestite da Babbo Natale o con altri vestiti assurdi! Il pomeriggio mi sono rilassata al mare e, verso ora di cena mi sono recata in un locale inglese (The Scotch Corner) a bere una Cerveza. Dovete sapere che in questo locale vige solo una grande regola: si parla solo inglese, di Lanzarote qui dentro non c’è neanche un bicchiere! Questa spiaggia è davvero lunghissima e Puerto del Carmen è molto turistica e piena di ristoranti che abbracciano i gusti di tutti: se avete voglia di cenare con della cucina locale, scordatevelo..dirigetevi verso la cucina asiatica, messicana o italiana (altro non troverete!)

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Passeggiando lungo la spiaggia mi sono accorta che ci hanno copiato la tradizione romana dei lucchetti, simbolo dell’amore eterno tra due persone. Chissà qui i ragazzi dove avranno lanciato la chiave, probabilmente nell’oceano…e magari, dopo aver chiuso il lucchetto si sono divertiti ad augurare a tutti buon anno in anticipo!

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Il sole ormai se n’era andato, così dopo una cena in uno dei ristoranti italiani lungo la costa (Ristorante pizzeria Italia) mi sono diretta verso Plaza del Varadero, pronta a godermi il countdown di mezzanotte, accompagnata dalla musica del dj e circondata da inglesi completamente ubriachi! Dopo la mezzanotte mi sono recata verso la spiaggia dove, praticamente di fronte al ristorante dove avevo cenato, avrebbero sparato i fuochi d’artificio. E’ stato uno spettacolo bellissimo godermi i fuochi dalla spiaggia, circondata ormai dai pochi superstiti della serata e con un semplice cappottino leggero: in quel momento non ho rimpianto il freddo e la nebbia del nord Italia!

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Giorno 6 – Playa Honda e rientro in Italia

Anche oggi l’esplorazione delle spiagge dell’isola continua con Playa Honda, la spiaggia più vicina all’aeroporto di Lanzarote. Ho scelto questa spiaggia proprio per la sua tranquillità e per la sua magia: è sempre bello lasciarsi coccolare dal rumore delle onde e vedere gli aerei che decollano. Questi due elementi mi fanno sempre pensare molto, specie alla fine di un viaggio.

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Lanzarote è una terra a molti sconosciuta, che resta in ombra rispetto alle altre isole Canarie note per la loro mondanità. Quest’isola invece, è davvero magica proprio per il fatto che ha mantenuto la sua forza: la natura e la commistione di vari elementi (terra, aria e acqua) rendono questa parte di pianeta davvero unica. Dobbiamo sicuramente ringraziare César Manrique per lo splendido lavoro di esaltazione di ogni bellezza originale. Per un artista avere l’onere di esaltare e non snaturare degli elementi naturali che già di per sè sono meravigliosi è sempre un compito ingrato: chissà quante volte ti sarai chiesto se quello che stavi facendo andava verso la direzione giusta, verso l’arricchimento e non verso la deformazione della tua terra. Consiglio questo viaggio a chiunque senta la necessità di tornare in contatto il frutto della nostra vita, a chiunque senta il bisogno di fermarsi davanti a un cactus ad ammirare la forza di una natura indiscussa, a chiunque ami la vita e la sua essenza.

A cena con il 7 volte campione del mondo Marc Marquez!

Cari lettori, non ho ancora scritto un articolo relativo alle mie avventure nei GP. Credo che non ci sia modo migliore se non iniziare dall’esperienza più bella, quella che ho sempre sognato: partecipare alla cena del Fan Club di Marc Marquez! Sicuramente in Italia questo grande campione non è visto di buon occhio a causa della grande rivalità con Valentino Rossi, ma forse ormai l’avrete capito che a me non piacciono molto le cose convenzionali e banali. E Marc Marquez è tutto tranne che banale! Adoro il suo stile di guida, adoro restare con il fiato sospeso ad ogni curva, adoro vederlo sfrecciare a 300 Km/h e soprattutto sono follemente innamorata del suo sorriso.

