Singapore in 3 giorni

Su una Citroen Padova-Milano ci incamminiamo, guardando la tua bambina andare così lontano.
Malpensa-Doha è la prima avventura con te, che mi guardi sperando di dormire fino alle tre.
È già ora di scendere: il volo Doha-Singapore è arrivato, e anche questa volta l’applauso l’abbiamo scampato.
All’aeroporto il Wifi non prende, e il transfer per l’hotel si perde.

Inizia così la mia avventura nel Sud Est Asiatico. Dopo 13 ore di volo in classe Economy con la Qatar Airlines, una delle migliori compagnie aeree con cui abbia mai volato, sono finalmente atterrata all’aeroporto Changi di Singapore. Era da 3 anni che desideravo fare questo viaggio e ora, per alcune circostanze della vita, mi ci sono ritrovata dentro senza, quasi, rendermene conto.

Alcune note pratiche

Trasporti: Singapore è una città molto sicura e facile da visitare e i trasporti pubblici sono molto efficienti. Infatti, sono presenti molti pacchetti che consentono ai turisti di usufruire facilmente della metro e degli autobus. Io ho scelto il Singapore Tourist Pass valido 3 giorni, da restituire alla scadenza.

Cibo: a Singapore potete trovare qualsiasi cosa e difficilmente troverete qualcuno che vi cucinerà del pessimo cibo asiatico. Se siete di fretta o non avete voglia di sedervi in un ristorante, prendete del cibo take away e sedetevi su una panchina ad ammirare il panorama.

Abbigliamento: se avete intenzione di visitare i templi buddhisti o induisti ricordatevi di avere le spalle coperte, di non indossare pantaloncini corti e di togliere le scarpe prima di entrare in questi bellissimi luoghi sacri.

Brochure di viaggio: qui potete scaricare la pianificazione del viaggio a Singapore

Cinesi, arabi, indiani e occidentali si contendono i quartieri, in una città in cui nessuno sembra amare i propri mestieri.
I ricconi al Marina Bay hanno alloggiato, ma noi al “Boss Hotel” abbiamo riposato.
E se dopo 10.000 passi in 2 ore stavi per mollare, le tue special sneackers ti hanno fatto camminare.
Il quartiere arabo e Little India in due ore hai analizzato, e qualche stranezza hai fotografato.

Dopo un malaugurato caffè americano mi sono diretta al piano -1 dell’aeroporto di Singapore per prendere la navetta che mi avrebbe portato direttamente al mio hotel, il Boss Hotel, un discreto 3 stelle vicino alla metropolitana Lavender. Ero già in ritardo di 1 ora sulla mia tabella di marcia a causa di quell’orrendo caffè americano. Decisi quindi di lasciare in stanza le valigie senza riposarmi neanche 5 minuti per uscire alla scoperta del primo quartiere di Singapore, il Kampong Glam. In questo quartiere, una delle principali opere da visitare è la Sultan Mosque al civico 3 di Muscat Street. La moschea originaria venne costruita nel 1825 mentre quella che si presenta oggi è una sostituzione realizzata nel 1928 ed è la più grande presente a Singapore.

Sultan Mosque – 3 Muscat Street, Singapore
Kampong Glam, Singapore

Le vie intorno alla Sultan Mosque sono ben tenute, molto pulite, tanto che sembra di essere a Miami. “Ma allora qual’è la vera natura di Singapore?”, mi sono chiesta, certa che alla fine di questo viaggio avrei trovato una risposta alle mie domande.

