Vietnam in 11 giorni

Entro i 30 in Vietnam dovevi andare, e ora ci stai per arrivare.
Ridi, piangi, ti emozioni, è così che ragioni.
Ciao Vietnam, adesso sono sbarcata, pronta per iniziare la mia scalata.
Quante emozioni mi regalerai ancora non lo so, ma qualcosa io ti prometterò.
Porterò rispetto per la tua cultura, questa è una promessa che non fa paura.
Porterò alto il tuo nome, facendo memoria del tuo splendido colore.

Il mio arrivo in Vietnam non è stato poi così faticoso: arrivavo dalla vicina Singapore, distante circa 3 ore di aereo. Durante il tragitto Singapore-Hanoi mille immagini mi sono passate per la mente. Era da così tanto tempo che sognavo di toccare la terra vietnamita, da quel lontano 2016, quando la Thailandia mi ha fatto innamorare del Sud Est Asiatico. Il legame con questo popolo per me sembra ormai essere indissolubile, così, con due valige, uno zaino e tanta voglia d’avventura, sono uscita dall’aeroporto di Hanoi con la felicità che mi scorreva tra le dita.

Giorno 1 – Hanoi

Anche oggi piangi dall’emozione, guardando quei fili senza pudore.
Quanto mi sei mancata Asia mia, con la tua fantastica afa che mi porta via.
Clacson e motorini contromano ad Hanoi vecchia ti hanno condotta, e con il risciò girovagavi di fretta.
Per alcuni del tuo gruppo l’Asia era la prima esperienza, mentre tu la Thailandia portavi sulla coscienza.

Una volta salita sul mio taxi mi sono goduta il panorama ed, incredibilmente, le stesse emozioni che ho provato all’arrivo a Bangkok qualche anno prima, sono tornate a farsi sentire, a riempire il mio cuore di gioia e i miei occhi di lacrime di felicità. Di quella felicità che solo la potenza di un popolo e di un viaggio in solitaria possono regalare.

Ed eccoci qua, nel pieno centro di Hanoi, in un bell’hotel con i facchini che ti portano le valige in camera, con la vasca idromassaggio e con il bar in piscina. Tutto da quassù sembrava essere così convenzionale, al punto tale che decisi di indossare i miei sandali dorati, miei fedeli compagni di viaggio, di uscire dal mio hotel lussuoso e di fare una breve passeggiata: il relax poteva aspettare qualche minuto. Una volta scesa in strada, ho chiuso gli occhi e ho ascoltato quel caos tipico delle grandi città asiatiche, dato dai motorini che sfrecciano, spesso senza casco, dai clacson che strimpellano all’impazzata, dalla massa di gente che si sposta in modo così disordinato. E poi apri gli occhi e ti accorgi di non essere a Milano, ma Hanoi, in Vietnam, dove hai sempre sognato di andare e, d’un tratto, quei motorini con i loro clacson, non ti danno più fastidio perché in un qualche modo, qui, tutto questo caos funziona e diventa una delle caratteristiche più belle di questo pezzo di mondo. Su quei motorini i vietnamiti, così come i thailandesi, ci portano di tutto, dagli abiti alla frutta, dai mattoni alle persone. Si fermano di colpo e poi riprendono il loro tragitto, si schivano, si passano gli oggetti, fanno conversazione. Tutto su un motorino. E quando si è stanchi, beh, ci si siede su un piccolo sgabello lungo la strada a mangiare dei noodles o un po di riso, vicino alla signora che vende la frutta, o che disossa un pollo, in contrasto con qualsiasi norma igienica europea. E poco dopo svolti l’angolo, in queste vie molto strette dove i motorini sfrecciano all’impazzata, quasi come se si stessero inseguendo, e trovi centinaia di metri di negozi che vendono falsi, dalle scarpe all’abbigliamento.

E’ questo il mio impatto con il quartiere vecchio di Hanoi, nucleo di energia che si racchiude in qualche metro quadrato e che si disperde nelle zone periferiche: ora capisco quelli che considerano il centro storico il cuore pulsante di una città. Da qui tutto parte, prende forma, si carica di vita ed esplode. E quell’energia la senti sotto la pelle, ti scorre nelle vene, ne resti contagiato.

Quartiere Vecchio – Hanoi
Quartiere Vecchio – Hanoi

Poco distante dal Quartiere vecchio di Hanoi è presente il tempio Ngoc Son, dedicato ai confuciani e taoisti, che si erge al centro del Lago della Spada Restituita. L’accesso al tempio avviene tramite un ponte in legno rosso laccato (The Huc). La leggenda di questo Lago è unica: si narra, infatti, che nel 400 in Vietnam governava il re Le Thai To il quale decise di combattere, invano, contro i nemici cinesi. Così, un giorno, raccolse una spada donata dal Dio Kim Qui (Tartaruga dorata). Da quel giorno, il re Le Thai To iniziò a vincere contro la Dinastia dei Ming, ottenendo l’indipendenza del Vietnam dall’Impero Cinese. Dopo la guerra, mentre il re si stava esercitando con la spada, una tartaruga gli chiese di restituire quest’oggetto tanto prezioso. Una volta riottenuta la spada, però, la tartaruga si tuffò nel lago e non si fece più vedere. Dopo quell’episodio, nel 1883 Ba Kim, mandarino vietnamita del governo francese, decise di costruire una torre (oggi la Torre della tartaruga) nella quale posizionare la salma dei genitori morti. Durante la costruzione della torre, si narra che la tomba dei genitori cadde nel lago e, da allora, la comparsa delle tartarughe avviene solo in occasioni straordinarie.

