Lanzarote selvaggia

Itinerario di viaggio:

  • Principali opere da vedere: distese di roccia lavica, spiagge tra le più belle mai viste prima, natura incontaminata e diversa in ogni lato dell’isola, La Graciosa, isola deserta da esplorare a piedi o in bicicletta (consigliato)
  • Shopping: Cactus di ogni specie (presso il negozio di souvenir di Jameo del Agua troverete anche i semi di cactus da piantare), marmellate e formaggi locali da acquistare al Monumento del Campesino, oggettistica di artigianato locale fatta a mano
  • Tempo stimato: 6 giorni a disposizione
  • Prezzo stimato: circa 700 €/persona
  • Mezzi di trasporto: Auto a noleggio, A piedi, Traghetto

Da portare in valigia: Cappotto anti vento, sciarpa, occhiali da sole, scarpe da trekking, videocamera (meglio se GoPro per La Graciosa).

Per maggiori dettagli sul viaggio scaricate il programma completo lanzarote_tour di 6 giorni / lanzarote_6-days tour

Lanzarote ha sempre fatto parte della mia lista di Paesi da esplorare, così mi sono finalmente decisa a passarci le vacanze di Natale per stare al caldo qualche giorno. Molte persone mi hanno parlato di quest’isola vulcanica, ma mai avrei immaginato di trovarmi di fronte a tanta bellezza: ogni lato dell’isola vi regalerà delle emozioni diverse, percorrerete distese di roccia lavica e scenderete lungo viali che vi condurranno direttamente al mare. L’isola è facilmente vivibile, anche se parecchio ventosa, ma basta essere ben riparati e il vostro viaggio si trasformerà in una scoperta continua di paesaggi completamente diversi. Lanzarote vi accoglierà con una natura che sembra essere ancora oggi incontaminata, con un’identità propria che non vuole essere dimenticata, forse anche grazie a un turismo meno festaiolo e completamente diverso da quello delle altre isole Canarie. Di spettacoli indimenticabili in quest’isola ne troverete molti, come le 450 specie di cactus, la necessità, quasi velata, di César Manrique di abbellire questi luoghi con le sue opere e il suo ingegno, le distese di roccia lavica che circondano la Montaña de Fuego e l’imperdibile Isla La Graciosa, isola desertica di fronte a Lanzarote. Queste sono solo alcune delle bellezza che mi sono rimaste più impresse, ma di cose da vedere in quest’isola ce ne sono davvero molte!

Giorno 1 – Arrivo a Lanzarote

L’arrivo a Lanzarote è suggestivo, la pista è a ridosso dell’oceano e sembra davvero corta, probabilmente perché il mio pilota ha frenato di colpo, quasi come se ci stessimo schiantando su Playa Honda (beh, in fondo non sarebbe stato male ritrovarci direttamente in spiaggia!). Dopo aver preso i bagagli è stato piuttosto facile trovare il box dell’auto a noleggio (io ho scelto Top Car, ma va molto di moda anche la Cabrera Medina), così come arrivare alla capitale, Arrecife, dove avevo l’appartamento. Le strade qui a Lanzarote sono generalmente a due corsie e le indicazioni stradali sono veramente facili da seguire: difficilmente sbaglierete strada, anche senza navigatore! Una volta fatto il check-in, mi sono diretta verso Playa del Reducto, la spiaggia della capitale. Io sono arrivata all’ora del tramonto e devo dire che essere partita dall’Italia con 0° ed essere in spiaggia a godermi il tramonto con solo una felpa addosso è stata la cosa migliore della giornata! La sabbia, il mare, le palme e il tramonto: che si vuole di più?!! Manca solo una cena da La Puntilla Colon Restaurantes, con menu tradizionale: diamo il via a una lunga settimana di “pescado del dìa”!

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Giorno 2 – Lanzarote Nord

Il secondo giorno inizia con il Mirador del Rìo, al nord di Lanzarote, dal quale potrete ammirare le montagne dell’isola, il vulcano Monte de la Corona e, soprattutto, La Graciosa, isola desertica (tranquilli, ci sarà tempo di visitare anche questo splendido angolo di paradiso!). Il Mirador, alto 475 metri e aperto dal 1973, è una delle creazioni architettoniche di César Manrique, il più importante artista dell’isola. All’ingresso del Mirador troverete una statua a forma di uccello che rappresenta i due elementi naturali dominanti dell’isola: l’acqua e l’aria. All’esterno, il Mirador vi regala una vista favolosa (non ho mai visto l’acqua del mare così blu, neanche a Cuba), ma state attenti specialmente se c’è parecchio vento: il rischio caduta in quest’isola è alto.