Quella mattina, intorno alle 12, ore locali, per la prima volta in vita mia, decisi di non seguire alla lettera il mio programma di viaggio perfettamente studiato e incasellato con gli orari di apertura di ogni luogo. Per la prima volta ho seguito il mio istinto, ho camminato lungo le vie più sperdute di Kampong Glam arrivando in strade chiuse, la cui unica via d’uscita era la cucina di un ristorante arabo. Non decisi solo di abbandonare il mio programma di viaggio, ma di non utilizzare neanche la cartina della città. Prima di partire mi ero addirittura scaricata nel mio smartphone la mappa offline di Singapore: mai usata! E così sono capitata in una specie di centro commerciale all’aperto, circondata da banchetti con i tiri ai barattoli e negozi interi di Hello Kitty. Ho allungato di molto la strada per cercare altre due moschee, chiuse al momento del mio viaggio in questa città, e così sono arrivata nel quartiere di Little India, dove ho visitato il mio primo fuori programma: Sri Srinivasa Perumal Temple. Questo tempio induista è dedicato a Vishnu ed è stato costruito nel 1855. La torre del tempio è stata aggiunta in un momento successivo, nel 1966. Dopo aver ammirato le decorazioni lussureggianti del tetto, mi sono tolta le scarpe, ho indossato la mia gonna magica, ho coperto le spalle e sono entrata. Gesti e usanze ormai abituali se si vuole rispettare la cultura induista o buddhista. In quel momento mi sono girata ed erano in molti a sentirsi in difficoltà nel togliersi delle banalissime scarpe ed entrare a piedi nudi in un luogo sacro. Non sapete cosa vi siete persi!

Sri Srinivasa Perumal Temple – Singapore

Poco distante da questo tempio si erge il Sakya Muni Buddha Gaya Temple. Questo, a differenza del precedente, è un tempio buddhista, dove all’interno è presente una statua di Buddha alta 15 metri. Questo tempio è stato fondato da un monaco thailandese nel 1927 e le tigri all’ingresso simboleggiano protezione e vitalità. Di fronte al tempio buddhista, si trova il Leong San See Temple, tempio cinese.

Sakya Muni Buddha Gaya Temple – 366 Race Course Road, Singapore

Un po stanca dal viaggio e dalla mattinata piuttosto intensa, decisi di prendere la metro Lavender per dirigermi verso il quartiere Colonial District/Marina Bay/Quays. Da questa nuova angolatura, Singapore stava assumendo un altro aspetto. Moschee e templi sembravano far parte di un altro mondo ora, come se la “zona nuova” di Singapore fosse totalmente scollegata dal resto della città. Si esce dalla metropolitana e si è circondati da grattacieli. Tutto diventa così asettico, ordinato, metodico. Ogni cosa sembra essere posizionata al posto giusto. Qui nulla è fuori posto, neanche le foglie degli alberi. Ma cos’è rimasto del traffico di Little India e delle preghiere arabe, buddhiste e induiste? Dove sono le scarpe al di fuori dei templi? Dove posso ancora sentire il profumo di aglio e spezie? Qui anche le persone sembrano essere diverse, molto più misurate. Tutti sono vestiti bene e pensare che qualche chilometro più avanti alcuni cittadini singaporiani hanno l’odore dell’asfalto impregnato nel dishdash.

Il pomeriggio a Marina Bay sei finita, e ti sei fatta mille foto come una rimbambita.
Uno skyline strepitoso, per un viaggio coraggioso.

Dopo aver preso la metro in direzione Carke Quay, un edificio molto divertente mi ha conquistata. Era la Old Hill St Police Station di Singapore che attualmente ospita delle gallerie d’arte. Io ho preferito decisamente gli esterni, abbelliti con centinaia di persiane colorate.

Old Hill St Police Station – 140 Hill Street, Singapore
Old Hill St Police Station – 140 Hill Street, Singapore

Poco distante dalla Old Hill St Police Station è presente il Victoria Theatre & Concert Hall. Parte dell’edificio risale al 1862 e, a seguito di restauri avvenuti in diversi anni, oggi viene utilizzato per eventi, mostre e spettacoli.

Victoria Theatre & Concert Hall – 11 Empress Pl, Singapore

Prima di raggiungere l’Esplanade – Theatres on the Bay, mi sono rilassata un po ammirando il panorama, fatto esclusivamente di grattacieli, e ne ho approfittato per scattare mille foto.

L’Esplanade – Theatres on the Bay è un centro di arti dello spettacolo e prende il nome dall’Esplanade Park. All’interno si trova una sala concerto e un teatro che possono ospitare, rispettivamente 1.600 e 2.000 persone. Al momento della mia visita, dei gruppi di giovani artisti stavano provando alcuni pezzi musicali in vista di uno spettacolo. Da qui potete anche godere di una vista mozzafiato su tutta la baia di Singapore!