Tempio Ngoc Son – Hanoi
Lago della Spada Restituita – Hanoi
Tempio Ngoc Son – Hanoi
Tempio Ngoc Son – Hanoi
Tempio Ngoc Son – Hanoi

Giorno 2 – Hanoi

In una pagoda ti sei ritrovata a pregare, per la tua mamma che volevi salutare.
Papà a questa religione ti ha istruito, così il tuo sapere hai arricchito.
Per Confucio prima di entrare ti sei specchiata, e l’anima l’hai purificata.
Da cavallo gli imperatori devono scendere, e ai laureati porgono le loro riverenze.
Più povera di Bangkok pensavi fosse, con i Vietcong ancora alle sommosse.
Le case costose non pensavi di trovare, e così hai iniziato a pensare.
Traffico, smog, casino ovunque, tu camminavi sulle punte.

La seconda giornata vietnamita inizia con la visita del Tempio della Letteratura, dedicato a Confucio ed edificato nel 1070 per volere dell’imperatore Lý Thánh Tông, Dal 1076 al 1802 questo tempio è stato utilizzato come sede della prima università del Vietnam, finché l’imperatore Gia Long decise di trasferire l’Università Nazionale a Hue. Questo tempio rappresenta i 3 mondi e, la tradizione vuole che, prima di entrare nella zona degli imperatori, ci si debba specchiare sul lago presente nella prima parte del complesso al fine di purificare il proprio comportamento. Agli imperatori, invece, veniva richiesto di scendere da cavallo per entrare nel tempio, come segno di rispetto verso la cultura. In questo tempio sono famose le lastre di pietra sostenute dalle tartarughe, dove sono incisi i nomi dei contadini laureati, simbolo di riconoscenza e incitamento allo studio.

Tempio della Letteratura – Hanoi
Tempio della Letteratura – Hanoi
Tempio della Letteratura – Hanoi
Tempio della Letteratura – Hanoi

Il pomeriggio prosegue con la visita della Pagoda Tran Quoc, costruita nel VI secolo durante il regno dell’imperatore Lý Nam Đế, è la più antica della città. Tutte le pagode presenti in questo complesso sono rosse, simbolo di fortuna e prosperità. Qui il tempo sembra essersi fermato: al momento della mia visita erano in molti i vietnamiti che stavano pregando per le proprie madri. Qui ho ritrovato un piccolo angolo di pace dal caos del centro città e l’atmosfera di sacralità che si respira in questo luogo è unica, probabilmente anche grazie alla posizione della Pagoda: circondata dal lago, questo complesso appare come sospeso e la magia delle Pagode che si specchiano sull’acqua rendono l’atmosfera ancora più intima e preziosa.

Pagoda Tran Quoc – Hanoi
Pagoda Tran Quoc – Hanoi
Pagoda Tran Quoc – Hanoi
Pagoda Tran Quoc – Hanoi

La serata non poteva che concludersi con un giro in risciò: Hanoi anche di sera è indimenticabile. Il traffico caotico ed equilibrato non sembra volersi fermare, ma farsi cullare dal risciò ed essere circondati da profumi di cibo pronti per la cena non ha prezzo. Da qui la vista della città è unica, si sfreccia all’altezza dei motorini, rischiando quasi di rimanere soffocati da tanto smog. Ma la città è davvero unica!

Hanoi
Hanoi

Dopo una rilassante nuotata nella piscina dell’hotel, con vista sul centro di Hanoi, ho iniziato ad avere fame e così, al posto di ritornare nel caotico centro città, decisi di perdermi nella periferia di Hanoi fino a fermarmi nel ristorante Indochine per cenare. Anche la periferia di Hanoi regala emozioni uniche: qui il caos sembra essere scomparso, lasciando spazio solo al relax di una calda serata estiva da passare rigorosamente seduti su quei piccolissimi sgabelli alti 30 cm da terra.

Giorno 3 – Hanoi

Al mercato a fare la spesa sei andata, e la sfida di cucina l’hai accettata.
Involtini di riso, decorazioni e pesce fritto hai cucinato, è ora di degustarsi il palato.
Hanoi di sera sembra morire, forse perchè alle nove tutti vogliono dormire.
E’ già ora di lasciare la vecchia capitale tanto contesa, occhio che quella valigia pesa.
Domani si parte per un’altra meta, magari ti riserverà una sorpresa.
Di questa cultura sei innamorata, la semplicità scandisce la giornata.
E’ tutto sporco, le braccia si impigliano, e i tuoi capelli ti scompigliano.
Che ti aspetta da domani lo puoi solo immaginare, spegni la luce che la valigia sa ancora ruotare.