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La seconda tappa della giornata è Jameo del Agua, un complesso di grotte laviche creato a seguito dell’eruzione del vulcano Monte Corona e centro d’arte, cultura e turismo, creato da César Manrique. Questo complesso è formato da un lago salato sotterraneo, un ristorante, una piscina azzurra e un auditorium ed è tenuto in perfetto stato grazie alla manutenzione maniacale degli addetti alle pulizie e ai giardinieri che mantengono vivi questi cactus giganteschi.

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La Cueva de Los Verdes è il secondo complesso di grotte formatosi a seguito dell’eruzione del vulcano Monte Corona. La Cueva de Los Vedres è composta da due gallerie sovrapposte con moltissimi corridoi e abissi senza fondo. Queste grotte sono anche servite a molti abitanti locali per difendersi dagli attacchi dei pirati e, oggi, arrivati quasi alla fine del percorso, potrete trovare anche un auditorium nel quale vengono svolte diverse manifestazioni musicali: dev’essere veramente uno spettacolo fantastico ascoltare della buona musica, meglio se locale, dentro una grotta! La bellezza di questo posto è esaltata anche dalle guide in due lingue (spagnolo e inglese) che vi spiegheranno la storia di questo complesso e vi condurranno fino alla fine delle grotte per farvi immergere nei loro segreti incantati. Da non perdere!

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La giornata continua all’insegna delle prelibatezze locali mangiate da La Puerta Verde: il sancocho è un tipico piatto locale fatto con cernia, patate dolci e le cosiddette “patatas arrugadas”. E’ veramente ottimo e da provare se amate il pesce!

Il distretto di Harìa merita sicuramente una passeggiata, se non altro per le case bianche, tipiche dell’isola e perfettamente mantenute, che non avrete di certo notato alla capitale. Proprio qui si erge la casa dell’artista più nominato di tutta l’isola: la Casa di César Manrique. La Casa è fenomenale, distribuzione degli spazi ottima, specialmente per il soggiorno. Io sono una geometra e devo ammettere che ho un amore incontrastato per l’architettura, ma questa non è solo una bella casa. L’aria profuma di arte, di positività, di magia, di una costante ricerca di materiali, idee, stili, di quella sensazione che porta necessariamente alla creazione, alla messa in opera di idee semplici ma efficaci. Ammetto che ho una passione quasi malata per i bagni degli artisti e il tuo, César, era fenomenale: la vasca con vista cactus non ha prezzo! Il tuo laboratorio, invece, respira ancora di vernice, di colori, di voglia di creare nuove opere per la tua isola prediletta, quasi come fosse la tua opera migliore da conservare intatta, senza sporcarla, senza danneggiarla, ma facendola semplicemente rifiorire di quell’identità che le appartiene.

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Una delle cose che ho preferito di questo fantastico viaggio immerso nella natura selvaggia di Lanzarote è stato il Jardin de Cactus, anche questo creato da César Manrique nel 1991. Questo giardino è stato l’ultimo progetto di Manrique a Lanzarote e qui, probabilmente ha dato il meglio di sé. Dalla strada questo giardino è impercettibile, si intravede solo il mulino utilizzato un tempo per raccogliere il grano. Una volta entrati in questo mondo resterete sicuramente esterrefatti. Io mi sono fermata qualche minuto per rendermi conto della maestosità dei cactus presenti e quando ho letto i miei appunti e mi sono accorta che sono presenti circa 4.000 esemplari di 450 specie diverse di cactus, beh, me ne sono innamorata. Qui mi sono sbizzarrita a fare mille foto e mi sono veramente goduta il momento per qualche ora: quando mai mi capiterà di vedere ancora questi cactus?, mi sono chiesta. Complimenti davvero Manrique!

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La Fundacion César Manrique è stata costruita sopra il mare di lava creatosi a causa dell’eruzione dei vulcani di Lanzarote avvenuta tra il 1730 e 1736. La Fondazione si articola su tre livelli che si ispirano all’architettura tradizionale di Lanzarote. Lo spazio inferiore è il migliore: sarete immersi in cinque diverse stanze, chiamate “bolle” (prendono il nome dalle bolle create dalla lava durante l’eruzione), ognuna caratterizzata da un colore ed elementi architettonici diversi e aventi le classiche pareti nere di roccia lavica: vi sembrerà di essere all’interno dei tubi vulcanici.