Esplanade – Theatres on the Bay – 1 Esplanade Dr, Singapore
Esplanade – Theatres on the Bay – 1 Esplanade Dr, Singapore

Dopo aver attraversato l’Helix Bridge, mi sono recata al Marina Bay Sands, complesso progettato da Moshe Safdie che comprende hotel, casinò, centro commerciale, teatro e museo. Da qui le alternative sono 2: salire al bar Cè La Vi SkyBar e ammirare il panorama (anche se rischiate di fare la fila per un cocktail), oppure prendere il biglietto per salire al Sands SkyPark Observation Deck, al costo di 23 dollari. Io ho scelto questa seconda opzione. Se, come me, andate in Agosto e volete vedere la splendida vista di giorno, vi consiglio di evitare il pomeriggio: rischiate di trovare un velo di foschia nell’aria. Sono rimasta qui circa 2 ore, un po per riposarmi e usufruire del wifi gratis, un po per godermi questa città dall’alto. Beh che dire?? le foto parlano da sole!

Marina Bay Sands – L56, Hotel Tower 3, Singapore
Marina Bay Sands – L56, Hotel Tower 3, Singapore
Marina Bay Sands – L56, Hotel Tower 3, Singapore

Ai Gardens By the Bay sei finalmente arrivata, e l’accesso alle 19:20 ti sei beccata.
Con un po di paura sulla passerella dei Supertrees hai camminato, e il Rapsody hai immortalato.
Stremata a letto sei finita, ma non prima di aver detto ad Ale quanto ti sei divertita.

Prima di partire per Singapore mi ero ripromessa di salire sulla passerella dei Supertrees in pieno giorno. Una volta arrivata ai Gardens by the bay però, ancora in ritardo sulla mia tabella di marcia (questa volta è stata colpa della vista mozzafiato dell’Observation Deck), mi sono seduta ad ammirare i supertrees e il mastodontico edificio del Marina Bay Sands sullo sfondo. Dopo aver scattato un bel po di foto e aver mangiato un piccolo spuntino acquistato in una catena di panettieri, ho acquistato il biglietto per salire sui Supertrees. L’accesso previsto era alle 19:20. A Singapore, in Agosto, fa buio presto (alle 19 il sole ci saluta già) e mi dispiaceva un po aver perso la possibilità di farmi questa camminata in pieno giorno. Una volta salita però, lo spettacolo che mi si è presentato è stato fantastico. I supertrees illuminati, così come il Marina Bay. Tutto è diventato magico e io, stremata dalla stanchezza di una giornata sempre di corsa, mi sono emozionata guardando dov’ero arrivata. Mi sono goduta appieno questo panorama: le luci, i profumi degli stand gastronomici presenti per la festa nazionale, la folla di turisti seduta sull’asfalto in attesa del Garden Rhapsody delle 19:45, le coppie di innamorati che si facevano mille selfie, l’odore di un’altra giornata che non voleva finire. Dopo 15 minuti sono scesa e ho trovato un posto perfetto per godermi il Garden Rhapsody in tutta tranquillità. Vicino a me molti turisti inglesi, famiglie e gruppi di amici che cercavano un posto per sedersi. Io dalla mia, avevo la facilità di intrufolarmi dove meglio preferivo. E così alle 19:40 ero pronta con la mia ActionCam, la mia macchina fotografica e l’iphone per godermi lo spettacolo.

Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore [Garden Rhapsody show]
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore [Garden Rhapsody show]
Gardens By The Bay – 18 Marina Gardens Dr, Singapore [Rapsody show]

All’interno dei Gardens By The Bay è presente un’area dove mangiare. Così mi sono diretta in uno degli stand per cenare, alla ricerca di cibo vegetariano. E anche oggi si cena con dei noodles! I tavoli erano tutti pieni così ho chiesto a una coppia di giapponesi di potermi sedere con loro al tavolo e loro, con una gentilezza infinita, mi hanno fatto spazio. Uscendo dal locale un coppia che stava facendo degli esercizi fisici ha attirato la mia attenzione, probabilmente solo in quel momento mi sono resa conto dell’importanza di questo polmone verde anche per i cittadini di Singapore!