Il terzo giorno è dedicato alla cucina. Mi attedeva, infatti, una cooking class nella periferia di Hanoi. Così, mi sono recata al mercato con la signora che mi avrebbe insegnato a cucinare gli involtini vietnamiti e il pesce fritto e a decorare i piatti con la verdura.

Il mercato di Hanoi è molto simile a quello presente nelle vie centrali di questa città, ma immaginatevi di camminare in un piccolo quartiere caratterizzato da vie strette con ai lati solo banchi di frutta, verdura, carne o pesce. E scordatevi i mercati italiani, o comunque europei. Qui tutto avviene per terra, le signore si trovano sedute sul loro piccolissimo sgabello a disossare il pollo contenuto in una bacinella con dell’acqua. Per uno sguardo poco allenato, tutto questo potrebbe essere impressionante, non ci sono norme igieniche, frigoriferi per conservare il cibo, tutto è all’altezza dei cani che passeggiano lungo queste piccole viette. E così l’odore del sangue del pollo disossato si mischia a quello del pesce o alle spezie usate per cucinare le prelibatezze locali. Ma per chi è abituato ad avere a che fare con queste modalità di vendita del cibo, beh, tutto diventa una scoperta. Un frutto che non hai mai visto prima merita qualche spicciolo per essere assaggiato, impari a vista a pulire il pesce o la carne, ti fai coccolare da questi odori così forti che non scorderai mai per il resto della tua vita.

Una volta acquistato il riso, delle verdure, un pò di carne e il pesce, mi sono diretta nella casa della signora che mi avrebbe insegnato a cucinare. Non avevo mai partecipato ad una cooking class prima d’ora e farlo qui, in questa terra che amo, con del cibo così fresco è stato indimenticabile.

Involtini di riso e verdure, involtini di riso e carne, pesce fritto e pomodoro e carota da decorare. Questo era il menù. Niente di più facile ho pensato, ed invece anche solo la cottura della pastella degli involtini ha la sua tecnica. Alla fine ce l’ho fatta ed devo ammettere che il sapore di quel cibo non lo scorderò mai!!!

Una volta terminata la cooking class mi sono diretta al Museo dell’etnografia di Hanoi dove sono esposti 54 gruppi etnici vietnamiti ufficialmente riconosciuti. L’edificio del museo sorge all’interno di un parco dove è possibile visitare alcune delle abitazioni tipiche vietnamite.

Museo dell’etnografia – Hanoi
Museo dell’etnografia – Hanoi
Museo dell’etnografia – Hanoi
Museo dell’etnografia – Hanoi

Giorno 4 – Ninh binh

A Ninh Binh i templi hai visitato, anche se nessuno te l’ha ricordato.
Sulla tua amata bicicletta sei salita, e quanto ti sei divertita.
Il panorama su due ruote hai assaporato, e di certo non ti è bastato.
Le mondine con i piedi la barchetta remavano, per farti visitare un pezzo di Vietnam poco mondano.
A chi arriva prima hai giocato, ma alla grotta bollente ti hanno fregato.
Sotto la pioggia Stefano e Osvaldo hanno remato, e tra una foto e un video avete recuperato.
Al ritorno la prima della fila sei stata, e il paese all’ora di punta ti ha salutata.
Una pagoda nella roccia ti ha stupita, accarezzandoti l’anima sei salita.
Fino alla cima volevi arrivare, e lo spettacolo te lo sei andato a cercare.
Alla sera in piscina sei stata, per rilassare i muscoli dopo la biciclettata.

Il quarto giorno sono partita per Ninh Binh, a 93 Km da Hanoi. Qui ho preso la bicicletta e ho girovagato per il centro e la periferia di questa città. Il panorama è davvero bellissimo e poterselo godere sulla sella di una bicicletta non ha prezzo. Prima di partire per quest’esperienza ho attaccato sul manubrio della mia bici la GoPro per filmare gli attimi più rappresentativi di questo mondo rurale.

Tam Coc – Ninh Binh
Tam Coc – Ninh Binh
Tam Coc – Ninh Binh

La destinazione di questa pedalata era il molo di Thung Nham. Qui sono salita a bordo di una piccola barca a remi e mi sono divertita a sfidare gli altri del mio gruppo a chi arrivava primo. Navigare in queste acque, farsi cullare dall’acqua e ammirare il panorama è stato davvero bellissimo, anche se ad un tratto è arrivata la pioggia ad interferire con la nostra navigata. K-way permettendo, anche qui foto e video non sono mancati..e quando tutti pensavano fosse finita, le mondine ci hanno condotti dentro una grotta completamente buia, dove l’afa era asfissiante e mancava il respiro. Perfino qui dentro la statua del Buddha non poteva mancare.