Quel sorriso che arriva da molto lontano, da papà Julià e mamma Roser, e prima ancora dai nonni, quel sorriso con cui riesce a superare qualsiasi difficoltà, anche mediatica (come nel 2015). Nella sua carriera motociclistica ci sono stati grandi attimi di fermento, è stato attaccato su tutti i fronti e, sempre di più, durante i GP viene circondato da fischi e frasi di disprezzo. Eppure, se ci pensiamo bene, nulla di tutto ciò l’ha mai scalfito…da lui ho imparato tanto, Marc è un grande insegnamento per tutte le persone che si abbattono al posto di reagire e ci insegna che con un sorriso e credendo veramente in quello che si fa, si può essere invincibili anche di fronte ai campioni più grandi o ai mostri mediatici.

Questo articolo però non vuole solo essere un elogio al mio più grande idolo, ma un racconto dei bellissimi momenti passati a Cervera, città natale di Marc Marquez. Cervera è un piccolo borgo medievale di 9.390 abitanti, poco distante da Barcellona che domina il fiume Ondara. Cervera è stata terra di confine tra la zona occupata dai Musulmani e quella occupata dai Cristiani dove venne costruito un villaggio nel quale si costruì una fortezza e questa piccola città crebbe nel corso degli anni successivi, fino a godere del titolo di “città”. A seguito della guerra di successione, venne aperta l’università di Cervera, unica della Catalunya per molti anni, in ringraziamento della fedeltà dimostrata durante le battaglie. Cervera, oggi, è una città che vive principalmente di agricoltura, commercio e turismo, aumentato anche grazie alla creazione del Fan Club di Marc Marquez (Official Fan Club Marc Márquez 93) nato nel 2010 grazie a Ramón Márquez, a seguito della prima vittoria del titolo mondiale in 125cc.

I modi per raggiungere Cervera sono essenzialmente due: automobile (all’aeroporto di Barcellona è facilissimo noleggiare l’auto) o in autobus (a prezzi nettamente più bassi). Di sicuro a Cervera è più che sufficiente una giornata, ma io mi sono fermata anche la notte presso l’hostal Nobadis per poter partecipare alla bellissima cena organizzata dal FanClub MM93. Così ho avuto modo di visitare questo borgo medievale e sicuramente imperdibili sono la piazza dell’università (Placa de la Universidad), dove è presente la famosissima scritta “CERVERA” e il Museo di Marc Marquez situato in Carrer Major, 115.

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A Cervera però, si possono anche trovare alcuni negozi di artigianato locale e, se come me siete appassionati di Marc Marquez, dovete fare un giro presso la sede del Fan Club (Rambla de Lluís Sanpere, 1) dove mi sono accreditata per partecipare alla cena. Grazie a due amici con cui ho condiviso questa giornata pazzesca, Silvia e Francesco che ringrazierò sempre per le ore passate insieme, ho conosciuto gli organizzatori della meravigliosa cena che ha consentito a noi Fan di godere della compagnia del nostro beniamino.

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Questa giornata era solo agli inizi, ma devo dire che il mio cuore batteva a mille: solo essere a Cervera, camminare dove ha mosso i primi passi Marc Marquez, conoscere gli organizzatori del Fan Club e altri tifosi, è stato bellissimo: in tutti i GP a cui sono andata i sostenitori di Valentino Rossi hanno sempre cercato di farmi sentire in difetto per un tifo controcorrente.

Il pomeriggio stava per concludersi ed eravamo tutti agitati al pensiero che dopo poche ore avremmo finalmente visto Marc Marquez: io non ci credevo ancora, non mi sembrava vero aver preso l’aereo per Barcellona la mattina, essere arrivata a Cervera, nel primo pomeriggio ed essermi preparata per la cena con Marc Marquez. Ero veramente emozionatissima e continuavo a ripetermi che queste cose capitano una sola volta nella mia vita, che l’avrei riempito di baci e abbracci, che avrei potuto sentire il suono della sua voce dal vivo e vedere il suo sorriso, quel sorriso che mi ha insegnato tanto!