Per le orchidee ai Botanic Gardens tutti impazzivano, e nella confusione di Chinatown i turisti ringiovanivano.
Ad una cerimonia confuciana hai partecipato, quanta gente che ti seguiva senza perdere il fiato.
Pranzo Take away con vista grattacieli hai creato, certo che il tuo spirito selvaggio non si è mai fermato!
Il coraggio di fare domande non hai abbandonato, e neanche l’intimità dei rituali cerimoniosi hai snobbato.

Il secondo giorno la sveglia suona presto. E’ tempo di raggiungere i Botanic Gardens. Fermata della metro “Botanic Gardens” non potete sbagliare: una volta usciti dalla metro l’accesso ai giardini si trova sulla vostra destra. Munita di cartina ho iniziato la mia camminata, diretta al famosissimo giardino delle orchidee. 5 dollari per accedere e una vastità notevole di orchidee. Ad essere sincera però, ho preferito di gran lunga il giardino thailandese. Ho dedicato praticamente una mattinata in questo giardino: per chi se ne intende di piante, sono presenti migliaia di diverse specie!

Botanic Gardens – 1 Cluny Rd, Singapore
Botanic Gardens – 1 Cluny Rd, Singapore
Botanic Gardens – 1 Cluny Rd, Singapore
Botanic Gardens – 1 Cluny Rd, Singapore

Da Chinatown non sapevo cosa aspettarmi. Me l’ero immaginata molto più simile al quartiere cinese di Milano che a una Cina in miniatura. Questa è decisamente la zona che ho preferito di tutta Singapore! Scritte in cinese, lanterne, centri massaggi, bigiotteria, souvenir: il classico clichè sulla dominazione cinese. E invece questo quartiere riserva dei templi favolosi.

Chinatown, Singapore
Chinatown, Singapore
Chinatown, Singapore
Chinatown, Singapore
Chinatown, Singapore

Il Buddha Tooth Relic Temple è un tempio buddhista consacrato nel 2008 ed è probabilmente il tempio più grande e lussuoso che io abbia mai visto. All’interno non sono consentite molte foto essendo un luogo sacro e di preghiera quindi vi consiglio di prendervi un po di tempo per esplorare ogni angolo di questo tempio.

Buddha Tooth Relic Temple – 288 South Bridge Rd, Singapore
Buddha Tooth Relic Temple – 288 South Bridge Rd, Singapore
Buddha Tooth Relic Temple – 288 South Bridge Rd, Singapore

Il Sri Mariamman hindu Temple è uno spettacolo: è il tempio hindu più antico di Singapore, costruito nel 1823. Spicca decisamente la sua torre costruita negli anni ’30 con stile totalmente indiano, raffigurante le immagini di Brama (il creatore), Vishnu (il protettore) e Shiva (il distruttore). Una volta all’interno ho avuto la fortuna di partecipare a una cerimonia induista: ero praticamente l’unica occidentale all’interno del tempio. Così mi sono messa in un angolo per non disturbare le loro preghiere e ho atteso circa 30 minuti fino alla fine della cerimonia. E’ stata davvero una bellissima esperienza!

Sri Mariamman hindu Temple, Singapore
Sri Mariamman hindu Temple, Singapore
Sri Mariamman hindu Temple, Singapore
Sri Mariamman hindu Temple, Singapore
Sri Mariamman hindu Temple, Singapore

Dopo aver acquistato i miei amati noodles vegetariani take away, ho trovato una panchina all’interno di un piccolo giardino con vista grattacieli. In quel momento decisi per la seconda volta di abbandonare la mia pianificazione e di perdermi ai confini tra il quartiere cinese e il Colonial District. Girovagando ho assistito ad un altra cerimonia: questa volta erano dei cinesi che pregavano per un loro caro morto. Incuriosita da queste persone che bruciavano oggetti e libri, mi sono avvicinata ad uno di loro per chiedergli il significato di questo rito. Questo è stato uno dei momenti migliori della mia esplorazione: due culture diverse disposte ad dialogare per un arricchimento reciproco.