Thung Nham – Ninh Binh
Thung Nham – Ninh Binh
Thung Nham – Ninh Binh

Una volta scesa dalla piccola barca a remi, mi sono condotta alla Bich Dong Pagoda, immersa nella natura e negli alberi verdi di Ninh Binh. La pagoda di Bich Dong fu costruita nel 1428 sotto il regno di Le Thai To e l’accesso avviene tramite un ponte di pietra sul lago di loto che conduce a uno spazio tranquillo e sacro nel mezzo di un’area montuosa. Il complesso è strutturato su tre piani con tre pagode costruite sul fianco della montagna, chiamate Ha Pagoda, Trung Pagoda e Thuong Pagoda. Quest’ultima consente di godere di una vista mozzafiato sul lago di Bich Dong e Ninh Binh.

Bich Dong Pagoda – Ninh Binh
Bich Dong Pagoda – Ninh Binh
Bich Dong Pagoda – Ninh Binh
Bich Dong Pagoda – Ninh Binh

E dopo tanto girovagare, è la volta dei Templi Dinh e Le a Hoa Lu, eretti nel X secolo nel cuore della foresta. E sono proprio le montagne che circondano questi templi che creano un’atmosfera magica. Il Tempio Dinh fu costruito in onore del re Dinh Tien Hoang, all’interno del quale si conserva proprio la statua dell’imperatore con i suoi tre figli. Il tempio Le, invece, è più piccolo rispetto a quello Dinh, anche se sono molto simili.

Templi Re Dinh e Le – Ninh Binh
Templi Re Dinh e Le – Ninh Binh
Templi Re Dinh e Le – Ninh Binh
Templi Re Dinh e Le – Ninh Binh

Giorno 5 – Ha Long Bay

Emozionandoti per questa esperienza la valigia hai raccolto, quando era già ora di raggiungere il porto.
Lungo la strada ti sei fermata, per spendere qualche soldo dalla madreperlata.
Sotto la pioggia ti sei imbarcata, e non immaginavi questa sfaticata.
650 scalini tutti da scoprire, e ancora non sembravano finire.
Altri 450 ti aspettavano all’orizzonte e tu volevi scalarli fino alla morte.
Il panorama da qui è mozzafiato, ci vorrebbe solo un gelato.
Di Halong Bay ti sei innamorata, sarà colpa della lunga navigata.
Il tramonto sui faraglioni non scorderai mai, per una volta l’UNESCO non è il FAI.

Arrivata a questo punto del viaggio, ormai mancavo dall’Italia da circa 10 giorni ed ero partita da Singapore con questo pensiero fisso: la Baia di Halong.

Fino a quel giorno, il sole mi aveva sempre accompagnata, ma un pò di sfortuna mi dovevo pur portare dall’Italia: il giorno tanto atteso era arrivato e il sole mi aveva abbandonata. “Bel tempo” in Thailandia lo definiscono e devo ammettere che la bellezza di questa Baia, anche con la pioggia, non si è fatta molto desiderare.

Mi sono imbarcata in questo battello con un piccolo trolley, ignara delle mille esperienze che mi stavano aspettando. Salvagente e via, a navigare nella Baia per raggiungere la nave che mi avrebbe ospitata.

Arrivata nella mia cabina, ancora non ci credevo così, dal terrazzino, anche se bagnato, mi sono goduta tutto lo spettacolo della navigazione. Da quella cabina, seduta su una piccola sedia, ho fatto un respiro così profondo, quasi a voler racchiudere in me quei momenti, quei panorami, quelle esperienze di viaggio. Ero finalmente arrivata nel punto del Vietnam dove avevo sempre sognato di arrivare, dopo 10 giorni di viaggio, alcuni totalmente in solitaria, a migliaia di chilometri da casa, con dei compagni di viaggio sconosciuti ma con cui ho condiviso momenti favolosi su questa nave. Abbiamo visto un angolo di mondo che solo chi ha ammirato questa Baia può comprendere fino in fondo.

Ero davvero soddisfatta, come quando qualcuno sa di avercela fatta, di essere arrivato fino a quel punto, con le proprie forze. Ero esattamente dove volevo essere e dove sognavo di essere, un pò come il giorno della laurea, quando, dopo tanto impegno, ti proclamando con la lode.

Durante questa navigata ho fatto davvero mille cose, ho camminato in una grotta, sono arrivata fino alla cima di una montagna con non so ancora quanti gradi (davvero tanti) per ammirare il panorama. Ero sfinita, accaldata, assetata, ma dopo aver scalato circa di 450 scalini mi sono voltata e ti ho vista, dall’alto. Ero sulla vetta e tu, timida, coperta da un velo di foschia, ti sei fatta ammirare. Ed eri così bella, unica, viva. Qualcuno di davvero importante ti ha dichiarata Patrimonio dell’Umanità, ma tu sei molto di più, sei uno spettacolo che non smette di stupire, alle 2 di pomeriggio come alle 7 di sera. Ti tingi di rosa al tramonto e fai sciogliere il cuore…tu meriti molto di più di far parte di un elenco, meriti di essere scoperta, ma non violata.