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Le nottate a Lanzarote non sono molto vive, ma una passeggiata a La Marina, ossia la zona del Porto di Arrecife, ci stava tutta, specialmente dopo aver cenato dal Restaurante Cala by Luis Leon!

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Giorno 3 – Parco Naturale e Lanzarote centrale

La giornata oggi inizia veramente presto: per evitare l’ondata di turisti mi sono recata al Parco Nazionale Timanfaya, che si estende su una superficie di circa 51,07 km², alle 9 di mattina. Il panorama è veramente bellissimo e al termine dell’esplorazione di quest’area naturalistica verrete accolti da un simpatico signore che vi darà prova dell’attività del vulcano: tra geyser e pollo cotto grazie al calore proveniente da queste formazioni vulcaniche, ora non ho più dubbi! Prima di recarmi in questo Parco pensavo ci fosse un solo vulcano e che fosse molto simile a quelli presenti in Italia. In realtà a Lanzarote ci c’è un vero e proprio complesso di formazioni vulcaniche circondate da distese di roccia lavica. I paesaggi sono davvero incantevoli: in alcuni punti troverete formazioni rocciose che salgono fino alla bocca del vulcano, mentre in altri casi la terra vi sembrerà quasi sabbia.

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Le Grotte Los Hervideros sono la seconda tappa del giorno, le quali si sono create a seguito di una colata lavica nel XIII secolo. Dalla strada sono impercettibili, ma una volta arrivati vi si aprirà un panorama incantato. Le lave pietrificate si posizionano l’una sopra l’altra, quasi come se volessero fare a gara per arrivare davanti e ammirare l’oceano e le splendide grotte che somigliano molto a delle caverne.

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Altra attrazione da non perdere a Lanzarote è El Golfo che prende il nome dalla vicina baia, chiamata “Golfo”. Anche questa baia si è creata a seguito delle eruzioni vulcaniche le quali hanno formato un cratere che si è aperto sul mare. El Golfo, in passato, era un bellissimo insediamento di pescatori: ancora oggi, anche se raramente, sporgendosi verso la baia potrete scovare alcune barchette piccolissime, pronte ad affrontare l’oceano. El Golfo attualmente è una località turistica ricca di ristoranti che si affacciano sul mare, come il Restaurante El Caleton. Questo ristorante si trova alla fine di questo piccolissimo paese e il cibo è davvero ottimo: ho scelto i calamaretti fritti e, ovviamente, il pescado del dìa che mi hanno consigliato. A fine pranzo mi hanno anche offerto il rum al miele: questo liquore è tipico delle isole Canarie, è economico (lo trovate dai 6 ai 12 € anche al supermercato) ed è perfetto per un piccolo souvenir targato Lanzarote!

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La prima tappa pomeridiana è alle Salinas de Janubio, dove potrete acquistare del sale locale. Queste saline sono quelle più grandi di Lanzarote, progettate nel 1895 e completate solo nel 1945, e sono attive grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea. Anche in questo sito le eruzioni vulcaniche hanno lasciato il segno: il sale si è creato proprio grazie a queste eruzioni che hanno generato una barriera di lava tra il mare e la laguna.

Lasciando questo splendido angolo di costa per dirigermi verso il Monumento al Campesino, mi sono imbattuta nel distretto di La Geria, famoso per le coltivazioni di vite e per la conseguente produzione vinicola, la più grande delle Canarie. Anche qui i resti delle eruzioni vulcaniche sono i protagonisti: ogni albero di vite infatti, è racchiuso in un semicerchio costruito con le rocce laviche sia per favorire la fertilità del terreno che risulta piuttosto secco, sfruttando l’accumulo delle piogge (rarissime) durante la stagione invernale, che per proteggere le viti dal forte vento che caratterizza l’isola.

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Il Monumento del Campesino è un monumento ai contadini di Lanzarote creato da César Manrique proprio per ricordare ed esaltare tutti gli elementi dell’isola. I contadini infatti, sono coloro che riescono, da un lato a creare vita dalla terra secca, desertica e affossata dalle eruzioni vulcaniche e, dall’altro a nutrire e soddisfare i bisogni dell’uomo. Questa struttura è stata creata con i serbatoi idrici da barca, utilizzati accostandoli l’uno sull’altro. Anche qui, César ha voluto unificare due punti di forza di Lanzarote: il mare, simboleggiato dal materiale utilizzato e la terra, simboleggiata dal duro lavoro dei contadini. La caratteristica geniale di questo monumento è che si trova esattamente al centro dell’isola, altra scelta di César di riunificare e rinsaldare le peculiarità di Lanzarote. Sul retro del monumento troverete un complesso di edifici dove sono presenti alcuni negozietti di artigianato locale: io ho acquistato delle fantastiche marmellate!