Poco distante, sono entrata nel Thian Hock Keng Temple, tempio taoista costruito tra il 1839 e 1842. Anche questo tempio è ricco di decorazioni simboliche, come i leoni che tengono lontani gli spiriti maligni.

Thian Hock Keng Temple – 158 Telok Ayer Street, Singapore

Dopo aver passato le 2 ore successive tra le vie cinesi di questa città stato, mi sono ritrovata ai piedi dell’Esplanade Bridge. Vicino a me un venditore ambulante di gelati. Faceva caldo, tanto caldo, ero stanchissima e prima di partire, ancora in Italia, mi ero ripromessa di dimenticare alcune regole che mi ero imposta in Thailandia. Certo, non mi ispirava il massimo della fiducia, ma quel gelato al mango mi stava chiamando. Ad essere sincera pensavo fosse semi confezionato e invece questo signore anziano ha tirato fuori un blocco di gelato al mango ghiacciato, ha tagliato un pezzo, l’ha chiuso tra due biscotti, ed ecco fatto il gelato.

Il pomeriggio al Merilon Park ti sei fatta fotografare, forse la Ferragni avrebbero voluto trovare.
‘Where are you from?” una ragazza del Sud Africa ti ha chiesto, e i vostri occhi hanno fatto il resto.
L’intesa umana E’ una bella sfida, hai pensato, COSI’ una Polaroid le hai regalato.
“You are Italian, so I understood everything” ti ha detto, spero di rivederti presto.

Camminando tutta soddisfatta di questa pazzia speravo solo che giunta al Merilon Park non ci fosse troppa gente. E invece tutti i turisti sembravano voler immortalare il simbolo di Singapore.

Merilon Park, Singapore

Prima di raggiungere il ristorante per la mia cena in solitaria, decisi di fare un’altra passeggiata in direzione Raffles Place. Della musica stava attirando la mia attenzione: quel giorno era la festa delle famiglie. Un campo organizzato con diversi giochi, pieno di bambini di svariate nazionalità. Non me lo sono fatta ripetere due volte e mi ci sono tuffata dentro, anche solo per immortalare con la mia ActionCam il bellissimo evento.

Family Day – Singapore

Anche al dress-code hai dovuto sottostare, con 35 dollari al 1-Altitude ti sei fatta coccolare.

Di rientro in hotel era tempo di prepararsi per salire al 63esimo piano e godere di una vista mozzafiato su tutta Singapore dal 1-Altitude. Qui con 35 dollari avrete diritto a 2 consumazioni da scegliersi all’ingresso. Pur essendo da sola non mi sarei mai persa una serata così. Amo molto i panorami di notte e subito la mia testa è volata allo SkyBar di Bangkok, dove mi sono emozionata guardando, per la prima volta, al viaggio che stavo affrontando. Anche questa volta è stato lo stesso. Ero solo al terzo giorno di viaggio e me ne aspettavano molti altri prima di fare ritorno in Italia ma ero già soddisfatta così.

1-Altitude – 1 Raffles Place, Singapore
1-Altitude – 1 Raffles Place, Singapore
1-Altitude – 1 Raffles Place, Singapore
1-Altitude – 1 Raffles Place, Singapore

Il terzo giorno una giornata di relax a Sentosa ti sei meritata, ed è così che ti sei scottata.
Ed ecco che arrivano gli italiani, quelli che ancora vogliono vincere ai mondiali.

Dopo tutti i chilometri fatti i giorni precedenti, ho deciso di dedicarmi una mezza giornata di relax a Sentosa Island, isola artificiale a 30 minuti da Singapore. Per raggiungere Sentosa io ho scelto il Sentosa Express per un costo di 4 dollari (che è la tariffa da pagare per accedere all’isola), con destinazione Beach Station. Alla prima fermata “Resorts World Station” troverete il parco divertimenti Universal Studios, mentre a Imbiah Station è presente il simbolo di Singapore (il Merilon) in formato gigante.

Merilon – Sentosa Island

Io ho proseguito fino a Beach Station alla ricerca del Fort Siloso, forte britannico costruito intorno al 1880 e utilizzato durante l’invasione giapponese del 1942. Dopo la resa e la vittoria dei giapponesi, questi trasformarono il forte in un campo di prigionia.