Su quella nave ho partecipato ad un altro corso di cucina, ho bevuto un cocktail con i miei compagni di viaggio attendendo lo spettacolo del tramonto. Le luci del giorno iniziavano a scendere, aveva smesso di piovere finalmente, così era possibile restare sul tetto della nave ad ammirarti sotto una veste nuova, quella della notte. Dopo cena sono andata nella mia cabina, ma non riuscivo a dormire. Un cantante disse “a casa ho un cuscino con la vista sui tuoi occhi”.

Baia di Halong
Baia di Halong
Baia di Halong
Baia di Halong
Baia di Halong
Baia di Halong
Baia di Halong

Giorno 6 – Ha Long Bay & Danang

Questo viaggio è come te l’eri immaginato, e te lo stai vivendo tutto d’un fiato.
Domani l’alba vedrai, dalla terrazza della tua cabina ti riposerai.
Alle 5 per l’alba ti sei voluta svegliare, e da allora hai iniziato a nuotare.
Il Sole all’orizzonte non si vedeva, e sotto la tettoia hai steso la tela.
Mille foto sei comunque riuscita a scattare, sotto il diluvio ti ci sei voluta tuffare.
Dall’alba al tramonto uno spettacolo rimane, anche se non hai mica visto le rane.
In aeroporto al check-in i chili pensavi di sforare, forse per il riso che ti hanno fatto mangiare.
Con il tuo grande gruppo in aeroporto hai cenato, e per una volta il vegetariano ti ha salvato.
Sul quarto aereo sei salita, e anche la Vietnam Airlines l’hai seguita.
Qui esce fumo dagli scompartimenti, occhio che ti viene male ai denti.

La mattina del mio sesto giorno in Vietnam inizia davvero presto, intorno alle 5 di mattina, per vedere l’alba. Pioveva davvero forte, avevo il viso, i vestiti, le scarpe completamente bagnati, ma tra una goccia di pioggia e l’altra ho visto tutta la tua bellezza. “Domani non si vedrà l’alba” mi avevano detto la sera prima. Vero, non era l’alba che tutti si sarebbero immaginati, ma ci hai provato a dare il meglio di te..e ci sei riuscita. Dopo qualche ora ho fatto il corso di thai chi e poi mi sono imbarcata per navigare tra le isolette e scoprire degli scorci dove la nave non poteva arrivare.

Quella mattina è passata davvero in fretta, nonostante la levataccia. Sarei rimasta su questa nave ancora un pò, ma era per me giunto il momento di scendere per scoprire le altre meraviglie vietnamite.

Una volta toccato terra ho visitato il villaggio delle marionette a Yen Duc, attività tipica della cultura rurale vietnamita.

Villaggio delle marionette a Yen Duc
Villaggio delle marionette a Yen Duc

Era ormai giunto il tempo di dirigermi verso il mio prossimo volo, il quarto, direzione Hoi An.

Girono 7 – Hoi An

A Danang sei atterrata, e la guida Tung non l’hai mollata.
Danang sembra surreale, ma non è detto che faccia male.
Il centro del Vietnam è tutto da scoprire, iniziamo a ricaricare le pile.
Due notti in riva al mare hai passato, per vedere le lanterne di un paese tanto ricercato.
A Hoi An Tung la bandiera ti ha dato, per recuperare Yan che vi aveva abbandonato.
A una capra in quell’anno ti hanno affidato, e tra le prese in giro di Giulio hai sbottato.
I souvenir dovevi aver finito di acquistare, così un vestito di seta ti sei fatta fare.
“Ma dove vai bellezza in bicicletta” hai cantato, passando per le risaie un serpente dicono di aver trovato.
Pediluvio e massaggio vi ha rigenerato, allargami un po la gonna che il riso mi ha gonfiato!
Un fuori programma avete inserito, con Tung che vi ha accompagnati fino alla cima divertito.
Da qui la vista ripaga la giornata, quell’escursione che ti ha dato una bella rinfrescata.
La città francese Tung vi ha sponsorizzato, dovevate capirlo che era un po abbagliato.
Alla sera lungo il mercato hai camminato, così i noodles cantanti hai videato.
Una buona cena in centro hai mangiato, e con i topolini il dolce hai assaporato.
Anche questa sera la valigia hai dovuto sistemare, ma i liquidi non sembrano importare.

L’indomani a Hoi An inizia con un’altra giornata di sole..devo ammettere che questo viaggio si stava facendo sempre più difficile per via del clima davvero caldo! Ma una biciclettata era davvero quello che ci voleva per scoprire la città dopo aver visto le attrazioni principali del luogo e per spingermi fino al villaggio di erbe aromatiche Tra Que, dove ho pranzato, con tanto di massaggio ai piedi!

Ed è proprio in questa città che mi sono fatta fare un vestito di seta, gonna e camicia che mi hanno confezionato in pochissime ore…altro ricordo di viaggio che porterò con me per sempre.