Facendo ritorno ad Arrecife, mi sono fermata al Castillo de San Josè, uno dei tre castelli dell’isola, che ospita il Museo Internazionale di Arte Contemporanea (MIAC). Questo castello è stato rinnovato nel 1970 da César Manrique. Le opere, principalmente di artisti spagnoli, ospitate in questo castello sono degli anni ’50-’80 e l’ambientazione è davvero magica. Dalla terrazza panoramica potrete affacciarvi sul porto di Arrecife e scorgere 4 statue di cavallo in mare, quasi a ricordare la volontà di Lanzarote di difendersi dagli attacchi dei nemici (i pirati).

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Giorno 4 – Isla La Graciosa

Il mio quarto giorno qui a Lanzarote è una domenica. Ovviamente tutto era calcolato per poter andare al Teguise Market, mercato domenicale che apre dalle 9 alle 14. Vi consiglio di arrivare presto per evitare di pagare, inutilmente, il parcheggio (1,80€/ora): ci sono moltissimi posti auto lungo le strade! Questo mercato è molto simile a quelli presenti in Italia, ad eccezione dei prodotti tradizionali di Lanzarote, come l’aloe o l’oggettistica artigianale di ceramiche o di gioielli fatti con le rocce laviche. Proprio in questo mercato ho acquistato le ceramiche simbolo della fecondità e degli orecchini! Sono anche riuscita a scovare un banchetto che vendeva libri in spagnolo (e qualche libro inglese o italiano) a solo 1€, così mi sono fiondata e ho acquistato, accorgendomi solo dopo che la ragazza che mi ha venduto questi volumi faceva parte di un’associazione che aiuta i cani di Lanzarote (meglio ancora!).

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Dopo aver speso parte del mio budget in shopping, mi sono recata ad Orzola per salire sul traghetto in direzione La Graciosa. Il traghetto parte ogni ora (con orari stagionali) e impiega circa 30 minuti per attraversare la costa e approdare al molo di La Caleta del Sebo. Non potete raggiungere l’isola in auto e potrete percorrerla solo con tre diversi mezzi: a piedi (bellissimo, ma ci dovete passare due giorni), in “taxi” al costo di circa 40€ (sconsigliatissimo, vi perderete il gusto di assaporare con tranquillità le bellezze dell’isola) o in bicicletta (la mia scelta preferita, specialmente se, come me, una volta “sbarcati”, vi accorgerete che il vento non soffierà poi così tanto). Una volta presa la mountain bike e dopo essermi fatta spiegare il tragitto sono partita, pronta ad affrontare l’esplorazione in tutta tranquillità. Giusto il tempo di avviarmi verso la prima spiaggia e già iniziano le difficoltà: mi aspettavo di trovare un terreno più facile da percorrere e invece dovevo stare attenta alle mille buche, alla sabbia, alla salita, allo zaino nel cestino (ha rischiato di rotolare per terra più di una volta!), alle jeep che sfrecciavano a tutta birra e, ultima ma non per importanza, alla macchina fotografica: non potevo di certo non immortalare questi momenti! Era da un po’ che non andavo in bicicletta, ma per cercare di non pensare alla faticaccia che mi stava aspettando, ogni tanto mi giravo verso La Caleta del Sebo. La vista era bellissima: deserto intorno a me, terra battuta, sassi, qualche vegetazione, le tipiche case isolane bianche in lontananza e sullo sfondo l’oceano e le montagne di Lanzarote. Quest’isola vale sicuramente ogni singola fatica affrontata in questa giornata! Proseguendo il cammino, o meglio, la pedalata il paesaggio cambiava di continuo: la parte centrale dell’isola è desertica, caratterizzata da una terra gialla molto secca e, a tratti, sabbiosa. La parte a nord-ovest invece, è ricca di vegetazione bassa e più vi spingerete verso la costa più sentirete il profumo del mare e l’infrangersi delle onde. Dopo circa 1 oretta di pedalata sono finalmente arrivata a Playa De Las Conchas, la spiaggia dalla quale potrete ammirare l’Isla Montaña Clara. I colori del mare qui, sono ancora più belli, la spiaggia è così pulita. Per un attimo sono tornata indietro nel tempo, a quando mio padre mi ha portata al nord della Sardegna a visitare i luoghi dove ha vissuto. Il panorama è molto simile, la terra è secca proprio come laggiù e il mare appare quasi timido, vi richiede di percorrere terreni difficili da attraversare; le onde che si infrangono su questa sabbia così perfetta, senza sbavature, quasi come fosse un tappeto di velluto appena posato sul terreno, vi implorano di rispettare questo luogo, di non alterarlo, di entrare in contatto con la natura, di diventare una cosa sola. Sono queste le sensazioni che richiamano ad un territorio molto distante da quest’isola, la Sardegna, ma che ha molti punti in comune con La Graciosa. Al fianco di questa spiaggia troverete la montagna rossa che potrete risalire per godervi il panorama (io non l’ho fatto per motivi di tempo e di fatica: probabilmente non sarei più riuscita a continuare il giro). Proseguendo verso la costa nord-est il paesaggio cambia ancora: qui troverete distese di sabbia, la vegetazione inizierà nuovamente a scarseggiare e le pedalate si faranno sempre più faticose (attenti a non sprofondare nella sabbia con le ruote della bicicletta). Anche le spiagge sono molto diverse: qui sono prevalentemente rocciose (la classica roccia nera che trovate a Lanzarote) e il contrasto con il mare blu è favoloso! Proseguendo verso il sud, dopo circa 3 ore di pedalata, farete veramente fatica. Il terreno diventa roccioso, con moltissime buche e sassi, alcuni piuttosto grandi da schivare, ma da questo lato dell’isola potrete ammirare delle piccole case vacanza, rigorosamente bianche, e le montagne di Lanzarote! Nella parte finale del percorso dovrete affrontare una salita, ma la fatica sarà ripagata da centinaia di metri in discesa durante i quali vi potrete “rilassare” (facendo attenzione alle buche e ai sassi) e contemplare l’avvicinarsi di La Caleta del Sebo. Quest’isola è una costante di emozioni, le salite percorse non vi faranno vedere il paesaggio successivo, ma quando vi troverete a scendere lungo questi terreni desertici rimarrete a bocca aperta.