E così il momento è finalmente arrivato: si parte per la cena, la location è veramente favolosa, ci accoglie con un tappeto con sopra scritto il numero 1, quello che assegnano ai campioni! Iniziano i giri di presentazioni con gli altri italiani e cerchiamo il nostro tavolo, il numero 5: questo è il secondo giro di fortuna, prima sono stata estratta per la cena e ora ho anche il tavolo in pole position davanti al palco. Solo questo vale almeno i soldi del viaggio, le urla di incitamento ad ogni GP e gli insulti che ne conseguono. Si iniziano già a scattare le foto di rito: ovviamente fingo di giocare con la console preparata dal Fan Club per festeggiare il settimo titolo mondiale!

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Al momento di sedersi al tavolo della cena e si apre una location del tutto inaspettata: 20 tavoli rotondi con appesi i cartelloni del settimo titolo mondiale..che spettacolo! Ci siamo seduti al tavolo, stavamo chiacchierando, ci stavamo conoscendo e ad un tratto entra Marc. Non me ne ero neanche accorta, non fosse stato per il presentatore che ha urlato “Maaaarc Maarquezz”. In quel momento il mio cuore ha iniziato a battere all’impazzata e sono entrata in un’altra dimensione..ero, forse per la prima volta, realmente felice di essere lì in quel momento, vedere il mio idolo, vederlo camminare, sorridere, rendermi conto che è reale, che non è stato solo un’immagine delle mie fantasie. Marc è passato, si è seduto e a me si è chiuso lo stomaco dalla felicità di quel momento. Penso di averlo fissato per tutta la cena, senza mai staccargli gli occhi di dosso!

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La cena è stata veramente piacevole e soprattutto buonissima..le varie portate erano spezzate dalla consegna dei premi ai fortunati estratti…i premi più importanti sono stati consegnati da Marc in persona e speravo veramente di essere baciata dalla fortuna per la terza volta…e invece niente, nessuno al mio tavolo è riuscito ad aggiudicarsi un premio (siamo stati proprio sfortunati!). Dopo aver visto la grandezza delle moto di Marc, specialmente delle ultime due, ho ripensato ai salvataggi fatti con il ginocchio: riuscire a far stare in piedi una moto di queste dimensioni è veramente impressionante…alla faccia di chi gli augura solo di cadere! I video sono stati bellissimi e mi hanno fatto tornare in mente tutte le emozioni vissute in questi anni con Marc.

Tutti i miei buoni propositi, come quello di abbracciare e baciare Marc, sono passati nel dimenticatoio a causa dei brividi provati quando Marc si è avvicinato a me per fare la foto. Non sono mai stata così emozionata e in quel momento non ci ho capito più niente, so solo che stavo tremando e non riuscivo neanche a parlare (credo di non avergli detto neanche “grazie”). La sua attenzione nel firmarmi la maglia e la bandiera è stata veramente fantastica, conserverò per sempre questi oggetti come se fossero delle reliquie preziosissime!

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Tra una foto e l’altra non sono mancati i momenti di risate con i commensali presenti al mio tavolo, con gli organizzatori del Fan Club..per non parlare delle foto con i genitori di Marc e Alex. I loro sorrisi sono inconfondibili e riflettono esattamente quello del loro figlio maggiore, sempre così positivo e dotato di una forza d’animo incredibile: che bella famiglia! La cena è giunta al termine con un grandissimo saluto di Marc e con i suoi ringraziamenti per la bellissima serata passata insieme…dall’emozione, ovviamente anche quella notte non ho chiuso occhio. Queste sono serate indimenticabili per un tifoso realmente appassionato, avere la possibilità di condividere questi momenti con chi stimi e tifi in TV non ha prezzo, ti accorgi in un attimo che tutto è reale, ed è la realtà migliore che si possa immaginare!

Il giorno dopo ero veramente stanchissima e ancora emozionata dalla sera prima. Era da poco tempo che mancavo da Barcellona, ma mi sembrava davvero un’eternità. Ogni volta che faccio ritorno in questa città mi sembra veramente di tornare a casa, come se il tempo si fermasse e mi trovassi veramente nel posto giusto…e poi la vicinanza con Cervera si faceva ancora sentire. Spero di poter ripetere questa bellissima esperienza anche il prossimo anno e mio caro Marc, non ti perderò di vista neanche per un secondo! Grazie per le bellissime emozioni vissute e grazie al Fan Club per avermi dato la possibilità di festeggiare con il campione del mondo la settima vittoria mondiale! Siete dei grandi!