Tra Que – Hoi An
Tra Que – Hoi An

Hoi An è stata dichiarata Patrimonio dell’Unesco ed è davvero piccola ma graziosissima ed è una delle città che ho preferito di questo viaggio in Vietnam. Famosissimo in questa città è il ponte di legno del XVIII secolo con intagli elaborati, dove potrete passeggiare. Si sostiene che sia stato creato dai giapponesi e che servisse a Hoi An per raggiungere il quartiere cinese attraverso l’acqua.

Japanese Covered Bridge – Hoi An

Altra attrazione della città è la Pagoda Phuc Kien, nel cuore di una delle vie principali di Hoi An.

Pagoda Phuc Kien – Hoi An
Hoi An
Hoi An
Hoi An
Hoi An

Altro giro altra tappa..questa volta tocca all’imperdibile Golden Bridge, ponte pedonale situato nel cuore delle colline di Ba Na, inaugurato nel 2018. Il ponte è stato progettato per collegare la funivia ai giardini del resort aperto nel 1919 dai francesi e per fornire un’attrazione turistica aggiuntiva. Il ponte presenta due mani di pietra, altre circa 24 metri, poste a sorreggerlo, con un aspetto vecchio e usurato, affinché sembrino antiche.

Dopo averlo visitato posso finalmente smarcare anche questo dalla mia lista delle cose da vedere in Vietnam. Qualche scambio di foto con la mia compagna di viaggio preferita ed è già giunto il tempo di scendere da questo incanto, ma non prima di aver ammirato la bellezza di questo panorama mozzafiato. Da qui sembra di essere sul tetto del mondo ed è impressionante vedere quanto fitta è la vegetazione delle montagne vietnamite.

Golden Bridge
Golden Bridge
Golden Bridge
Golden Bridge

Di sera questa città non ha nulla da invidiare ad Hanoi. E’ davvero tranquilla e con un taxi potete raggiungere velocemente il centro. Merita davvero una passeggiata. Io sono stata a cena in un ristorante in centro con alcuni dei miei compagni di viaggio e abbiamo mangiato davvero bene (topolino compreso!).

Hoi An
Hoi An

Giorno 8 – My Son site & Hue

La mattina la sveglia suona presto, il sito del My Son è complesso.
La sua storia tutti ha stregato, specialmente per le bombe che hanno scoppiato.
In direzione Hue siete partiti, e sulla collina delle nuvole siete saliti.
Qualche foto panoramica pretendi, anche le foto con Giulio e papà Stefano ti contendi.
Mangiauomini continuavi a pronunciare, e il tofu Mery ti ha obbligata a provare!
Grazie al cibo sempre vicine dovevate mangiare, il pollo è carne dovevate ricordare.
Quel giorno poco hai mangiato, così la forchetta hai rubato.
Lungo la spiaggia vi siete fermati, e i granchi con Giulio li hai bloccati.
Arrivati a Hue un massaggio volevi fare, ma il tempo ha fatto da contro altare.
Dopo cena una passeggiata in centro hai tentato, con Mery e Giulio avresti ballato.
Divertimenti semplici, seggiolini per mangiare, è questo il modo di volare.

La mattina del mio ottavo giorno vietnamita inizia davvero presto, direzione Hue per visitare il sito del My Son (la bella montagna). Il My Son è il principale centro archeologico cham del Vietnam centrale, nonchè Patrimonio UNESCO. E’ composto da 70 edifici costruiti tra il 4° e 13 secolo e racconta la civiltà di Khmer.

My Son – Huè
My Son – Huè
My Son – Huè
My Son – Huè

La giornata si conclude con una breve sosta sul “colle delle nuvole” dal quale è possibile ammirare il panorama dall’alto.

Colle delle Nuvole – Huè

Giorno 9 – Hue

Quasi all’alba la zona imperiale di Hue avete visitato, per fortuna oggi Giulio non ha fiato!
Un caffè migliore ti ha salvata, pronta per un’altra biciclettata.
Il secondo fuori programma hai visitato, e quelli che facevano le foto hai sgridato.
Il quinto volo ti sta aspettando, ma non prima di avere pianto.
Occhi tristi per salutare una guida autentica, il Nord del Vietnam sarà la tua prossima partenza.
In aeroporto con il tuo gruppo queste righe hai condiviso, certo che due amici conosciuto!
Giulio ogni giorno ti faceva penare, come se non bastasse il caldo a farti sudare!
La nuova guida a Saigon pensavate di aver sbagliato, “nessuno sarà mai come Tung” avete pensato.

La mattina inizia con la visita alla cittadella imperiale di Hue, antica capitale del Vietnam, costruita all’inizio del 1800. All’esterno del complesso si trova la Cittadella, mentre all’interno è presente la Città imperiale vera e propria, con un muro perimetrale lungo complessivamente circa 2,5 chilometri.