Ricordate di portare con voi dell’acqua e del cibo..i ristoranti sono presenti solo a La Caleta del Sebo e dopo tutto questo pedalare avrete sicuramente fame. Al ritorno ho preso il traghetto delle 17, giusto in tempo per godermi il tramonto in pieno oceano: che spettacolo!

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Giorno 5 – Le spiagge

Il quinto giorno è all’insegna delle spiagge del sud. Iniziamo con Playa Blanca, una delle migliori spiagge di Lanzarote, a detta di molti. A me non ha lasciato un grande ricordo, probabilmente per il forte vento che disturbava anche una semplice passeggiata lungo la costa. Le foto però, sono venute davvero bene: grazie al vento le onde si infrangevano sulla roccia lavica con una tale velocità da scoraggiare qualsiasi peschereccio! Playa Blanca è ricca di turisti ed è piena di ristoranti dove difficilmente mangerete male: io ho scelto Los Hervideros Restaurant, ma prima di pranzare non potevo perdermi le spiagge che, dal mio punto di vista, sono le migliori dell’isola:  le Playas del Papagayo.

L’accesso alle Playas del Papagayo è consentito solo passando per un’area naturalistica (il pedaggio in auto è di 3€) che vi lascerà senza fiato. La velocità media che riuscirete a raggiungere in auto è di 30km/h a causa delle mille buche e sassi che caratterizzano questo angolo di paradiso. Intorno a voi non ci sarà nulla, solo deserto. Molte volte mi sono chiesta se sarei mai arrivata alla fine o se stavo andando verso la direzione giusta..e ad un tratto mi appare il cartello “Playa del Papagayo”. Bingo ho pensato! Parcheggio ed esco dall’auto..non avevo fatto i conti con il vento..me ne ero quasi scordata, ma qui se siete esili come me non è un dettaglio da sottovalutare (per poco non cadevo per terra!). Le Playas del Papagayo (Playa del Papagayo è una di queste) si compongono da sette spiagge con dimensioni diverse e localizzate sulla Costa del Rubicon, situate proprio ai piedi della roccia lavica. Playa del Papagayo è stata quella che ho preferito e sarete liberi di camminare sopra queste rocce di pietra lavica per esplorarle dall’alto. Anche Playa Mujeres fa parte di questo complesso di 7 spiagge ed è davvero incantevole!