Fort Siloso – Sentosa Island
Fort Siloso – Sentosa Island

Dopo aver esplorato il forte mi sono diretta verso Palawan Beach per riposarmi e godermi la giornata di sole sotto una palma. Qui l’acqua non è molto pulita, anche a causa dei numerosi turisti che passano qui le proprie vacanze. Esattamente di fronte alla spiaggia è presente Palawan Island raggiungibile percorrendo un ponte tibetano.

Palawan Beach – Sentosa Island
Palawan Beach – Sentosa Island
Palawan Island
Palawan Island

Alla Cloud forest tutti ti seguivano, e l’obiettivo ti coprivano.
Ancora una volta il pane condito hai mangiato, forse lo trovavi più sicuro del gelato.
Vai a letto piccola mia che la sveglia suona presto, e lascia che Ale pensi a tutto il resto.

Facendo ritorno a Singapore mi sono nuovamente fermata ai Gardens By The Bay, questa volta per visitare due attrazioni imperdibili: la Cloud Forest e la Flower Dome, i 28 dollari meglio spesi finora. La Cloud Forest è strepitosa specialmente dal punto di vista architettonico e vi consente anche di godere della vista sulla baia di Singapore.

Cloud Forest – Gardens By The Bay, Singapore
Cloud Forest – Gardens By The Bay, Singapore
Cloud Forest – Gardens By The Bay, Singapore
Cloud Forest – Gardens By The Bay, Singapore
Cloud Forest – Gardens By The Bay, Singapore
Flower Dome – Gardens By The Bay, Singapore
Flower Dome – Gardens By The Bay, Singapore

Dopo aver passeggiato ancora un po per questi splendidi giardini e aver cenato, mi sono diretta in hotel. L’indomani mattina avrei dovuto prendere il terzo volo in direzione Hanoi, Vietnam.

Questa piccola parte di viaggio si è conclusa in pochi giorni, ma è stata un’esperienza davvero intensa, da vivere almeno una volta nella vita! Cosa mi resta di questa città stato? beh, Singapore non ha una vera identità. E’ una città che, in alcune zone, sembra voler spingere al massimo il proprio sviluppo economico per poi rallentare in altri quartieri. Singapore è un miscuglio di etnie, colori, sapori, odori, religioni, filosofie di vita. Ogni quartiere sembra essere stato costruito come il miglior prefabbricato di sempre con il principale bisogno di ricostruire pezzi di mondo lontani da quella città stato. Ogni zona vive di vita propria e non sente il minimo bisogno di integrarsi con altre realtà. A dividere questi quartieri ci sono semplicemente delle strade a tre corsie dove sfrecciano auto, bus e motorini. E tu, turista, resti un po perplesso da questo mondo. “Qual’è la vera identità di Singapore?” mi sono chiesta dopo 1 ora che stavo camminando nel quartiere arabo. Non ho ancora una risposta a questa domanda. Probabilmente Singapore è la prima a non voler rispondere, è la prima a voler ricreare e consentire questa separazione etnica nei diversi quartieri, per poi annullarla nel Colonial District. Ed è esattamente questo quello che succede scendendo a Raffles Place o Bayfront. Le etnie non esistono più, le diverse spezie si fondono, le religioni pressoché scompaiono per dare spazio ad una cultura essenzialmente occidentale. E’ come se Singapore sentisse il bisogno di riportare in sè diversi stili di vita, a causa delle diverse etnie presenti in questo stato, per poi appiattirle e dimenticarle nella ricca zona di Marina Bay, dove tutto viene costruito come tentativo spasmodico di avvicinarsi al mondo occidentale.

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  3 comments for “Singapore in 3 giorni

  1. Drimer
    8 settembre 2019 alle 13:21

    Una bella avventura descritta con anima e cuore, il sudest asiatico rimane sempre nel cuore. Chi ha vissuto da quelle parti come residente lo sa.

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    • 9 settembre 2019 alle 9:40

      Grazie mille per il tuo commento. Spero che seguirai anche i miei prossimi articoli.

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