Città imperiale – Hue
Città imperiale – Hue
Città imperiale – Hue
Città imperiale – Hue

Nel pomeriggio altre pagode siamo andati a visitare per attendere il volo che da Danang mi avrebbe condotta ad Hoc Chi Minh.

La pagoda Thien Mu è costruita su sette piani e si trova sulla collina di Hà Khê. Ogni piano è dedicato ad un buddha e il tempio contiene una tartaruga in marmo, simbolo di longevità.

Pagoda Thien Mu – Hue
Pagoda Thien Mu – Hue

Il complesso contenente la Tomba Minh Mang, è stato costruito a partire dal 1840 durante il regno di Minh Mang e completato dall’imperatore Thieu Tri, si compone di circa 40 edifici.

Tomba Minh Mang – Hue
Patio delle cerimonie, Tomba Minh Mang – Hue
Tomba Minh Mang – Hue
Tomba Minh Mang – Hue

La tomba imperiale di Khai Dinh è stata dichiarata la più maestosa tomba imperiale del Vietnam. Questa tomba è stata costruita su volontà dell’imperatore Khai Dinh ai piedi della montagna Chau Chu e gode di dettagli e decorazioni davvero elaborate.

Tomba Imperiale Khai Dinh – Hue
Tomba Imperiale Khai Dinh – Hue
Tomba Imperiale Khai Dinh – Hue

Anche questa giornata è giunta al termine, in direzione aeroporto di Danang per raggiungere Saigon.

Giorno 10 – Saigon

Il giorno dopo per il Mekong vi siete diretti, per due ore di strada ad aspettare i vecchi sonetti.
Nessun racconto appassionante, ti verranno gli occhi di diamante.
Ormai vicino alla tua nuova amica sei sempre stata, strano come la verdura leghi la vostra giornata.
In barca di nuovo sei salita, e la mattinata dalle foto è stata scandita.
Germana i mattoni questa volta non ha comprato, ma con il cocco avete sforato.
Vicino al Mekong in bicicletta Giulio hai sfidato, per far vincere Marc come una pazza hai guidato.
A pranzo un pesce intero fritto vi hanno portato, sotto il diluvio che non si è fermato.
Il K-Way più spesso pensavi di dover usare, e invece anche il tempo non si è fatto molto pregare.
Su un’altra barchetta con Stefano sei salita, e la paura dell’acqua l’hai sentita.
Di rientro al mercato vi siete fermati, “occhio allo zaino” vi hanno sgridati.
Alla sera in un bel ristorante vi hanno portato, degli involtini di pollo Mary sospettava di aver mangiato.
Dopo cena dalla terrazza vi siete affacciati, per guardare il panorama meravigliati.
Allora Saigon non è così male, neanche Milano lascia così interpretare.
Dall’alto tutto si annulla, e la povertà non tumulta.
Buonanotte ragazzi, questi per alcuni di voi sono gli ultimi sprazzi.

La mattina a Saigon la sveglia suona prestissimo: il Delta del Mekong è distante 2 ore dalla città. Il Mekong è il fiume più lungo e importante dell’intera Indocina, nonchè il settimo fiume più lungo al mondo. Pensate che il Mekong nasce nell’altopiano del Tibet, attraversa la Cina, la Birmania, Thailandia, Laos, Cambogia e il Vietnam.

Per raggiungere Ben Tre, sul Mekong abbiamo attraversato una Saigon decisamente più caotica di Hanoi. Saigon è una città nella quale si respira ancora la difficoltà della guerra passata e il dolore provato sembra quasi voler essere scacciato via dal frastuono di motorini che sfrecciano a centinaia lungo queste strade, pressoché diritte e larghe. Anche qui, come ad Hanoi, sui motorini ci trasportano di tutto e i vietnamiti appaiono un tutt’uno con questo mezzo.

Una volta arrivata a Ben Tre sono salita su un’imbarcazione per fare una piccola crociera sul fiume Chet Say. Lungo il Mekong, a differenza di quanto pensavo, non ci sono solo distese di palme o banani, ma ci sono anche dei piccoli centri lavorativi dove producono mattoni, come quello di Phong Nam, o specialità vietnamite. In questa crociera ho acquistato prodotti locali, come il banano fritto, le caramelle di cocco e al mou, e una specie di cubetto di pop-corn dolce. Qui potrete trovare veramente di tutto e potrete anche assaggiare ogni prodotto prima di acquistarlo!

Dopo aver toccato terra, non potevo che chiudere questa bellissima esperienza con una biciclettata. Il caldo, esattamente come al nord del Vietnam, si faceva sentire, ma non c’è davvero modo migliore per esplorare la terra vietnamita.

Ben Tre – Delta del Mekong
Delta del Mekong
Delta del Mekong
Delta del Mekong

Una volta fatto ritorno a Saigon, altra tappa d’obbligo in città è il mercato del “falso”. Qui dovete stare davvero attenti ai furti ma potrete barattare il prezzo di qualsiasi cosa!