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Il pomeriggio prosegue verso Playa Quemada, la quale sembra piuttosto abbandonata a sè sessa, se non fosse per alcuni ristorantini locali con vista mare. Puerto Calero, invece, è un porto turistico molto lussuoso, il quale prende il nome dall’inventore José Calero, che nel 1983 decise di creare una sorta di villaggio del lusso qui a Lanzarote.

Questo quinto giorno a Lanzarote era un po’ speciale, in poche ore infatti a Puerto del Carmen avrei assistito ai fuochi di capodanno (ebbene si, era il 31 Dicembre). Presa dalla voglia di arrivare nel luogo più “giovanile” e vivace di Lanzarote, ho deciso di passare proprio qui il mio pomeriggio in attesa dell’anno nuovo. La tradizione vuole che il pomeriggio del 31 Dicembre si debba correre la Maratona de los Conejos proprio a Puerto del Carmen: è stato divertente veder correre centinaia di persone lungo la spiaggia, sotto il sole, al caldo, e alcune di loro vestite da Babbo Natale o con altri vestiti assurdi! Il pomeriggio mi sono rilassata al mare e, verso ora di cena mi sono recata in un locale inglese (The Scotch Corner) a bere una Cerveza. Dovete sapere che in questo locale vige solo una grande regola: si parla solo inglese, di Lanzarote qui dentro non c’è neanche un bicchiere! Questa spiaggia è davvero lunghissima e Puerto del Carmen è molto turistica e piena di ristoranti che abbracciano i gusti di tutti: se avete voglia di cenare con della cucina locale, scordatevelo..dirigetevi verso la cucina asiatica, messicana o italiana (altro non troverete!)

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Passeggiando lungo la spiaggia mi sono accorta che ci hanno copiato la tradizione romana dei lucchetti, simbolo dell’amore eterno tra due persone. Chissà qui i ragazzi dove avranno lanciato la chiave, probabilmente nell’oceano…e magari, dopo aver chiuso il lucchetto si sono divertiti ad augurare a tutti buon anno in anticipo!

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Il sole ormai se n’era andato, così dopo una cena in uno dei ristoranti italiani lungo la costa (Ristorante pizzeria Italia) mi sono diretta verso Plaza del Varadero, pronta a godermi il countdown di mezzanotte, accompagnata dalla musica del dj e circondata da inglesi completamente ubriachi! Dopo la mezzanotte mi sono recata verso la spiaggia dove, praticamente di fronte al ristorante dove avevo cenato, avrebbero sparato i fuochi d’artificio. E’ stato uno spettacolo bellissimo godermi i fuochi dalla spiaggia, circondata ormai dai pochi superstiti della serata e con un semplice cappottino leggero: in quel momento non ho rimpianto il freddo e la nebbia del nord Italia!

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Giorno 6 – Playa Honda e rientro in Italia

Anche oggi l’esplorazione delle spiagge dell’isola continua con Playa Honda, la spiaggia più vicina all’aeroporto di Lanzarote. Ho scelto questa spiaggia proprio per la sua tranquillità e per la sua magia: è sempre bello lasciarsi coccolare dal rumore delle onde e vedere gli aerei che decollano. Questi due elementi mi fanno sempre pensare molto, specie alla fine di un viaggio.

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Lanzarote è una terra a molti sconosciuta, che resta in ombra rispetto alle altre isole Canarie note per la loro mondanità. Quest’isola invece, è davvero magica proprio per il fatto che ha mantenuto la sua forza: la natura e la commistione di vari elementi (terra, aria e acqua) rendono questa parte di pianeta davvero unica. Dobbiamo sicuramente ringraziare César Manrique per lo splendido lavoro di esaltazione di ogni bellezza originale. Per un artista avere l’onere di esaltare e non snaturare degli elementi naturali che già di per sè sono meravigliosi è sempre un compito ingrato: chissà quante volte ti sarai chiesto se quello che stavi facendo andava verso la direzione giusta, verso l’arricchimento e non verso la deformazione della tua terra. Consiglio questo viaggio a chiunque senta la necessità di tornare in contatto il frutto della nostra vita, a chiunque senta il bisogno di fermarsi davanti a un cactus ad ammirare la forza di una natura indiscussa, a chiunque ami la vita e la sua essenza.

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