Saigon

Le città del Sud-Est asiatiche si assomigliano molto, almeno all’apparenza. In realtà, però, ognuna di loro ha delle caratteristiche che la contraddistingue dalle altre. A Saigon, per esempio, le influenze occidentali si sentono molto meno rispetto ad Hanoi, che risulta essere, invece, il centro economico del Vietnam. Saigon mantiene ancora forte il legame con il passato, non ha bisogno di apparire bella perchè la sua ricchezza è data dalla sua storia.

L’ultima sera qui in Vietnam, i miei soliti pensieri di viaggio sono tornati alla mente. Era da 10 giorni che ero in Vietnam, 15 che avevo lasciato l’Italia…ero ormai a 3/4 del mio viaggio e stavo per prendere il mio sesto aereo. Ancora una volta dovevo sistemare la valigia, separare i liquidi, cercare di recuperare i pochi vestiti che ormai erano rimasti puliti. Quella valigia si stava facendo davvero pesante e non solo per i souvenir che ho acquistato, ma per il bagaglio di esperienze che stavo costruendo.

Giorno 11 – Saigon – Cambogia

I tunnel della guerra siete andati a visitare, con Zung che solo al pensiero si sentiva male.
Le misure degli americani hanno studiato, costruendo per 20 anni i tunnel le spalle hanno ricordato.
Fino al terzo livello in pochi sono arrivati, ragazzi che bravi che siete stati.
Una farmacia hai finalmente trovato, benda e pomata per il tuo piede malandato.
I centesimi non avevano, così il resto in medicine ti hanno cambiato.
Di ritorno alle poste Zung vi ha portati, forse per ascoltare i malintenzionati.
Il museo della guerra siete andati a visitare, con le ragazze che sui carri armati si facevano fotografare.
Alla fine alcuni di voi il gruppo hanno abbandonato, per fare ritorno nel Paese tanto sognato.
In cinque siete rimasti, ma all’aeroporto ne avete recuperati altri.
Stefano a Siam Reap vi ha salutati, e Samy vi ha fatto da Bignami.
Anche questa volta la SIM sei riuscita a trovare, peccato che ad Angkor prende male.
In hotel avete cenato, con Sasha che la pizza ha ordinato.

L’ultimo giorno in Vietnam è stato, forse, uno dei più faticosi emotivamente. I Tunnel Cu Chi costruiti per la guerra in Vietnam tra gli anni ’60 ’70 mi hanno colpita molto, così come i racconti della mia guida che ha combattuto in Cambogia.

I vietnamiti sono dati davvero dei maestri nel costruire questi tunnel, su 3 livelli, con cucina, “dormitorio”, vie di fuga, pozzo per l’acqua. Ora capisco perchè i vietnamiti considerano il Mekong un fiume sacro: li ha aiutati a vincere la guerra.

Tunnel Cu Chi

Mai ci sarebbero passati gli americani da questo piccolo buco. Così i vietnamiti hanno costruito al millimetro l’accesso ai propri tunnel: erano davvero stretti: le spalle degli americani non riuscivano a passarci così restavano bloccati. E così, hanno costruito mille altri stratagemmi per ingannare il nemico e vincerlo, non con le armi, ma con l’intelligenza.

Tunnel Cu Chi
Tunnel Cu Chi

La giornata a Saigon prosegue con la visita dell’ufficio postale, della Cattedrale Notre-Dame. Poco distante sorge la Pagoda Ngoc Hoang, Pagoda taoista, costruita dalla comunità cinese nel 1909. 

La giornata si conclude con la visita al Museo dei Residuati Bellici, che racconta la storia della guerra in Vietnam. Un tempo questo museo era conosciuto come “Museo dei Crimini di Guerra Cinesi e Americani” e, negli anni, per motivi diplomatici, il nome del museo è stato cambiato. Molte delle immagini esposte in questo museo riproducono le azioni commesse dagli americani relative alle torture procurate in tempo di guerra.

Pagoda Ngoc Hoang – Saigon
Museo dei Residuati Bellici – Saigon
Museo dei Residuati Bellici – Saigon
Museo dei Residuati Bellici – Saigon
Museo dei Residuati Bellici – Saigon
Museo dei Residuati Bellici – Saigon

Ed è così che si conclude questo viaggio in Vietnam, carica di emozioni per le immagini di guerra e un pò triste per aver terminato questa bellissima esperienza. Io non ho fatto ritorno in Italia, ma dall’aeroporto di Saigon mi sono diretta in Cambogia, pronta per iniziare un’altra avventura.

Il viaggio in Vietnam è stato diverso da come me lo immaginavo. Pensavo fosse più simile a quello vissuto in Thailandia, carico di spiritualità. Qui, invece, c’è stato un mix tra la spiritualità ritrovata nei templi, la rincorsa al progresso, rappresentato da Hanoi, la natura e la foresta vietnamita, unica nel suo genere, folta, viva, gli occhi delle persone che vivono una vita semplice, fatta di quotidianità, e di un amore immenso per la propria terra.

Navigazione articoli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: